Un impianto solare termico per un allevamento

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Circa 50.000 litri di acqua per il mangime di capi di bestiame: un’azienda del nord Italia ha scelto di investire in un impianto solare termico di 320 mq di superficie per coprire le necessità di 5.000 vitelli.

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Preparare il mangime per i vitelli sfruttando la disponibilità dell’energia del sole. Questa opportunità è stata data da un recente impianto solare termico progettato e realizzato dalla società Pleion a Ponte Alto, in provincia di Mantova, all’azienda Zooagri.

Acqua calda per i vitelli

In questo impianto i collettori solari termici hanno il compito di generare acqua calda a una temperatura di circa 65 °C che viene poi utilizzata per la preparazione dell’alimento dei vitelli da carne.

Il fabbisogno di acqua corrisponde a circa 5 litri a capo di bestiame, da erogare per 2 volte al giorno, alle 5 e alle 17. L’allevamento conta 5.000 capi e, perciò, consuma circa 25.000 litri (25 m3) di acqua per due volte al giorno.

Un altro aspetto fondamentale, sempre rilevante in impianti solari termici al servizio di processi industriali, è il collegamento con l’impianto energetico preesistente. In questo caso, il sistema solare termico opera su una linea di preriscaldamento che alimenta il bollitore già presente nello stabilimento che, a sua volta, viene riscaldato tramite caldaie convenzionali.

Permettendo all’impianto solare termico di funzionare in preriscaldamento, si consente un’operatività in un campo di temperature piuttosto contenute e ciò favorisce una buona efficienza dei collettori solari. Il rendimento di un impianto solare termico, infatti, è inversamente proporzionale alla temperatura richiesta in uscita dai collettori.

Collettori con tubi sottovuoto

L’impianto, che fa parte di una serie di interventi di efficientamento che interessano una dozzina di allevamenti di bovini appartenenti a società del gruppo Zoogamma, include 72 collettori X-RAY 21R della Pleion per una superficie totale pari a 320,4 mq.

Sono collettori solari ad alta efficienza per la produzione di acqua calda sanitaria, integrazione al riscaldamento e produzione di acqua di processo. Sono costituiti da 21 tubi sottovuoto con un diametro esterno di 58 mm e realizzati in vetro borosilicato a doppia parete.

Ogni collettore occupa una superficie lorda di circa 4,45 mq e ha un peso a vuoto di 73 kg. Il contenuto di liquido è 3,75 litri e la pressione massima di esercizio raggiunge i 10 bar. La portata consigliata in ogni collettore è di 3,15 litri/minuto e la potenza di picco è 2.710 W termici, con un rendimento massimo che sfiora il 61%.

Visti gli elevati volumi idrici in gioco, l’impianto solare è equipaggiato con una batteria di 6 serbatoi collegati ai collettori, ognuno dei quali ha un volume di accumulo pari a 3.000 litri (3 mc). La funzione di questi serbatoi è quella di disaccoppiare la produzione di acqua calda dai collettori solari, legata all’entità della radiazione disponibile, dalla richiesta proveniente dallo stabilimento industriale che, come accennato, è legata a orari ben precisi.

Dal punto di vista idraulico il campo solare è suddiviso in 2 circuiti uguali e i circuiti solari sono stati realizzati interamente con tubazioni in acciaio INOX ferritico 1.4520.

Grande è bello e… più economico

Gli impianti solari termici di grande taglia hanno un costo specifico, vale a dire un costo di installazione per ogni metro quadrato di collettore, molto più contenuto rispetto ai piccoli impianti a uso residenziale per la produzione dell’acqua calda sanitaria.

Ciò è dovuto principalmente a due fattori: il primo è senza dubbio l’effetto scala per il quale ordinando un maggior numero di collettori sul mercato si ottiene un prezzo di fornitura più basso.

Il secondo elemento è legato al fatto che alcuni elementi dell’impianto sono centralizzati e, quindi, il loro costo totale viene spalmato su tutta la superficie dell’impianto di media o grande taglia. Parliamo, ad esempio, dei serbatoi di accumulo, delle pompe di circolazione e di tutti quei componenti necessari alla sicurezza del sistema, come valvole o vasi di espansione.

Coprire l’investimento con il Conto Termico

L’esempio di Zooagri è senza dubbio replicabile in altre realtà industriali italiane, anche grazie alla prospettiva dal sistema di incentivazione del Conto Termico 3.0.

Questo schema può garantire un supporto all’investimento, che può raggiungere anche il 65% dei massimali calcolati in base ad alcune caratteristiche dell’impianto come la producibilità, la superficie solare lorda e i coefficienti di valorizzazione dell’energia termica prodotta, come dettagliato nei documenti messi a disposizione dal Gse, soggetto gestore del meccanismo (vedi “Conto Termico 3.0, il testo è in Gazzetta“).

Dal punto di vista dell’installazione, le regole applicative del Gse specificano che l’intervento deve essere realizzato su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari esistenti (di qualsiasi categoria catastale, tranne F), dotati di impianto di climatizzazione invernale, sulle loro pertinenze, su serra o relative pertinenze.

Per quanto riguarda la taglia dei sistemi incentivabili, l’impianto deve avere una superficie solare lorda inferiore o uguale a 2.500 mq.

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