Nel cuore della transizione energetica italiana si apre una frattura sempre più evidente tra ciò che il mercato richiede e ciò che il sistema formativo riesce a offrire.
Da un lato gli studenti faticano a trovare percorsi realmente coerenti e continui, spesso dispersi tra proposte frammentate; dall’altro gli enti formatori devono reinventare i propri programmi per preparare professionisti subito operativi, capaci di inserirsi in un mercato che corre molto più veloce della disponibilità di competenze.
Dove sono i tecnici?
Durante la recente edizione di Job&Orienta a Verona è emerso che il fenomeno di mismatch tra domanda e offerta è particolarmente elevato proprio dove le imprese cercano competenze più specializzate.
Le aziende chiedono sempre più profili tecnico-scientifici e il caso delle ITS Academy è emblematico: nel 2025 le imprese richiederanno 120mila tecnici, contro gli 80mila dell’anno passato. Eppure oltre la metà di queste figure (57,3%) risulta irreperibile.
Il portale “Tutto ITS Academy” conferma un fabbisogno insoddisfatto di 67mila figure, con picchi preoccupanti nei comparti più strategici per la transizione “green”.
I profili in sostenibilità energetica nell’ambiente e nell’economia circolare risultano “introvabili” nel 94,2% dei casi; seguono quelli in efficienza energetica nei processi, negli impianti e nelle costruzioni, con un divario dell’87,7%.
La carenza riguarda anche laureati e diplomati. Per questi ultimi le maggiori difficoltà si concentrano negli indirizzi tecnici: costruzioni, ambiente e territorio (66,4%) e meccanica, meccatronica ed energia (65,8%).
Infine, un milione di profili IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) è attualmente difficile da reperire, soprattutto nei settori termoidraulico (67,1%) e riparazione veicoli (63,8%).
Ostacoli e sviluppi della transizione per imprese e allievi
In questo scenario è nata la Rubrica dedicata alla formazione energetica in Italia di QualEnergia.it con l’obiettivo di analizzare i fabbisogni reali delle imprese, raccontare le esperienze formative più efficaci e mettere in luce le competenze indispensabili per costruire una forza lavoro capace di sostenere la transizione energetica del Paese.
Tra i protagonisti del settore c’è Ampere Transition, start up fondata da un team proveniente dal Politecnico di Milano, che ha sviluppato Ampere Academy, la prima academy italiana sulla transizione energetica e sostenibile, proponendo una serie di corsi formativi, in diverse modalità, per rispondere alle esigenze di imprese ma anche di studenti e professionisti che vogliono specializzarsi. Abbiamo approfondito il tema con Alessio Nasca, cofondatore della start up.
Secondo lei, quali sono oggi le principali criticità che ostacolano la formazione di nuovi tecnici ed esperti nel settore energetico?

La formazione dedicata alla transizione energetica non è ancora percepita come urgente quanto dovrebbe, e questo genera un forte mismatch tra domanda e offerta. A ciò si aggiunge una significativa frammentazione dei percorsi: manca una proposta davvero ampia, diffusa e strutturata. Un altro nodo riguarda l’integrazione tra teoria e pratica: per un neolaureato o un professionista che vuole posizionarsi all’interno di queste filiere, la conoscenza teorica è fondamentale, ma deve essere subito affiancata dallo sviluppo di competenze pratiche e operative, attraverso casi reali, e project work. È necessario quindi rivedere l’impostazione dei contenuti formativi, cercando di dare strumenti e competenze subito spendibili. Inoltre, in questo contesto giocano un ruolo di rilievo anche le scuole e gli istituti tecnici in quanto sono i primi luoghi in cui si può fare formazione e rendere i giovani consapevoli di queste tematiche.
Le aziende avvertono un divario tra ciò che offre la formazione e ciò che serve realmente sul campo?
Sì, il divario esiste ed è evidente e lo riscontriamo quotidianamente nelle richieste che riceviamo. Da un lato assistiamo ad una domanda che potremmo definire quasi “orizzontale”, da parte di aziende che vogliono formare il proprio personale su temi legati alla transizione energetica e sostenibile, come ad esempio rinnovabili, mercato elettrico, efficienza energetica o strategie di decarbonizzazione e sostenibilità, al fine di comprenderne trend e opportunità. Dall’altro lato invece assistiamo a richieste molto più “verticali”, quasi al confine con la consulenza.
Può farci un esempio?
Di recente abbiamo ricevuto una richiesta per erogare formazione sulla gestione operativa nei data center. Parliamo di competenze estremamente specifiche, che oggi in Italia sono ancora agli albori. Le aziende cercano figure capaci di operare in questi contesti, ma i percorsi formativi disponibili sono ancora pochi, dimostrando ulteriormente il divario tra domanda e offerta di cui parlavamo prima.
Quali nuovi contenuti formativi servirebbero per diffondere davvero una preparazione alla transizione energetica?
Prima ancora dei contenuti, è importante chiarire il target: chi dobbiamo non solo formare, ma rendere consapevole. Come dicevo, bisogna cominciare dagli istituti scolastici (vedi a questo proposito il nostro articolo, ndr). Qualche anno fa il “cambiamento climatico” era un concetto astratto, mentre ora scuole, istituti tecnici e corsi di laurea offrono moduli che permettono di comprenderne le cause, le conseguenze e le possibili strategie di intervento. Un’altra leva è rendere questi temi più concreti per i giovani, mostrando come ogni azione che può sembrare “banale” nella nostra quotidianità accendere la luce, scegliere un mezzo di trasporto, acquistare un alimento che arriva da lontano, ha implicazioni ambientali, economiche e sociali. Proprio per questo, ci tengo a sottolineare che prima ancora della formazione vera e propria, servono conoscenza e consapevolezza di questi temi.
Come cambieranno le competenze richieste con l’espansione delle comunità energetiche?
Negli ultimi anni abbiamo registrato come il numero delle comunità energetiche in Italia stia crescendo, grazie ai progressi normativi e tecnologici. In questo contesto però diventa fondamentale avere profili in grado di progettarle, realizzarle, gestirle e amministrarle. Non è solo una sfida tecnologica, ma organizzativa. In questo contesto, anche i fornitori di piattaforme digitali per la gestione delle comunità energetiche avranno un ruolo decisivo.
E rispetto allo sviluppo dello storage?
Anche i sistemi di storage stanno assumendo un ruolo sempre più centrale, come abilitatori delle rinnovabili e di supporto al sistema elettrico. In questo contesto, la domanda aumenterà soprattutto per produttori, gestori, installatori e manutentori, figure con competenze tecniche spendibili immediatamente sul campo.
In che modo i vostri corsi 2026 cercano di colmare queste lacune?
Nell’offerta di Ampere Academy sono presenti numerosi corsi e percorsi formativi pensati per far sviluppare conoscenze e competenze necessarie per cogliere le opportunità offerte dalla transizione energetica e dalla sostenibilità. I corsi che noi proponiamo affrontano tematiche che spaziano dalle rinnovabili al mercato elettrico e ai sistemi di storage, dall’idrogeno alla mobilità elettrica e sostenibile, all’efficienza energetica, passando per economia circolare e sostenibilità.
Come si svolgono i corsi?
Per rendere la formazione accessibile a tutti abbiamo ideato due tipologie di offerta. La prima è quella che definiamo “offerta a catalogo” rivolta ad aziende e professionisti, pensata per far sviluppare conoscenze e competenze, da contenuti più semplici a contenuti più strategici e avanzati, su tutti i pillar della transizione energetica e sostenibile. In questo caso abbiamo diversi formati didattici, che spaziano dall’asincrono digitale, cioè video corsi, al sincrono digitale, ovvero webinar, e ibrido, con formazione online e in presenza. Invece, la seconda tipologia è quella che noi definiamo “offerta personalizzata” dedicata alle aziende, costruita su richieste specifiche e proposta in modo flessibile, sia in modalità digital, asincrona e sincrona, sia in modo tradizionale in presenza, anche presso la sede delle aziende stesse.
E per i profili “junior”?
Per i profili junior abbiamo sviluppato i percorsi professionalizzanti, ovvero dei format didattici con l’obiettivo di far acquisire competenze chiave nel mondo della sostenibilità e della transizione energetica con focus su un settore specifico. Si tratta di percorsi ibridi di 40 ore, articolati su due settimane dove la prima si svolge online e la seconda in presenza. Sono dunque dei percorsi pensati per chi vuole inserirsi o riposizionarsi all’interno delle filiere della transizione energetica e sostenibile.
Quali contenuti introdurrete per il 2026?
Stiamo lavorando su nuovi moduli dedicati ai profili “senior” e ampliando i nostri pillar tematici formativi. Nel 2026 prevediamo di inserire temi legati al mondo ESG e stiamo valutando anche contenuti su nucleare e data center, ambiti verso cui le aziende mostrano un interesse crescente.
Quali collaborazioni avete attivato con le aziende e quali opportunità generano per gli studenti?
Le imprese possono collaborare in diversi modi con Ampere Academy. Una prima possibilità riguarda la sponsorizzazione di borse di studio offerte per studenti o neolaureati, con la possibilità di attivare stage dopo la formazione da noi erogata; questo riguarda soprattutto i percorsi professionalizzanti. In alternativa, le aziende possono finanziare i nostri percorsi per neoassunti o profili junior interni, accelerandone la crescita.


























