Dal 2021 alla fine di ottobre 2025 la Campania ha installato impianti rinnovabili per 1.317 MW, raggiungendo con due mesi di anticipo l’obiettivo fissato dal decreto aree idonee per il quinquennio di 1.297 MW e portandosi a un terzo (33%) del target 2030 di 3.976 MW.
Il dato è stato riportato da Simona Brancaccio, direttrice generale dell’ufficio speciale “Valutazioni ambientali” della Regione Campania, nel corso di un workshop tenutosi a Napoli negli uffici della giunta.
La velocità con cui sono state ottenute queste installazioni è figlia di una macchina valutativa che in Campania funziona bene, al punto da rendere la regione un riferimento virtuoso (Il modello Campania per le autorizzazioni degli impianti a fonti rinnovabili).
Ad esempio, altri dati evidenziati nel corso dell’evento mostrano come rispetto all’obiettivo di installato Fer per il solo 2024 di 909 MW siano stati valutati favorevolmente lo scorso anno impianti per 993,07 MW, anche se è chiaro che, per diversi motivi, non tutti gli impianti autorizzati raggiungeranno la piena attività subito dopo aver ricevuto il via libera.
Inoltre, dal 2020 ad oggi sono stati autorizzati con Paur (Provvedimento autorizzativo unico regionale) impianti per una potenza di 1.148 MW (628 di eolico e 519 di fotovoltaico).
“Siamo riusciti a trasformare la percezione delle valutazioni ambientali da vincolo a opportunità”, ha spiegato Brancaccio. “In un contesto come quello attuale – ha aggiunto – in cui incombono sfide energetiche e ambientali urgenti, le valutazioni non possono essere un adempimento burocratico o un obbligo amministrativo, ma uno strumento di governance, un driver strategico”.
Brancaccio ha anche sollevato dubbi sugli “ultimi decreti” (dl 21 novembre 2025, n. 175 sulle aree idonee e d.lgs 26 novembre 2025, n. 178 correttivo al Testo unico rinnovabili), che non avrebbero dato un “indirizzo chiaro” e cozzerebbero con il “principio ormai acclarato della massima diffusione delle rinnovabili”, aggravando il rischio di “disincentivare investimenti sui nostri territori”.
Presente all’evento anche la presidente di Legambiente Campania, Mariateresa Imparato, che ha riconosciuto il buon lavoro portato avanti dalla regione. “Quelli che abbiamo visto sono numeri importanti e non banali, siamo contenti di raccontare quando su un territorio le cose funzionano”, ha detto. “Abbiamo chiesto alle altre regioni di copiare il modello campano”, ha aggiunto, pur riconoscendo che occorrerebbero “più risorse umane per mantenere queste performance”.
L’accelerazione delle rinnovabili in Campania è avvenuta anche grazie a un appropriato bilanciamento tra l’interesse pubblico che accompagna le installazioni Fer e la tutela paesaggistico-culturale. Tema analizzato nel corso del convegno da Wladimiro Troise Mangoni, professore ordinario di Diritto dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Milano Statale.
Il professore ha spiegato che negli ultimi tempi la giurisprudenza amministrativa fa apprezzare un’impostazione che condivide e cioè quella per la quale deve esistere proporzionalità tra gli interessi in gioco, una condizione che impedisce ad esempio che vengano imposti divieti assoluti alle installazioni rinnovabili senza giustificazione evidente.
L’esempio citato è quello della sentenza n. 8167 del Consiglio di Stato del 23 settembre 2022, che affrontava l’opposizione della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici ad alcuni aerogeneratori da installare in Molise che avrebbero interferito visivamente con un “sistema di croci votive e viarie”.
I giudici ribaltarono in quella sede l’approccio tradizionale che tendeva a considerare la tutela culturale come valore “prevalente” a prescindere: secondo il Consiglio di Stato, patrimonio culturale, ambiente ed energia diventavano tutti dotati di rilevanza costituzionale, senza una gerarchia predeterminata.
Da ciò, secondo Troise Mangoni, ne deriva un principio chiave: la Soprintendenza può tutelare il bene, ma non può farlo con strumenti che paralizzano automaticamente ogni trasformazione del territorio, soprattutto quando sono in gioco obiettivi di interesse pubblico come lo sviluppo delle rinnovabili. “La tutela ambientale è ormai trasversale – ha commentato il professore – e deve essere valutata quando si assume qualsiasi decisione”.




























