I forti ritardi italiani nell’efficientamento energetico degli edifici

Solo il 2,6% della popolazione vive in immobili che sono stati riqualificati dal punto di vista energetico nei cinque anni precedenti. Le valutazioni crititiche della Corte dei Conti europea sul superbonus.

ADV
image_pdfimage_print

L’Italia continua ad accumulare ritardi nell’attuazione delle politiche di efficienza energetica, soprattutto nel confronto con gli altri paesi dell’Unione europea.

L’ultima conferma in ordine di tempo arriva dai dati Eurostat pubblicati il 14 luglio: l’Italia è all’ultimo posto tra i 27 Stati membri quanto alla percentuale della popolazione che vive in immobili residenziali la cui efficienza energetica è stata migliorata nei cinque anni precedenti.

La media Ue si attesta al 23,9% nel 2025, mentre il nostro Paese è lontanissimo: appena il 2,6% delle persone abita in case riqualificate dal punto di vista energetico negli ultimi 5 anni, dietro anche a Malta (7,8%) e Grecia (9,5%).

Le percentuali più alte si registrano invece nei Paesi Bassi e in Danimarca, rispettivamente 60,5% e 34%, seguite da Francia e Slovenia entrambe al 33%.

Come spiega una nota di Eurostat, l’analisi ha considerato tutte le misure che incidono sulle prestazioni energetiche delle abitazioni, tra cui in particolare: isolamento termico di pareti esterne, tetti/coperture e pavimenti, sostituzione degli infissi, installazione di impianti di riscaldamento più efficienti.

Nemmeno il Superbonus quindi sembra aver contribuito in modo rilevante a colmare i ritardi italiani. Dal rapporto annuale sull’efficienza energtica dell’Enea, emerge che al 31 dicembre 2025 la maxi detrazione fiscale ha interessato poco più di 500mila edifici, pari a circa il 4% del patrimonio immobiliare residenziale italiano, che in totale conta circa 12,2 milioni di edifici secondo le rilevazioni Istat.

Il dato non è confrontabile direttamente con le statistiche Eurostat che, come detto, fanno riferimento alla percentuale di popolazione che vive in immobili riqualificati sotto il profilo energetico.

Inoltre, la stessa Corte dei Conti europea, in una relazione pubblicata il 7 luglio sull’uso dei fondi Pnrr per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni, ritiene che il Superbonus “non sia in linea con i princìpi della sana gestione finanziaria“. La detrazione del 110%, si legge nel documento, “è di gran lunga la misura più costosa e meno efficace sotto il profilo dei costi mirata all’efficienza energetica degli edifici residenziali, in quanto richiede quasi 10 euro per risparmiare 1 kWh”.

Si cita anche la relazione della Corte dei Conti italiana nel 2024, secondo cui oltre un terzo (27%) dei progetti incentivati dal Superbonus avrebbe potuto essere realizzato in assenza di finanziamenti pubblici mirati.

Prime valutazioni sui Piani nazionali di ristrutturazione edilizia

Intanto la Commissione europea ha pubblicato, sempre il 14 luglio, la prima valutazione sui Piani nazionali di ristrutturazione edilizia previsti dalla direttiva “Case Green” 2024/1275 (Energy Performance of Buildings Directive, Epbd).

I piani, presentati da 15 paesi e dalla Regione Vallona del Belgio tra dicembre 2025 e maggio 2026, includono le traiettorie nazionali volte a ridurre i consumi energetici degli edifici residenziali e non residenziali con obiettivi intermedi fissati per il 2030 e 2040, in modo da raggiungere un parco immobiliare a zero emissioni nette entro il 2050.

L’Italia è tra gli Stati membri che non hanno ancora presentato il piano.

I documenti preliminari inviati alla Commissione Ue, spiega una nota ufficiale, prevedono una riduzione del consumo di energia primaria del 24-73% entro il 2050, rispetto ai livelli di riferimento, con diversi piani (circa metà) che puntano a una diminuzione del 90% o più.

Inoltre, molti piani intendono portare le fonti rinnovabili a soddisfare tra il 40 e il 90% del consumo energetico degli edifici entro il 2030.

Nella sua valutazione, la Commissione ha esaminato il livello di ambizione degli obiettivi nazionali, delle politiche e delle misure previste, l’adeguatezza dei finanziamenti e l’inclusività della consultazione pubblica.

Le versioni definitive dei piani dovranno essere inviate a Bruxelles entro il 31 dicembre 2026.

Procedure di infrazione europee

La Commissione europea, ricordiamo, ha avviato lo scorso marzo una procedura di infrazione contro l’Italia con lettera di costituzione in mora per non aver presentato, entro il termine del 31 dicembre 2025, una bozza di Piano nazionale di ristrutturazione edilizia ai sensi della direttiva Epbd.

La stessa procedura era stata avviata per altri 18 paesi ritardatari, alcuni dei quali hanno trasmesso i rispettivi piani successivamente (ma non ancora l’Italia).

Mentre il Piano Casa (dl 66/2026 convertito dalla legge 116/2026), come hanno segnalato le associazioni nelle audizioni alla Camera durante l’iter di conversione, presenta diverse criticità, tra cui un mancato allineamento con i target della direttiva Case Green.

Il termine ultimo per recepire formalmente la direttiva Epbd negli ordinamenti nazionali è scaduto lo scorso 29 maggio e nessun paese Ue ha rispettato questa data. La Commissione europea ha quindi avviato procedure di infrazione in merito contro l’intero blocco dei 27.

Il seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:

Prova gratis il servizio per 10 giorni o abbonati subito a QualEnergia.it PRO

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy