La Commissione europea ha selezionato 46 nuovi progetti strategici per l’estrazione, la trasformazione e il riciclo delle materie prime critiche, distribuiti in 16 Stati membri. Cinque iniziative riguardano l’Italia, con attenzione al recupero di materiali utilizzati nelle batterie, nel fotovoltaico e in altre filiere industriali.
È il risultato della seconda selezione prevista dal Critical Raw Materials Act (Crma), il regolamento europeo entrato in vigore nel 2024 per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza dalle importazioni, soprattutto dalla Cina.
Le 46 iniziative richiederanno investimenti stimati per circa 21,1 miliardi di euro. Nel dettaglio, otto progetti riguardano l’estrazione, undici la trasformazione, diciannove il riciclo e altri otto combinano diverse attività della filiera.
Le materie prime interessate comprendono litio, nichel, cobalto, manganese e grafite, fondamentali soprattutto per la produzione di batterie, oltre alle terre rare impiegate nei magneti permanenti utilizzati anche nelle turbine eoliche.
L’obiettivo è contribuire ai traguardi fissati dal Crma per il 2030: soddisfare attraverso capacità produttive europee almeno il 10% del fabbisogno annuo di estrazione, il 40% della trasformazione e il 25% del riciclo delle materie prime strategiche.
I nuovi progetti si aggiungono ai 60 selezionati nel 2025, di cui 47 nell’Ue e 13 in Paesi terzi, portando a 106 il numero complessivo delle iniziative riconosciute.
Il “titolo” di progetto strategico consente di beneficiare di procedure autorizzative accelerate, con tempi ordinari massimi di 27 mesi per l’estrazione e 15 mesi per trasformazione e riciclo, fatte salve le eccezioni previste dal regolamento. È previsto inoltre un sostegno nell’accesso ai finanziamenti, ma la selezione non comporta automaticamente l’assegnazione di risorse europee.
Secondo la Commissione, tra i progetti individuati lo scorso anno, 25 hanno già completato la valutazione di impatto ambientale e 17 hanno ottenuto l’autorizzazione alla costruzione.
I cinque progetti italiani
Tra le iniziative italiane riconosciute da Bruxelles figura 9PV-UP, promosso da 9-Tech in Veneto, dedicato al riciclo dei pannelli fotovoltaici a fine vita. Il progetto punta al recupero di materiali come alluminio, rame e silicio metallico, che possono essere reimmessi nei cicli produttivi.
Sempre in Veneto si trova Alkeemia PureGraph, sviluppato da Alkeemia spa, che prevede attività di trasformazione della grafite per ottenere materiali ad alta purezza destinati alla produzione di batterie.
In Piemonte, REW-ITA Green Hub, promosso da OMCD Tek Hub spa, riguarda il riciclo e il recupero di rame, cobalto e tungsteno, mentre in Toscana ReSuPLIR, di Italrecycling & Investment srl, combina lavorazione e riciclo per recuperare metalli del gruppo del platino, tra cui platino, iridio e rutenio, cioè materiali utilizzati in diverse applicazioni industriali ed energetiche, comprese alcune tecnologie per la produzione di idrogeno.
Completa l’elenco CRM4Defence, promosso da Leonardo S.p.a., un progetto che coinvolge Italia, Polonia, Francia e Regno Unito. L’iniziativa è orientata al recupero di alluminio, magnesio e titanio metallico, con particolare riferimento, in questo caso, alle esigenze dell’industria della difesa.
La decisione della Commissione è stata accolta positivamente dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha parlato di un risultato capace di rafforzare l’autonomia strategica del Paese.
Per il ministro, il riconoscimento europeo “conferma la leadership dell’industria italiana nel riciclo” e contribuisce allo sviluppo di filiere più sicure e sostenibili, fondamentali per la competitività del sistema produttivo.
Urso ha inoltre ricordato che altri quattro progetti italiani, tutti dedicati al riciclo, avevano già ottenuto il riconoscimento europeo nella prima selezione; salgono così a nove le iniziative italiane inserite nell’elenco dei progetti strategici del Crma.
Sardegna, il Governo punta al rilancio delle attività minerarie
L’annuncio europeo arriva all’indomani di un’altra iniziativa italiana sulle materie prime critiche. L’8 ottobre, infatti, Mase e Mimit hanno comunicato l’avvio di un confronto con la Regione Sardegna per rilanciare le attività di estrazione, trasformazione e recupero dei materiali.
Una delegazione dei due ministeri, accompagnata da tecnici dell’Ispra, ha visitato tre siti: Monteponi, Portovesme e Silius. A Monteponi, nell’Iglesiente, l’obiettivo è recuperare materiali dai depositi lasciati dalle precedenti attività estrattive.
A Portovesme, polo metallurgico ancora attivo, sono invece previsti progetti per il riciclo delle batterie al litio, il recupero di bismuto ad alta purezza e la valorizzazione dei residui minerari storici.
La miniera di Silius è infine interessata da interventi di adeguamento in vista della riapertura. Secondo i ministeri, il sito potrebbe arrivare a soddisfare da solo il 4% del fabbisogno europeo di fluorite, materia prima utilizzata in numerose lavorazioni industriali.
Il Governo ha richiamato inoltre il progetto URBES, finanziato dal Pnrr, che punta a valorizzare i circa 70 milioni di metri cubi di residui minerari stimati in Sardegna, recuperando ferro, piombo, zinco e terre rare.
Ci sono tuttavia alcune criticità segnalate dalle imprese del settore, soprattutto gli elevati costi energetici e le carenze delle infrastrutture logistiche, che penalizzano la competitività rispetto agli operatori extraeuropei.
I dubbi sulla strategia europea
Recentemente, però, diversi osservatori hanno espresso dubbi sulla capacità dell’Ue di raggiungere gli obiettivi al 2030 che riguardano le materie prime critiche.
In un’analisi pubblicata a luglio 2026, il think tank Bruegel aveva esaminato la prima tornata di 60 progetti tra europei ed esteri (senza quindi considerare le 46 nuove iniziative annunciate).
Secondo gli analisti, la selezione non rispondeva adeguatamente alle principali vulnerabilità delle filiere europee, risultando più orientata alla crescita prevista della domanda di alcuni minerali che alla riduzione della dipendenza dalle importazioni, in particolare dalla Cina.
Bruegel aveva inoltre individuato finanziamenti pubblici per appena 1,26 miliardi di euro destinati a 21 dei 60 progetti, sottolineando la necessità di strumenti finanziari dedicati, verifiche indipendenti delle capacità produttive dichiarate e accordi commerciali più efficaci con i Paesi fornitori (si pensi alla partnership siglata con la Groenlandia a settembre).
Criticità analoghe erano state evidenziate a febbraio dalla Corte dei conti europea, secondo cui la diversificazione degli approvvigionamenti non aveva ancora prodotto risultati tangibili, mentre i progressi nell’estrazione e nel riciclo rimanevano insufficienti.
La Corte aveva anche richiamato i tempi necessari per avviare nuove attività minerarie, generalmente compresi tra 10 e 15 anni (ma che possono arrivare a 20 o superarli). Secondo i revisori europei, molti progetti strategici rischiano quindi di non contribuire in maniera significativa alla sicurezza degli approvvigionamenti entro il 2030.
- La nuova lista Ue (pdf)




























