Le rinnovabili non programmabili raggiungono il 15,2% della generazione elettrica italiana

Calano i consumi e accelera la decarbonizzazione, ma siamo troppo in ritardo se si guarda agli obiettivi 2030. La nuova analisi trimestrale del sistema energetico italiano dell’ENEA

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Forte balzo in avanti della produzione di energia elettrica da eolico e solare che segna un +24% nel primo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2018; in forte calo l’idroelettrico (-12%) e segno negativo anche per i consumi di energia (-3%) e le emissioni di anidride carbonica (-3%).

Questo lo scenario delineato dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata dall’ENEA, che evidenzia come nel primo trimestre 2019 le fonti rinnovabili non programmabili abbiano raggiunto il 15,2% della generazione elettrica, sfiorando il massimo storico del 15,4% del II trimestre 2016.

Complessivamente, spiega il resoconto dell’Enea, nel primo trimestre dell’anno i consumi di energia da fonti rinnovabili sono cresciuti del 5% e risultano in sensibile crescita anche i consumi di gas nella generazione elettrica (+10%) mentre le importazioni di energia elettrica sono crollate del 23%.

“Sul calo dei consumi e delle emissioni hanno inciso le temperature miti dell’inverno che hanno limitato l’utilizzo del riscaldamento; inoltre è diminuito l’utilizzo di prodotti petroliferi nei trasporti e più ancora nella petrolchimica e nella generazione elettrica”, sottolinea Francesco Gracceva, l’esperto ENEA che coordina l’analisi.

In evidenza anche il forte calo dei prezzi del gas naturale sui mercati internazionali (-20% rispetto al trimestre precedente), con stime di un’ulteriore discesa del 20% nel II trimestre fino a un prezzo vicino ai minimi decennali del 2016. “Il dato rilevante di questa fase del mercato globale è il forte disaccoppiamento fra i prezzi del gas e quelli del petrolio attualmente sotto tensione per gli eventi geopolitici. L’eventuale intensificarsi di elementi di crisi potrebbe ripercuotersi anche sui prezzi del gas”, spiega l’esperto.

La diminuzione dei prezzi del gas nel primo trimestre ha comportato vantaggi significativi per le imprese che hanno beneficiato in questo periodo di una riduzione dei prezzi dell’elettricità compresa tra il 3% e il 5% nelle diverse classi; nel II trimestre si stima una flessione ancora più marcata (11-15%) in grado di ricondurre i prezzi al di sotto dei valori di inizio 2018.

“Tuttavia i prezzi dell’elettricità per le imprese italiane – ad eccezione di quelle energivore – restano ben oltre la media dei principali Paesi Ue, nonostante il dimezzamento negli ultimi cinque anni del differenziale per le imprese con consumi più bassi”, osserva Gracceva. “All’opposto, si è fortemente ristretto fino quasi ad azzerarsi il differenziale positivo fra i prezzi pagati dalla media delle famiglie italiane e quelli della media delle famiglie Ue, sceso dal 15% del 2011 all’attuale 2% sulla spinta degli oneri di sistema”, aggiunge l’esperto.

La diminuzione dei prezzi per le imprese e il lieve miglioramento degli indicatori di decarbonizzazione e di sicurezza energetica hanno riportato in positivo l’indice sintetico ENEA ISPRED che misura la transizione energetica sulla base dell’andamento dei prezzi, delle emissioni di gas serra e della sicurezza del sistema energetico. Dopo un lungo trend negativo, nel primo trimestre 2019 l’indice ha segnato un +7% rispetto al stesso periodo 2018, ma non mancano segnali di crescenti criticità sul fronte sicurezza per il forte incremento nel sistema elettrico delle fonti intermittenti.

“Il duplice calo di consumi ed emissioni, anche se contenuto, segna una positiva inversione di tendenza per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, ma la distanza fra le emissioni stimate a inizio 2019 e quelle per centrare il target al 2030 resta vicina ai massimi dell’ultimo decennio” conclude Gracceva.

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