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Non c’è smart city senza smart mobility

Uno dei settori più promettenti per la transizione urbana verso la smart city è la mobilità, e quella condivisa è la vera protagonista: il veicolo non è più una proprietà, ma si trasforma in servizio, il cosiddetto Mobility as a Service o MaaS.

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In Italia sono sempre di più le città e le regioni che stanno sperimentando soluzioni per riconvertire la loro mobilità in un’ottica di smart cities.

Se da un lato l’aumento dei servizi e delle modalità di trasporto pubblico è qualcosa di positivo, dall’altro, l’utente deve districarsi tra svariate app, servizi e abbonamenti.

Anche per questo, si sta puntando sul Mobility as a Service (MaaS), un nuovo concetto di mobilità che permette ai cittadini di usufruire di diversi mezzi di trasporto pubblici e privati (bus, metro, treni, car sharing, scooter, bici, monopattini) attraverso un unico canale digitale, che li supporti dalla pianificazione del viaggio fino al pagamento, e che agevoli gli spostamenti soprattutto nei centri urbani.

A questo si aggiunge la possibilità non solo di pagare il singolo viaggio, ma di sottoscrivere un bundle (abbonamento) con un numero definito di viaggi.

Un pioniere del MaaS è Helsinki

In Europa, lo Stato che ha fatto più passi in avanti verso la mobilità come servizio è la Finlandia: dal 2010 sta sostenendo diversi progetti pilota in aree urbane e rurali, grazie alla legislazione favorevole.

La legge finlandese sui servizi di trasporto “Act of transport services” del 2018, richiede a tutti gli operatori di mobilità di rendere le informazioni sui loro servizi e la vendita dei biglietti, accessibili tramite app, rispettando un formato standard.

Inoltre, il Ministero dei Trasporti finlandese ha sostenuto la creazione di operatori MaaS, tra cui MaaS Global, che ha lanciato il MaaS nell’area metropolitana di Helsinki nel 2017, sviluppando l’app Whim. Nel primo anno di attività, questa applicazione è stata utilizzata dal 6% della popolazione di Helsinki (soprattutto tra i 18 e i 40 anni) e ha permesso di effettuare oltre 2 milioni di viaggi, principalmente con i mezzi pubblici.

I primi passi in Italia

Il Mobility as a Service for Italy è un’iniziativa prevista nel PNRR che finanzia tre progetti pilota nelle città metropolitane di Napoli, Milano e Roma.

Nei prossimi mesi saranno indetti altri due bandi, con ulteriori risorse, per estendere la sperimentazione ad altri comuni italiani.

Anche la Regione Veneto ha annunciato una sperimentazione di 6 mesi che integrerà gli spostamenti tra Verona e Venezia, per incentivare l’uso del trasporto pubblico, sia per l’utenza tradizionale che per quella turistica.

È previsto un biglietto unico integrato con cinque titoli di viaggio della durata di 24 ore, che consentiranno di utilizzare differenti mezzi di trasporto (navigazione, bus, treno a Venezia; bus, treno e bike sharing a Verona; e treno per il collegamento tra Venezia e Verona) con un unico biglietto.

Già nel 2019, la Regione Piemonte ha avviato il progetto strategico “BIPforMaaS”, coordinato dalla società 5T, con l’obiettivo di creare le basi per la diffusione di servizi MaaS dall’area urbana di Torino fino all’intero territorio regionale.

Questo progetto triennale, che si basa sul sistema BIP (bigliettazione elettronica in Piemonte), ha avviato diversi tavoli di lavoro con operatori del trasporto pubblico locale, della mobilità condivisa, del mondo MaaS (nazionali e internazionali) e con enti locali regionale, e nel corso del 2022 è previsto l’avvio di una sperimentazione che consentirà di testare sul campo il favor degli utenti.

Con Carlotta Gasparini, Business Analyst & Strategy, che si occupa di MaaS in 5T, società in-house specializzata nella smart mobility con sede a Torino, abbiamo affrontato la sua applicazione nei comuni italiani.

Dottoressa Gasparini, si dice che non c’è smart city senza una smart mobility. Cosa ne pensa di questa affermazione?

“Mi trova perfettamente d’accordo. I tempi sono ormai maturi, abbiamo le conoscenze e le competenze giuste per trasformare le nostre città in smart city, a partire dalla mobilità. La Mobility as a Service rappresenta solo un tassello della smart mobility, che è fondamentale perché promette di avvicinare i cittadini a soluzioni di trasporto più sostenibili e accessibili”.

Perché questo nuovo concetto di mobilità dovrebbe essere applicato?

“Piuttosto mi chiedo perché non debba essere applicato. Grazie alla rivoluzione del MaaS le amministrazioni pubbliche hanno la possibilità di portare sul loro territorio la mobilità on demand, come vuoi, quando vuoi. Questo significa che sempre più operatori di trasporto saranno interessati a operare sul territorio; la città diventerà più attrattiva e l’amministrazione avrà la possibilità di governare la rivoluzione MaaS attraverso la definizione di un quadro regolatorio che garantisca leale concorrenza all’interno di un modello di mercato aperto: aperto a tutti gli interessati ma con regole chiare, definite dall’amministrazione pubblica”.

Un comune che volesse adottare il MaaS deve avere dei requisiti particolari?

“Deve essere disposto a portare innovazione nel proprio territorio. L’innovazione porta cambiamento e il MaaS non sarà da meno. Inoltre, il Comune interessato dovrebbe essere disposto a comunicare e dialogare con i diversi soggetti che il MaaS coinvolge, per definire insieme un percorso da intraprendere”.

Quali passi deve seguire un Sindaco per applicare il MaaS nel proprio comune?

“Non esistono dei passi predefiniti e puntuali. Sicuramente l’amministrazione locale dovrà studiare attentamente il fenomeno MaaS che presenta al suo interno diversi topic da analizzare; ad esempio, quali modelli di ecosistema scegliere o quali modelli di business applicare. Favorire e agevolare il dialogo con gli stakeholder rappresenta un altro passo importante per una buona riuscita del MaaS. Last but not least, dovrà individuare la tipologia di MaaS migliore per il suo territorio e mettere in campo tutte le azioni necessarie”.

Che cosa si intende per modelli di ecosistema?

“Lo sviluppo delle piattaforme MaaS viaggia di pari passo con la capacità di costituire nuovi ecosistemi digitali della mobilità, nei quali operano tutti gli attori coinvolti. Appare quindi fondamentale individuare il modello di ecosistema che meglio risponde alle esigenze dell’amministrazione interessata a portare il MaaS sul proprio territorio”.

Potrebbe farci alcuni esempi?

“L’UITP, l’Associazione Internazionale del Traporto Pubblico, ha individuato quattro modelli. Ad esempio, nel modello MaaS Marketplace, il mercato è libero e aperto, in assenza di regole dettate dall’amministrazione pubblica. Qui si baserà sugli accordi tra operatori MaaS e operatori di trasporto; tuttavia, questo potrebbe portare a un mercato non inclusivo, perché non regolato ma lasciato agli operatori più forti sul mercato, con conseguente probabile non miglioramento del trasporto pubblico e della pianificazione della mobilità.

Poi nel modello MaaS Open Platform la pubblica amministrazione si pone come infrastruttura pubblica sulla quale gli attori del mercato possono costruire una soluzione MaaS, seguendo le regole definite dalla PA. In questo modo, si presenterebbe un mercato libero ma regolato, dove la leale concorrenza viene tutelata”.

E gli altri due modelli?

“Abbiamo poi il modello MaaS Public Transport in cui la piattaforma MaaS viene gestita dall’operatore di trasporto pubblico: il servizio di trasporto pubblico rimane un punto centrale dell’offerta, ma si corre il rischio che mancherebbe l’inclusione di altri servizi di trasporto, perdendo attrattività per l’utente e non rispondendo pienamente agli obiettivi della pubblica amministrazione.

Infine, con il modello Decentralised MaaS la condivisione dei servizi di mobilità è basata sull’utilizzo della blockchain, e tutti gli stakeholder lavorano attraverso una piattaforma di condivisione di dati e servizi decentralizzata. In ogni caso si tratta di un modello introdotto recentemente e richiede approfondimenti”.

Invece, quali sono i modelli di business da applicare?

“Il MaaS cambierà l’ecosistema di business della mobilità attraverso l’introduzione di nuovi servizi, nuovi attori e nuovi modelli di business. Si potrà quindi parlare di modelli di Business to Consumer, o B2C, Business to Governance, o B2G, Business to Business, o B2B, o addirittura quello che viene chiamato Business to X, ovvero un’offerta MaaS orientata a servizi collaterali, come l’acquisto di biglietti per un evento che comprendono il trasporto andata e ritorno”.

Esistono delle linee guida per sua applicazione?

“Insieme a TTS Italia, noi di 5T abbiamo coordinato la redazione delle prime “Linee guida per lo sviluppo del MaaS in Italia”, un documento (vedi in basso, ndr) nel quale vengono analizzati i più importanti aspetti del MaaS, che termina con 12 raccomandazioni a coloro che si vogliano affacciare al tema”.

Ci sono dei casi in cui il MaaS entra in contatto con efficienza energetica e rinnovabili?

“Facendo parte del mondo della smart mobility, l’utilizzo di risorse green e rinnovabili viene necessariamente coinvolta. Immagino ad esempio una piattaforma MaaS nella quale l’utente potrà ricevere punti premio per aver scelto spostamenti sostenibili, come la bici o, appunto, veicoli alimentati con energia rinnovabile. Va detto che in Italia, il numero di comuni che ha avviato almeno un progetto Smart Mobility è in continuo aumento: dal 22% nel 2018, al 60% nel 2020”.

Nonostante questo scenario positivo, quali sono gli ostacoli per l’applicazione del MaaS?

“Il MaaS porterà un grande cambiamento della mobilità, andando a rovesciare i paradigmi ai quali eravamo abituati. Nel corso degli anni ho avvertito, da parte di esperti del settore, reticenza riguardo al MaaS proprio in virtù di questo cambiamento. Ecco, credo che il segreto sia questo: crederci, avere fiducia nella rivoluzione che promette di portare, e favorire il suo sviluppo”.

Per approfondire:

Molto interessanti sono anche i documenti: “Reference Guide for Mobility as a Service in the Île de France Region” dell’Île de France Mobilités, e “MaaS Market Playbook” di MaaS Alliance, pubblicati entrambi nel 2021.

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