Il settore Ho.Re.Ca (hotel, ristoranti e catering) è tra i più energivori del terziario.
Garantire comfort elevato, servizi continui e standard qualitativi sempre più alti comporta consumi significativi. Proprio per questo è anche uno degli ambiti in cui l’efficienza energetica può generare i benefici più rilevanti, sia economici che ambientali.
Un contributo importante arriva dal progetto europeo LIFE Energy Efficiency 4 HORECA (EE4HORECA) che ha analizzato il settore adottando un approccio esteso all’intera filiera. Non solo quindi ciò che accade dentro la struttura, ma anche tutto ciò che avviene a monte. È questo cambio di prospettiva a offrire indicazioni più complete e utili per intervenire.
Dove si consuma nella filiera
Considerando un hotel tipo, il progetto ha calcolato (tabella in basso) che il consumo energetico complessivo lungo la catena del valore arriva a circa 52 kWh per notte per ospite, con un costo medio di quasi 15 euro e un impatto superiore a 13 kg di CO₂.
La quota principale, circa il 70%, si concentra all’interno della struttura. Il restante 30% è legato a forniture esterne, come cibo, bevande e servizi di lavanderia. Questo significa che una parte rilevante dei consumi non è direttamente controllabile dal gestore e che le strategie di efficienza dovrebbero coinvolgere anche i fornitori.
Gli “hot spot” nei consumi interni
All’interno degli hotel, i consumi si concentrano su poche voci principali. La produzione di acqua calda sanitaria pesa per circa un quarto del totale, seguita da raffrescamento e riscaldamento. Anche l’illuminazione ha un’incidenza non trascurabile.
Un elemento spesso sottovalutato riguarda i consumi indipendenti dall’occupazione (grafici in basso). Un caso studio su un piccolo hotel (22 camere) nel Nord Italia mostra che, anche con poche camere occupate nei periodi di bassa stagione, i costi energetici restano elevati, superando i 1.500 euro mensili e arrivando a circa 5.000 euro nei mesi invernali.
Questo evidenzia la presenza di carichi di base difficili da ridurre senza interventi strutturali.
Interventi per migliorare: tecnologia e gestione insieme
L’efficienza energetica nel settore alberghiero non dipende da una singola soluzione, ma da una combinazione di interventi.
Un primo livello, spesso sottovalutato ma efficace, è quello contrattuale. Ottimizzare la potenza impegnata e i profili di prelievo consente di evitare costi inutili: quando si supera anche solo del 10% la potenza contrattuale, le penali possono tradursi in un aggravio di circa 45-60 euro per kW all’anno. Adeguare il contratto ai reali fabbisogni permette così di ridurre la spesa senza intervenire sugli impianti.
Subito dopo viene l’involucro edilizio. Migliorare isolamento, serramenti e schermature solari consente di ridurre in modo strutturale i fabbisogni energetici.
I dati del progetto mostrano il potenziale: un metro quadrato di vetro monolitico può disperdere quanto 8 mq di parete, mentre l’uso di vetri a basse emissioni consente di tagliare i consumi per climatizzazione fino al 20%. Anche le schermature solari contribuiscono a ridurre il carico di raffrescamento di circa il 10%, mentre l’installazione di barriere d’aria negli ingressi ad alto passaggio può limitare le perdite fino al 60%.
Un altro ambito consolidato è quello dell’illuminazione. La sostituzione delle lampade tradizionali con tecnologia LED garantisce risparmi immediati: a parità di flusso luminoso (circa 1.500 lumen), si passa da 100 watt a poco più di 15 watt, con un ritorno dell’investimento in uno o due anni.
Il minore calore emesso contribuisce inoltre a ridurre i carichi estivi. Il vero salto di qualità, però, si ottiene integrando sistemi di controllo automatico. Nei corridoi, nei bagni e nelle aree tecniche, i sensori di presenza permettono di ridurre i consumi fino al 40%, con tempi di ritorno intorno ai cinque anni.
La gestione degli impianti HVAC (riscaldamento, ventilazione e condizionamento) resta uno dei nodi principali. Regolazione corretta, manutenzione e programmazione degli orari di funzionamento possono ridurre i consumi senza compromettere il comfort. Anche il rispetto dei limiti normativi contribuisce all’efficienza: 20 °C in inverno (con tolleranza di +2 °C) e 26 °C in estate (con tolleranza di -2 °C). Interventi semplici, come la pulizia periodica di filtri, possono ridurre i consumi fino al 5%.
A questi si affiancano tecnologie più avanzate, come sistemi di recupero del calore e sostituzione di apparecchiature obsolete, soprattutto in cucine e lavanderie.
La produzione di energia in loco è una leva sempre più strategica. L’installazione di impianti fotovoltaici consente agli hotel di coprire una parte dei propri fabbisogni elettrici, riducendo la dipendenza dalla rete e stabilizzando i costi nel tempo. Con tempi di ritorno dell’investimento compresi tra cinque e dieci anni, questa soluzione è interessante anche in un contesto di volatilità dei prezzi energetici. Anche il solare termico, è un’altra soluzione interessante: secondo il progetto, 60 mq di impianti solare termico riescono a coprire circa il 60% di acqua calda sanitaria utilizzata per 100 camere.
Interventi su sistemi di controllo, bilanciamento degli impianti e programmazione degli orari di funzionamento permettono di ridurre significativamente i consumi senza compromettere il comfort degli ospiti. In questo ambito, anche piccoli miglioramenti operativi possono generare risparmi rilevanti.
Sempre più centrale è poi il monitoraggio dei consumi. I sistemi digitali permettono di raccogliere dati in tempo reale, individuare sprechi e ottimizzare la gestione energetica in modo continuo. Si passa così da una gestione reattiva a una gestione proattiva.
Quanto si può risparmiare?
Quando gli interventi vengono applicati in modo coordinato, i risultati sono significativi. Secondo il progetto EE4HORECA (tabella in basso), si possono ottenere riduzioni dei consumi intorno al 12,5% con singole misure, fino a circa il 22% combinando più azioni.
A queste si associano riduzioni analoghe dei costi e delle emissioni. Il costo per notte per ospite può scendere da 14,97 a circa 13,09 euro, mentre le emissioni di CO₂ possono ridursi di oltre il 20%.
Alcuni ambiti, come piscine e Spa, offrono margini particolarmente interessanti. Ottimizzando i cicli di filtrazione e riscaldamento si ottengono risparmi rilevanti senza penalizzare il comfort.
Fondamentale, in questo percorso, è il ruolo degli audit energetici e degli indicatori di prestazione, che consentono di misurare i risultati e valutare correttamente gli investimenti. La digitalizzazione rafforza ulteriormente questo approccio.
Il nodo degli investimenti e degli incentivi
Nonostante le opportunità, molte imprese incontrano ancora difficoltà legate alla disponibilità di risorse e alla complessità normativa. Gli incentivi possono però ridurre in modo significativo queste barriere.
A livello nazionale si attende l’avvio del bando “Staff House” del Ministero del Turismo, con 54 milioni di euro per la realizzazione e riqualificazione, anche energetica, degli alloggi per i lavoratori del settore. Il contributo può arrivare fino al 30% delle spese.
Resta uno strumento importante anche il Conto Termico, che consente di ottenere contributi a fondo perduto anche fino al 65% per interventi di miglioramento energetico, con tempi di erogazione relativamente rapidi.
Accanto alle misure nazionali, diverse regioni hanno attivato bandi dedicati.
In Calabria sono attivi due strumenti rilevanti. Il primo, con una dotazione di 3,5 milioni di euro, resterà aperto fino a esaurimento delle risorse ed è rivolto a micro, piccole e medie imprese che gestiscono strutture ricettive extra-alberghiere nell’ambito di un’associazione temporanea di scopo.
L’obiettivo è migliorare le seconde case da destinare all’attività turistica, dando priorità agli interventi di efficienza energetica e all’utilizzo di fonti rinnovabili per autoconsumo. I contributi sono concessi in conto capitale con un’intensità pari al 50%, che può salire fino al 60% per le piccole imprese.
Sempre in Calabria è disponibile un secondo bando, molto più consistente, con una dotazione di 50 milioni di euro, anch’esso aperto fino a esaurimento fondi. In questo caso il sostegno è destinato a interventi più ampi: riqualificazione, ampliamento, ammodernamento, ristrutturazione o realizzazione ex novo di strutture ricettive, sia alberghiere sia extra-alberghiere.
Sono ammissibili anche spese per impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili (solare, eolica, biomassa solida, biogas e bioliquidi) purché destinati all’autoconsumo. È inoltre possibile finanziare reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento. Tra gli interventi considerati prioritari rientrano il monitoraggio dei consumi energetici, le soluzioni di isolamento termico, l’adozione di dispositivi a basso consumo e la produzione di energia rinnovabile. Anche in questo caso gli aiuti sono in conto capitale, con intensità del 60% per micro e piccole imprese e del 50% per le medie.
In Emilia-Romagna è attivo fino al 30 ottobre 2026 un bando da 11 milioni di euro che punta a qualificare, potenziare e innovare le attività ricettive attraverso uno strumento creditizio agevolato. Il meccanismo prevede garanzie per facilitare l’accesso al credito e una riduzione dei tassi di interesse. Tra le spese ammissibili rientrano interventi edilizi, opere murarie e impiantistiche – compresi quelli per l’efficienza energetica – oltre ai costi per progettazione e direzione lavori.
La Regione Liguria sostiene infine la riqualificazione degli agriturismi con un bando da 1.664.640 euro, aperto fino al 30 aprile. Gli imprenditori agricoli possono ottenere contributi per creare o migliorare l’offerta agrituristica, intervenendo sia sugli edifici sia sugli impianti.
Oltre agli adeguamenti edilizi, sono finanziabili impianti destinati esclusivamente all’attività agrituristica, inclusi quelli per la produzione di energia da fonti rinnovabili, per il riscaldamento e la produzione di acqua calda, insieme agli impianti igienico-sanitari e tecnologici.
Tra le soluzioni ammesse figurano impianti fotovoltaici, idroelettrici ed eolici, così come sistemi alimentati a legna, cippato, biomassa o pannelli solari, oltre ad altre tecnologie analoghe.





























