Passi avanti verso la produzione di turbine eoliche in Abruzzo

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Renexia ha avviato i colloqui con la Regione per lo stabilimento che dovrebbe sorgere nel porto di Ortona. Intanto il colosso europeo Vestas minaccia di spostare la produzione negli Usa.

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A che punto è la creazione della nuova società di Renexia per la produzione di turbine eoliche in Abruzzo?

Secondo quanto riferito dal direttore generale dell’azienda, Riccardo Toto, agli Stati Generali dell’Energia di Forza Italia, la società “si sta confrontando con l’Amministrazione regionale”, con l’obiettivo di cominciare i lavori entro il 2025. Intanto però il colosso danese Vestas apre alla possibilità di trasferire tutta o parte della sua produzione negli Stati Uniti.

Renexia, società italiana specializzata in rinnovabili, attiva anche nel fotovoltaico e nella mobilità sostenibile, ha firmato lo scorso anno un memorandum d’intesa con il ministero delle Imprese e del Made in Italy e la cinese MingYang Smart Energy, uno dei principali produttori al mondo di componentistica eolica, per costituire una “newco” specializzata nella produzione di turbine eoliche in Italia.

La localizzazione indicata è Ortona, nel porto cittadino. L’area prevista per l’impianto coprirà circa 40 ettari fronte mare. L’investimento stimato è di circa 500 milioni di euro e la fabbrica mira a creare circa 1.300 posti di lavoro permanenti. Contattata da QualEnergia.it, l’azienda non ha per ora voluto fornire ulteriori dettagli sul progetto, rimandando a quando ci saranno aggiornamenti più rilevanti.

Lo stabilimento sarà destinato anche alla produzione di componenti come basamenti in acciaio e torri. Il sito servirà principalmente i due grandi progetti offshore di Renexia: Med Wind (2,8 GW al largo della Sicilia) e un parco al largo del Maryland da 1,9 GW.

Vestas denuncia le criticità europee

Per una nuova azienda specializzata nella produzione di turbine eoliche che dovrebbe nascere a breve, c’è anche chi non esclude di lasciare presto l’Europa e spostare la produzione altrove. Stiamo parlando della danese Vestas, che possiede anche uno stabilimento produttivo in Italia, a Taranto.

In un’intervista rilasciata a Bloomberg News, il Ceo Henrik Andersen ha lanciato un avvertimento ai responsabili politici europei: senza strategie industriali più forti e coese, il Vecchio Continente potrebbe perdere il suo vantaggio competitivo nella produzione di energia dal vento a favore degli Stati Uniti.

“Se non proteggiamo e sosteniamo ciò che abbiamo costruito, aziende come la nostra finiranno per lasciare l’Europa”, è il messaggio.

Nonostante l’Ue detenga una leadership nella tecnologia eolica, il frammentato panorama normativo europeo, l’elevata inflazione, l’aumento dei tassi di interesse e i problemi nella catena di approvvigionamento creano costantemente ostacoli per aziende come Vestas. La concorrenza dei produttori di turbine cinesi contribuisce a tenere alta la pressione, sebbene alcuni degli accordi siglati in Europa siano oggetto di indagini per motivi di sicurezza nazionale.

Andersen sostiene che l’Ue abbia lasciato le aziende europee in una posizione di svantaggio a livello globale: “Per decenni abbiamo detto no a fusioni e aggregazioni in nome della concorrenza – ha affermato – ora è proprio questa frammentazione a rendere l’Europa non competitiva”.

Nonostante l’offensiva di Trump contro le politiche per le energie rinnovabili, il Ceo di Vestas ha riconosciuto che gli Usa finora sono stati capaci di perseguire una “strategia coerente a lungo termine”.

“Sarò un po’ audace a dirlo – ha spiegato – ma l’Europa dovrebbe guardare a ciò che hanno fatto gli Stati Uniti. Negli ultimi decenni, hanno costruito un livello di indipendenza energetica che ora consente loro di esportare energia in Europa. Non è successo dall’oggi al domani. Ci sono voluti due o tre decenni di politiche coerenti, ma dimostra che è possibile”.

Conferiamo l’audacia del Ceo, visto che forse l’esempio più calzante sarebbe stato la Cina e la sua evoluzione tecnologica-industriale nel comparto delle tecnologie green, a fronte di un notevole immobilismo europeo.

Va poi sottolineato che da quando Trump è tornato alla Casa Bianca la filiera eolica del Paese sta vivendo un periodo di grande incertezza. Il presidente Usa ha fatto approvare una legge, il “Big Beautiful Bill”, che ha sostanzialmente smantellato buona parte degli incentivi fiscali per le energie rinnovabili introdotti dall’Inflation Reduction Act della precedente amministrazione Biden.

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