Se Legambiente, anche nella sua sezione regionale, accoglie con favore il progetto, la Lega lo disapprova definendolo “un grave danno per tutti”.

Queste le parole usate, a proposito del possibile parco eolico in mare davanti alle coste di Rimini, in un’interregazione alla Camera, presentata dal deputato leghista Jacopo Morrone assieme alle colleghe di partito Elena Raffaelli ed Elena Lucchini.

Il parco in questione, per ora solo sulla carta, è quello per il quale lo scorso 30 marzo 2020 la società Energia Wind 2020 ha presentato domanda per la concessione trentennale dell’area: uno specchio acqueo di circa 114 chilometri quadrati, a circa 10 chilometri dalla costa, davanti ai comuni di Rimini, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica.

Se realizzato, avrà 330 MW di potenza in 59 macchine (59 da 5,6 MW e una da 5,1 MW – in basso il link all’articolo con i dettagli del progetto).

Gli aerogeneratori, secondo il progetto, avranno il mozzo a 125 m di altezza e un raggio del rotore, cioè delle pale, di 81 m; per gli interroganti (che su queste misure fanno un po’ di confusione) l’impianto (neretti nostri), “illuminato h24, sarà estremamente visibile dalla riva soprattutto nella notte, all’alba e al tramonto” e per questo “la realizzazione di un’infrastruttura così drasticamente impattante sul paesaggio pregiudicherebbe per sempre e in modo gravissimo l’attrattività turistica della Riviera romagnola, con un grave danno per tutti, dai riminesi, ai turisti, alle strutture ricettive, dell’accoglienza e della pesca.

Gli impianti, infatti, saranno visibili, si sottolinea, “esattamente come è visibile la piattaforma estrattiva più vicina, che si trova a 15 chilometri dalla battigia”, spiegano i deputati di quello stesso partito, la Lega, che sta presentando emendamenti e interrogazioni per far riprendere le trivellazioni in mare alla ricerca di gas e petrolio (ultimo l’emendamento 30.018 al ddl di conversione del decreto Rilancio, bocciato in commissione).

Il 4 luglio 2020, ricorda l’interrogazione, scadrà la possibilità per gli stakeholder di presentare osservazioni od opposizioni a tutela dei loro diritti sugli usi pubblici del mare e il progetto dovrà ottenere l’autorizzazione Via da parte del ministero dell’Ambiente, per la valutazione degli impatti che, ai deputati del Carroccio “sembrano devastanti per l’ambiente marino, la costa di balneazione, la navigazione turistica, commerciale e pesca”.

Per questo, in sintesi, si invita il ministero dell’Ambiente ad “adottare le più rigorose e dovute valutazioni di impatto ambientale e paesaggistico, allo scopo di bloccare l’iniziativa“.

A sostegno dei propri timori, gli interroganti sottolineano che “simili impianti non sono stati mai autorizzati nei mari italiani”, con l’eccezione di quello al porto di Taranto, “di taglia molto inferiore e comunque in zona industriale” e ricordano l’opposizione di Italia Nostra, nota per le sue battaglie contro molti impianti a rinnovabili, che sul Corriere Romagna ha definito il progetto “pietra tombale sul turismo”.

Una posizione ben diversa da quella citata nell’attacco di Legambiente che nell’esprimere apertura al progetto, già nelle settimane scorse, ha ricordato come “l’emergenza climatica ci deve portare a fare i conti con la necessità di incrementare rapidamente la quota di rinnovabile per far fronte agli obiettivi europei, nazionali e regionali sul taglio delle emissioni climalteranti”, e ha sottolineato che “rispetto alle attività di estrazione di idrocarburi la pressione antropica di un parco eolico è ben differente, oltre ad avere impatti positivi sugli obiettivi climatici”, invitando a “non costruire un fronte di contrarietà netta rispetto a questo genere di progetti, ma piuttosto una apertura a valutare con oggettività i limiti e le opzioni di miglioramento per ridurre le criticità ambientali conseguenti”.