Non a tutti piace l’operazione con cui Ferrovie dello Stato ha lanciato a luglio la controllata FS Energy.
A scriverlo nero su bianco in un’interrogazione alla Camera è il pentastellato Enrico Cappelletti, che chiede chiarimenti ai titolari di Mef e Mase sulla natura e sulle strategie della nuova società.
FS Energy è stata creata per guidare lo sviluppo delle attività energetiche in tutte le società del Gruppo FS, con l’obiettivo di installare 1,1 GW di potenza rinnovabile (per una produzione di circa 1,5 TWh) entro il 2029, pari al 19% di tutti i consumi del gruppo ferroviario, e di circa 2 GW (3 TWh in caso di FV) entro il 2034, ovvero il 40% dei consumi complessivi.
Si punta a centrare il target attraverso la creazione di impianti propri, l’acquisizione da terzi, la stipula di Ppa e la realizzazione in co-sviluppo dei siti. A ciò si aggiungono diagnosi energetiche e interventi di efficientamento su infrastrutture e immobili di Ferrovie.
“Si tratta di un obiettivo considerevole e abbastanza poderoso – secondo Cappelletti – considerando l’emergenza in cui versa il Gruppo FS; sarebbe un impegno simile a quello delle maggiori utility energetiche del Paese, dunque con un importante impatto sul mercato di riferimento”.
L’atto ispettivo mette nel mirino un bando di gara FS per la ricerca di partner privati che dovranno realizzare impianti fotovoltaici, con taglie che raggiungono i 70 MW, “anche su aree agricole di pregio, ben oltre il concetto di autoconsumo locale”, secondo Cappelletti.
Inoltre, “da quanto si apprende da dichiarazioni pubbliche degli amministratori della predetta società, si vorrebbero al contempo trasferire ai soci privati le semplificazioni e le agevolazioni riconosciute al Gruppo FS”.
L’interrogante chiede dunque ai due ministri se siano a conoscenza di quanto stia avvenendo e se su FS Energy ci sia stata una preventiva consultazione dell’Autorità di regolazione dei Trasporti, di Arera, dell’Agcm e della Commissione europea.
Inoltre, se Giorgetti e Pichetto Fratin non ritengano che, in un’ottica di maggior proporzionalità, debba essere limitata l’eventuale realizzazione di rinnovabili da parte del Gruppo FS a piccoli impianti solari per autoconsumo individuale e collettivo, optando per superfici di edifici o aree idonee come quelle industriali.
Su quest’ultimo punto il recente decreto-legge n. 175 approvato in Consiglio dei ministri considera aree idonee i siti e gli impianti nelle disponibilità del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie, nonché delle società concessionarie autostradali.
A settembre, si ricorda, la federazione italiana trasporti Fit-Cisl aveva commentato positivamente la nascita di FS Energy in ottica di riduzione dei consumi del Gruppo e transizione, chiedendo però maggiore chiarezza sul piano industriale.
“Non possiamo sottacere il rammarico per le scelte discordanti adottate dall’azienda”, spiega il segretario generale Salvatore Pellecchia. “Non possiamo dimenticare, infatti, che nel 2015 FS ha ceduto a Terna circa 8.400 km di rete elettrica, privandosi di un asset strategico tanto ieri quanto oggi”.
La Fit-Cisl, dunque, “vigilerà affinché la gestione dell’energia, strategica per un’azienda energivora, diventi davvero un terreno di autonomia e innovazione, nell’interesse delle lavoratrici, dei lavoratori e di un sistema di trasporti sostenibile ed efficiente per il Paese”.
Intervenendo alla recente Cop30 in Brasile, l’amministratore delegato di Trenitalia (Gruppo FS), Gianpiero Strisciuglio, ha spiegato che FS Energy costituisce “una delle chiavi di sviluppo del Piano strategico 2025-2029 e nasce con l’obiettivo di occuparsi dell’acquisto e della produzione di energia da fonti rinnovabili. Un’operazione rilevante che unisce il settore energetico e ferroviario permettendo di contribuire concretamente nell’economia dell’intero sistema Paese. In Italia la rete è elettrificata per più dell’80%, percentuale in crescita anche grazie a una serie di progettualità realizzate con fondi Pnrr”.
- L’interrogazione M5S (pdf)
Il fotovoltaico a Foggia e il Ppa con Edison
In attesa della risposta all’interrogazione M5S, FS Energy ha già annunciato alcune operazioni.
È del 12 novembre scorso, ad esempio, la notizia di un nuovo impianto fotovoltaico da 3 MW e 6.600 pannelli a Foggia, connesso a una sottostazione elettrica ferroviaria che è in grado di trasformare e convertire l’alta tensione in una forma adatta ad alimentare gli azionamenti e i motori dei treni.
Grazie all’esperienza di Italferr nella progettazione digitale e nell’uso del “building information modeling” (Bim), si legge in una nota, è stato possibile ottimizzare ogni fase del processo, ridurre tempi e rischi operativi, puntare a una migliore integrazione paesaggistica e minimizzare l’impatto ambientale.
Nell’impianto foggiano sono stati già prodotti 1,5 GWh, corrispondenti a circa 75.000 km/treno (equivalenti a 80 viaggi tra Lecce e Milano). In Puglia, fa sapere FS, è inoltre prevista la realizzazione di altri impianti fotovoltaici.
Del 12 novembre anche l’annuncio di un Ppa decennale sottoscritto tra Edison ed FS Energy per la fornitura di 450 GWh generati da impianti eolici situati in Sicilia e in Abruzzo.
L’energia assicurata dal contratto sarà destinata interamente all’infrastruttura ferroviaria gestita da Rfi.
L’aggiudicazione di questo Ppa fa seguito a un contratto di fornitura da 100 GWh elettrici sottoscritto a giugno 2024 tra le due aziende, a copertura del fabbisogno energetico di uffici, locali tecnologici, stazioni e altri impianti fissi in tutta Italia.



























