Monitorare in tempo reale le emissioni di CO2 in tutto il mondo e in tutti i settori (produzione di energia, attività industriali, agricoltura, trasporti), con dati accessibili gratuitamente su una piattaforma online.

Può sembrare una sfida da quasi-fantascienza, e per certi versi lo è, perché punta a integrare le tecnologie digitali più avanzate: satelliti, intelligenza artificiale, algoritmi di autoapprendimento, droni e sensori di vario tipo, oltre naturalmente a un’enorme capacità di calcolo.

E un gruppo di organizzazioni sta lavorando proprio a questo progetto: si chiama Climate TRACE e la sua iniziativa è stata annunciata in queste settimane.

Ne fanno parte alcune organizzazioni no-profit – CarbonPlan, Carbon Tracker, Earthrise Alliance, Hudson Carbon, OceanMind, Rocky Mountain Institute, WattTime – oltre a due società specializzate in tecnologie informatiche, Blue Sky Analytics e Hypervine.

Nel progetto è coinvolto anche in prima persona l’ex vicepresidente americano Al Gore.

Climate TRACE (l’acronimo sta per Tracking Real-time Atmospheric Carbon Emissions) si prefigge di raccogliere, analizzare e divulgare i dati sulle emissioni antropogeniche di CO2 (cioè causate dalle attività umane) su scala veramente globale.

Superando così uno dei principali problemi della lotta contro i cambiamenti climatici: avere dati completi, attendibili e tempestivi sulla quantità di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera nelle diverse parti del Pianeta, in ogni istante.

In altre parole, sapere chi sta emettendo quanta CO2 e dove.

Il progetto, si legge sul sito web di Climate TRACE, utilizzerà dati e immagini trasmessi dai satelliti esistenti, oltre ai dati raccolti da altri sistemi di rilevamento sparsi nel globo, come sensori terrestri e marini (perlopiù esistenti ma saranno installati anche nuovi sistemi).

Quindi la principale novità dell’iniziativa è lo sforzo congiunto di varie organizzazioni e aziende per condividere dati, elaborarli e renderli disponibili in modo aperto e trasparente.

L’obiettivo è diffondere una prima versione della piattaforma per l’estate 2021, prima della prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima – la CoP 26 – che si svolgerà a Glasgow, in Scozia, a novembre del prossimo anno (avrebbe dovuto tenersi nel 2020 ma è stata rinviata a causa dell’emergenza coronavirus).

Secondo i promotori dell’iniziativa, la piattaforma potrà aiutare a definire politiche e misure più efficaci per contrastare i cambiamenti climatici, grazie alla disponibilità immediata di dati precisi e verificati, anziché doversi affidare alle rendicontazioni sulle emissioni di CO2 dei singoli paesi, rendicontazioni che in molti casi sono incomplete e tardive, quindi poco utili per elaborare strategie di lungo termine.