Agrisolare, le critiche alla nuova norma pro Enel 3Sun

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Il nuovo avviso privilegia con priorità e massimali i moduli B o C del registro Enea, cioè di fatto solo quelli prodotti nello stabilimento di Catania dell'azienda.

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Il nuovo bando della Facility Parco Agrisolare riaccende una critica che negli ultimi mesi ha già attraversato Transizione 5.0, iperammortamento e Dl Bollette: il ricorso al registro Enea dei moduli “Made in EU ad alta efficienza” come criterio selettivo per l’accesso agli incentivi, scelta che di fatto favorisce una sola azienda, Enel 3Sun.

Nel bando pubblicato il 24 febbraio (789 milioni di euro, sportello dal 10 marzo al 9 aprile), sono infatti ammessi esclusivamente moduli iscritti al registro Enea nelle categorie A, B o C. Ma solo le categorie B e C beneficiano di un criterio di priorità nella procedura a sportello e di un massimale di spesa più elevato, pari a 1.500 €/kWp contro 1.000 €/kWp per i moduli A.

Poiché il contributo (dal 30% all’80%) si applica alla spesa riconosciuta, la scelta del modulo incide sia sulla probabilità di accesso ai fondi sia sull’importo ottenibile.

Consultando il registro Enea aggiornato, non risultano moduli attualmente iscritti in categoria B. In categoria C figurano invece, di fatto, soltanto i moduli prodotti nello stabilimento di Catania di 3Sun (controllata di Enel), dopo che la tedesca Meyer Burger ha cessato la produzione europea.

Di conseguenza, il vantaggio attribuito formalmente a “B e C” si traduce, nella realtà attuale del mercato, in un beneficio concentrato sulla sola categoria C e quindi sulla sola Enel 3Sun.

Il nodo dei costi

La scelta ha suscitato la reazione, tra i primi, di Nicola Baggio, CTO di FuturaSun, produttore italiano che assembla in patria moduli con celle extra-Ue, che in un intervento pubblico ha contestato il differenziale implicito nei massimali del bando.

Secondo Baggio, il governo avrebbe assunto un sovrapprezzo dei moduli con celle europee nell’ordine di 50 centesimi/Wp rispetto a moduli europei con celle non europee. Una stima che, a suo avviso, non troverebbe riscontro nei benchmark industriali.

Le analisi del Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems sui costi della produzione fotovoltaica in Europa indicano infatti differenziali nell’ordine di pochi centesimi/Wp, circa 5, per moduli con supply chain interamente europea rispetto a prodotti con celle importate.

Se un modulo europeo con celle non europee è oggi scambiato intorno a 0,25 €/Wp, un differenziale di 50 cent/Wp implicherebbe prezzi nell’ordine di 0,75 €/Wp per i moduli di categoria C. Secondo i critici, un livello difficilmente compatibile con i dati di mercato.

Va precisato che il massimale di 1.500 €/kWp riguarda l’intero investimento e non solo il modulo, ma resta aperta la questione se il divario del 50% rispetto alla categoria A sia proporzionato ai reali costi industriali.

Abbiamo chiesto al ministero dell’Agricoltura di chiarire quali presupposti tecnici ed economici abbiano motivato la scelta di privilegiare le categorie B e C nel bando Agrisolare e su quali analisi di costo si basi il differenziale di massimale previsto; restiamo in attesa di un riscontro.

Un favore ricorrente

Il bando Agrisolare non è poi un caso isolato. Già con Transizione 5.0, i moduli di categoria C avevano beneficiato di una maggiorazione del credito d’imposta.

Con l’iperammortamento 2026, nella versione definitiva della legge di Bilancio, sono stati esclusi i moduli di categoria A: l’agevolazione è rimasta riservata a B e C. Undici produttori europei hanno presentato un reclamo alle istituzioni Ue denunciando un possibile “monopolio di fatto”.

Anche nel Dl Bollette torna la norma pro-3Sun: la nuova misura di fuoriuscita volontaria dal Conto Energia con rifacimento integrale impone l’utilizzo esclusivo di moduli iscritti al registro Enea alle lettere B e C.

Si delinea così una linea normativa coerente che, in strumenti diversi, restringe progressivamente l’accesso ai benefici pubblici a queste due categorie che, come detto, allo stato attuale del registro coincidono sostanzialmente con i soli moduli fatti da Enel 3Sun a Catania.

Scelta politica e industriale

In un precedente articolo sull’iperammortamento avevamo sollevato un dubbio di fondo: è opportuno che una legge fiscale o un bando Pnrr individui indirettamente una specifica tecnologia e di fatto un singolo produttore come preferibile?

La classificazione del registro Enea si basa sull’efficienza di cella e non su quella di modulo. E l’analisi delle schede tecniche pubblicate mostrava che alcuni moduli di categoria A presentavano efficienze di modulo superiori a quelle dei moduli C.

La questione, dunque, non è solo industriale ma anche metodologica: si rischia di premiare una categoria tecnologica sulla base di un parametro che non coincide necessariamente con la prestazione reale dell’impianto.

Dal punto di vista politico, la scelta può essere letta come un tentativo di sostenere una filiera europea avanzata e uno stabilimento strategico come quello di Catania, con ricadute occupazionali rilevanti.

Potrebbe essere una scelta legittima, ma resta il nodo dell’equilibrio concorrenziale: se nel registro non risultano moduli B e la categoria C coincide con un unico produttore, il vantaggio attribuito a “B e C” assume un significato molto diverso.

Nel caso dell’Agrisolare, la partita riguarda 789 milioni di euro di risorse Pnrr da impegnare entro giugno 2026 e la priorità procedurale e il massimale maggiorato orienteranno verosimilmente la domanda verso i moduli Enel.

La domanda, ora, è se tale orientamento sia sostenuto da analisi tecniche aggiornate sui costi e sulle prestazioni, oppure rappresenti una scelta eminentemente politica e industriale su quale tecnologia (e quale produttore) sostenere. In questo caso sarebbe interessante capire da che considerazioni nasce: come detto, lo abbiamo chiesto al Masaf per il bando Agrisolare (come lo avevamo chiesto al Mef per l’iperammortamento) e attendiamo una risposta.

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