“La modernizzazione del sistema energetico passa per un mercato che deve rimanere liquido, equilibrato e protetto, ma richiede un salto di qualità tecnologico su reti e accumuli per non restare vittima della propria stessa rigidità”.
È, in sintesi, uno dei messaggi emersi dal breve intervento del professor Livio De Santoli, da poco più di quattro mesi componente del nuovo collegio di Arera, già Prorettore per la Sostenibilità alla Sapienza ed ex presidente del Coordinamento FREE, nel corso di Ecofuturo Festival 2026 di Roma.
De Santoli ha messo sul tavolo diversi spunti critici per chi opera nel settore energetico, concentrandosi soprattutto sulla necessità di una trasformazione strutturale del sistema elettrico, indispensabile per accogliere quote crescenti di impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Uno dei passaggi centrali riguarda l’evoluzione del mercato elettrico. Secondo De Santoli, il futuro dovrà basarsi su una maggiore integrazione tra prezzi zonali e prezzi dinamici. Per gli operatori questo significa, da un lato, riconoscere che l’elettrificazione dei consumi sarà il “perno principale” della transizione; dall’altro, legare sempre più strettamente i prezzi alla flessibilità della domanda.
Questo richiede un consumatore più attivo e responsabile, ma anche adeguatamente indirizzato. Ed è proprio questo, secondo De Santoli, uno degli aspetti ancora carenti.
Il rischio da evitare è che l’elettrificazione, se non accompagnata da strumenti di flessibilità, diventi essa stessa un elemento di rigidità. Da qui la necessità di superare quella che De Santoli ha definito, appunto, la “rigidità dell’elettrificazione”, per contenere sbalzi di prezzo eccessivi, in particolare nelle ore finali della giornata, quando la domanda cresce e la produzione fotovoltaica si riduce.
Un altro punto critico riguarda lo stato della rete italiana, che oggi non è ancora adeguata ad assorbire quote significative di rinnovabili senza modifiche sostanziali. Nel breve termine, per attenuare queste carenze strutturali, che andranno comunque progressivamente risolte, De Santoli ha sottolineato l’importanza di far procedere insieme la flessibilità dell’offerta e quella della domanda.
In questa prospettiva un ruolo determinante sarà svolto dai sistemi di accumulo, sia elettrici sia termici, necessari per evitare condizioni di forte instabilità del mercato.
Per spiegare l’urgenza di questo sviluppo, De Santoli ha richiamato il caso della Spagna, dove gli ingenti investimenti nelle rinnovabili non sono stati accompagnati da un adeguato potenziamento di reti e accumuli. Il risultato, ha osservato, è un “mercato elettrico più ballerino”, sebbene caratterizzato da prezzi dell’energia molto più bassi rispetto a quelli italiani (si veda il nostro approfondimento).
Per gli operatori interessati ai nuovi vettori energetici, De Santoli ha poi ricordato che Arera ha ricevuto un ruolo importante anche nella regolazione dell’idrogeno.
L’obiettivo futuro sarà utilizzare l’overgeneration da rinnovabili per produrre idrogeno verde tramite sistemi power-to-gas. De Santoli ha rimarcato che, sebbene i consumi legati all’idrogeno siano ancora “da inventare”, anche questa direzione è considerata dall’Autorità essenziale per dare maggiore equilibrio al mercato.
Nel suo intervento, il rappresentante di Arera ha toccato anche due temi rilevanti per chi sviluppa impianti.
Il primo riguarda gli impianti bloccati dagli iter autorizzativi. Secondo quanto ricordato da De Santoli, sono circa 1.700 le richieste per nuovi impianti rinnovabili attualmente ferme: “un problema che il sistema deve risolvere rapidamente se vuole garantire la modernizzazione del comparto”.
Il secondo tema riguarda le compensazioni e i benefici per i territori che ospitano impianti eolici e fotovoltaici. A tal proposito, De Santoli è stato interpellato su una proposta avanzata dagli organizzatori dell’evento di Roma e cioè di introdurre una riduzione del prezzo dell’elettricità, tramite una forma di consegna diretta dell’energia, simile a un PPA, per abitanti e imprese dei comuni che ospitano impianti rinnovabili utility scale.
L’ipotesi prevederebbe che cittadini e imprese locali possano pagare l’elettricità a un prezzo compreso tra 5 e 8 centesimi di euro per kWh. Per gli abitanti delle aree geotermiche, idroelettriche, solari ed eoliche, questa misura rappresenterebbe una forma di ricompensa e di sostegno alla permanenza in quei territori, anche per chi vi svolge attività imprenditoriali o agricole.
In concreto, si ipotizza che gli impianti Fer aggiudicatari di aste possano vendere energia allo stesso prezzo di aggiudicazione ai cittadini e alle imprese della zona, almeno per una quota pari al 20-30% dell’energia generata.
Per attuare un meccanismo di questo tipo servirebbe però una modifica normativa, che consenta di scorporare dai contratti per differenza, gestiti dal Gse, la quota di energia venduta direttamente a livello locale.
De Santoli ha definito la proposta, in linea di principio, “un’ottima idea” che meriterebbe però di essere sviluppata meglio. Ha tuttavia avvertito che il percorso normativo e regolatorio per renderla operativa non sarebbe affatto semplice.
Ai margini del suo intervento si è discusso anche di altre attività di regolazione che attendono l’Autorità per l’energia, come quella legata ai grandi consumatori di elettricità, ad esempio per i data center, e quella che dovrà disciplinare gli aspetti normativi collegati alla annunciata legge delega sul nucleare.



























