Con l’aumento della temperatura globale destinato a superare 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, sono necessari tagli “urgenti e rigorosi” alle emissioni di gas serra per minimizzare l’entità e la durata del superamento e assicurare un ritorno ai valori sanciti dall’Accordo di Parigi entro la fine del secolo.
Secondo un nuovo rapporto dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, esiste uno scenario di superamento che si limiti al “minimo possibile”, in cui il picco entro la metà del secolo rientra nel range 1,7-1,8 °C e l’aumento della temperatura globale viene riportato a una quota pari o inferiore a 1,5 °C entro il 2100, con una probabilità di circa il 50%.
Per intraprendere questo percorso, le emissioni globali di gas serra dovrebbero essere ridotte del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040, rispetto ai livelli del 2025. Al contrario, la piena attuazione dei Contributi Nazionali Determinati (Ndc), gli impegni climatici presentati dai Paesi nell’ambito dell’Accordo di Parigi, ridurrebbe le emissioni solo del 5-8% entro il 2030 e dell’11-15% entro il 2035, rispetto ai livelli del 2025.
“Superare temporaneamente la soglia non significa arrendersi. Possiamo ancora rendere il picco il più basso e breve possibile, e riportare le temperature al di sotto di 1,5 gradi entro la fine del secolo”, ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres in un messaggio diffuso contestualmente al lancio del rapporto (link al report in basso).
“Ogni ulteriore frazione di grado e ogni ulteriore anno di riscaldamento al di sopra di 1,5 °C aumenta gli impatti e i rischi climatici, come le inondazioni mortali, le ondate di calore e gli incendi boschivi che hanno afflitto molte nazioni quest’anno”, ha affermato invece Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep.
Temperature, proiezioni ancora elevate
Il rapporto rileva che, se le politiche attuali dovessero persistere, il riscaldamento globale potrebbe raggiungere i 2,8 °C entro questo secolo e aumentare successivamente, con conseguenze catastrofiche. Se tutti gli Ndc venissero rispettati e gli sforzi di riduzione delle emissioni proseguissero negli anni successivi, il riscaldamento sarebbe “limitato” a 2,6 °C. Questi risultati sono comunque peggiori rispetto alle proiezioni Unep dello scorso anno a causa del ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e delle stime riviste sulle emissioni storiche.
Inoltre, rimarca l’Unep, i nuovi Ndc presentati dopo la pubblicazione del rapporto dello scorso anno hanno avuto un impatto “trascurabile” su queste proiezioni.
Anche nello scenario più favorevole tra quelli basati sugli impegni climatici annunciati, in cui tutti gli Ndc e gli ulteriori obiettivi di emissioni nette zero venissero raggiunti, il riscaldamento globale si limiterebbe a 2,1 °C nel corso del secolo
“Senza un’azione urgente, mantenere il picco di riscaldamento al di sotto di 1,7-1,8 °C diventerà presto impossibile”, sottolineano gli esperti. Ogni cinque anni di emissioni di CO2 ai livelli attuali fa aumentare il picco di riscaldamento di circa 0,1 °C.
Tuttavia, il rapporto rileva che al giorno d’oggi ci sono molti modi per accelerare l’azione in difesa del clima. Dall’adozione dell’Accordo di Parigi, la potenza cumulativa globale di impianti a fonti rinnovabili è cresciuta tre volte più velocemente del previsto, mentre la diffusione del fotovoltaico è stata sette volte più rapida di quanto inizialmente atteso.
La prosecuzione di questi trend, supportato da ulteriori politiche, porterebbe il mondo a triplicare la potenza cumulativa Fer entro il 2030 e ad aumentare la quota di energia eolica e solare nella produzione di elettricità a livelli compatibili con lo scenario di superamento della temperatura globale più basso possibile. Contemporaneamente, dal 2015 l’approvvigionamento energetico totale da carbone e petrolio è cresciuto più lentamente del previsto e le politiche climatiche hanno ridotto le emissioni in molte aree.
Un’analisi di oltre 220 valutazioni di politiche climatiche ha permesso all’Unep di individuare gli interventi più efficaci. Quelli nel settore elettrico hanno ridotto le emissioni in media del 9%, mentre gli strumenti economici, tra cui i sistemi di scambio di quote di emissioni e le tasse sul carbonio, hanno conseguito riduzioni comprese tra il 5% e il 13% nei diversi settori nel periodo di valutazione considerato.
Tuttavia, sottolineano gli esperti, questi successi rimangono concentrati in settori, Paesi e periodi specifici. “Per seguire una traiettoria che consenta di contenere il più possibile il superamento della soglia di 1,5 °C è necessario replicare, ampliare e consolidare questi risultati”, si legge nel report.
Rimozione della CO2, obiettivi ancora incerti
Nello scenario più favorevole l’Unep ritiene necessaria nel corso di questo secolo la rimozione dall’atmosfera e lo stoccaggio permanente di circa 320 gigatonnellate di CO2, equivalenti a circa otto anni delle emissioni globali del 2024. Un obiettivo che presenta tuttavia importanti sfide socioeconomiche e tecnologiche, tra cui l’utilizzo di sistemi costosi e non ancora collaudati, che rendono “incerte” le possibilità di raggiungere il target.
Sebbene la rimozione dell’anidride carbonica sia uno strumento importante, rimarcano gli esperti, non dovrebbe mai essere considerata un sostituto della riduzione delle emissioni. Esistono limiti alla quantità di carbonio che può essere immagazzinata, il che sottolinea l’urgente necessità di tagli rapidi e drastici alle emissioni per ridurre al minimo i picchi di temperatura.
Rinnovabili e fossili, le traiettorie al 2035 e 2040
Nel primo Global Stocktake, il bilancio periodico dei progressi collettivi compiuti nell’attuazione dell’Accordo di Parigi, le nazioni hanno concordato di triplicare la potenza cumulativa rinnovabile globale (fino a 11.000 GW) e raddoppiare il tasso medio annuo di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030 rispetto ai livelli del 2022.
Il rapporto propone di estendere al 2035 e al 2040 questi obiettivi concordati per fine decennio. Per seguire una traiettoria compatibile con il contenimento del riscaldamento globale, la potenza Fer globale dovrebbe almeno triplicare entro il 2035 rispetto ai livelli del 2025, per raggiungere nel 2040 un valore almeno 4,5 volte superiore.
Sul fronte dell’efficienza energetica, l’intensità energetica primaria del Pil mondiale, cioè la quantità di energia necessaria per generare un’unità di prodotto interno lordo, dovrebbe invece diminuire di almeno il 30% entro il 2035 e del 40% entro il 2040, rispetto al 2025
Per quanto riguarda i combustibili fossili, la loro progressiva sostituzione richiederebbe una significativa riduzione del peso di carbone, petrolio e gas nell’offerta energetica mondiale. Rispetto ai livelli del 2025, entro il 2035 la quota del carbone dovrebbe diminuire di almeno il 55%, quella del petrolio del 15% e quella del gas naturale del 5%. Per il 2040, le riduzioni dovrebbero raggiungere rispettivamente il 75%, il 30% e il 35%.
Le percentuali, chiariamo, si riferiscono alla riduzione relativa del peso di ciascuna fonte nell’offerta energetica mondiale, non a una diminuzione espressa in punti percentuali.
Ancora più marcata dovrebbe essere la contrazione del carbone nel settore elettrico: la produzione mondiale di elettricità da questa fonte dovrebbe diminuire di almeno il 75% entro il 2035, sempre rispetto al 2025, fino a essere sostanzialmente azzerata entro il 2040. Il rapporto individua inoltre nuovi traguardi per le emissioni globali di metano, che dovrebbero ridursi di almeno il 25% entro il 2035 e del 40% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2025.
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