Nel 2025, anno dell’80º anniversario delle Nazioni Unite, sono ricorsi anche i dieci anni dell’Agenda 2030 e dell’Accordo di Parigi sul clima.
Siamo inoltre nel secondo anno dell’International Decade of Sciences for Sustainable Development (2024–2033), promosso dall’UNESCO: un’iniziativa che sottolinea l’urgenza di produrre e condividere conoscenze scientifiche per il cammino verso uno sviluppo sostenibile, riconosciuto dalle Nazioni Unite come unica strada per il futuro dell’umanità.
Oggi l’umanità si trova di fronte a un bivio epocale. E siamo in un mondo folle dove il presidente di una delle nazioni più importanti per la ricerca scientifica, Donald Trump, nega i fondamentali della scienza, con accanimento nei confronti delle scienze del sistema Terra, dalla climatologia all’ecologia.
Prosegue la visione dominante di una società globalizzata fondata su una crescita economica illimitata, materiale e quantitativa, mentre cresce la consapevolezza – basata sull’evidenze scientifiche – dei pesanti impatti ambientali e sociali di questo modello.
È un punto di svolta che non può più essere rimandato. Da tempo, gli scienziati che studiano le scienze del sistema Terra stanno avanzando in ricerche cruciali sullo stato di salute di questi sistemi.
Il loro obiettivo è capire se siano stati superati i limiti planetari (Planetary Boundaries), soglie critiche oltre le quali si innescano effetti potenzialmente gravi per l’intera umanità.
I confini planetari rappresentano, come dimostrato da numerose ricerche, il vero e proprio “sistema operativo” della Terra: un insieme di processi interconnessi che rendono possibile la vita e che devono restare entro limiti di sicurezza per proteggere l’umanità e la resilienza degli ecosistemi.
Gli scienziati li monitorano attraverso indicatori chiave, simili ai segni vitali in un check-up medico, per valutare lo stato di salute del Pianeta. I dati attuali mostrano un deterioramento sempre più rapido e un rischio crescente di cambiamenti irreversibili, inclusi possibili punti di non ritorno.
Come ribadito dal recente e fondamentale rapporto Planetary Health Check 2025 (link in basso), l’umanità sta oltrepassando i limiti di uno spazio operativo sicuro, aumentando il rischio di destabilizzazione del sistema Terra.
Dei nove limiti planetari individuati dalla comunità scientifica già nel 2009, sette risultano oggi superati e mostrano trend in continuo peggioramento (vedi grafico):
- cambiamento climatico
- integrità della biosfera
- trasformazione dell’uso del suolo
- uso dell’acqua dolce
- flussi biogeochimici (azoto e fosforo)
- nuove entità antropogeniche
- acidificazione degli oceani
Ai sette limiti planetari già superati, si aggiungono altri due ancora sotto osservazione: il carico di aerosol atmosferici e la riduzione dello strato di ozono; rappresentano vere e proprie spie rosse e ignorarle significa rischiare di compromettere le basi del nostro sistema vivente.
Particolarmente critico è il riscaldamento globale: evitare il superamento di +1,5 °C rispetto alla temperatura media preindustriale entro la fine del secolo è fondamentale.
Oltre questa soglia, i cambiamenti climatici diventeranno sempre più pericolosi e ingestibili. Ogni decimo di grado evitato può salvare vite umane, ecosistemi e mezzi di sussistenza.
Oltre 1,5 °C aumenta significativamente il rischio di superare punti di non ritorno con conseguenze irreversibili.
Ci troviamo pericolosamente vicini a soglie critiche. Non è il momento di arrendersi, ma più che mai quello di agire.
L’articolo è stato pubblicato sul n.4/2025 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo “Negare la scienza”.





























