Dal 2015, anno in cui è diventato obbligatorio per alcuni tipi di aziende inviare ad Enea le diagnosi energetiche, ne sono pervenute oltre 40mila, da circa 10mila diverse società.
Di queste, il 50% proviene da “grandi imprese” e l’altra metà da quelle “energivore”. Le due categorie sono soggette ad obbligo fino allo scorso anno; si sono poi aggiunte anche le società “gasivore” e quelle ad alto consumo di energia che accedono alle agevolazioni del decreto Energia 2023.
Si tratta di analisi tecniche dei consumi e delle conseguenti opportunità di efficientamento da presentare con cadenza quadriennale: furono istituite dall’articolo 8 del decreto legislativo 102/2014 che ha recepito la direttiva europea sull’efficienza energetica.
A partire da queste diagnosi sono stati risparmiati finora oltre 1,3 Mtep, pari al consumo medio di oltre 4 milioni di famiglie, grazie agli oltre 17mila interventi di efficienza energetica effettuati.
È quanto è emerso dai dati presentati dall’Enea nel corso dell’evento “La diagnosi energetica a dieci anni dall’introduzione dell’obbligo”, al quale hanno partecipato oltre 400 rappresentanti di aziende e operatori del settore. Quasi il 65% degli oltre 40mila audit energetici proviene da imprese manifatturiere, spiegano fonti Enea e circa il 25% dal terziario.
Nel corso dell’evento è stato sottolineato come la diagnosi si sia trasformata da mero obbligo di legge a strumento fondamentale nel processo di efficientamento energetico e di accesso alle agevolazioni fiscali. “Grazie all’obbligo normativo, si è creato un vero e proprio ecosistema di imprese, operatori e associazioni di categoria, che ha reso le aziende più mature e consapevoli sui benefici dell’efficienza e quindi più disponibili a implementare interventi di miglioramento energetico”, ha detto Marcello Salvio, responsabile del laboratorio Enea “Efficienza energetica nei settori economici”.
Consumi e interventi
Dall’analisi dei consumi del settore manifatturiero aggiornata alla scadenza del 5 dicembre 2024 (l’ultima disponibile) emerge che il gas naturale e l’energia elettrica hanno contribuito in misura simile (17% e 15%, rispettivamente) ai consumi totali di questo segmento. L’elettricità è stato il vettore predominante negli ambiti a maggiore automazione, le biomasse invece sono state particolarmente utilizzate in quelli in grado di autoprodurle (industrie alimentari e del legno).
Sempre alla scadenza del 5 dicembre 2024, risultano effettuati 853 interventi di efficienza energetica, riferiti a 203 imprese e derivanti da 324 diagnosi, per un risparmio conseguito di 76,9 ktep/anno.
Per agevolare gli adempimenti e l’invio della documentazione da parte delle imprese, Enea ha aggiornato ulteriormente il portale audit102, prevedendo anche una sezione dedicata alla realizzazione degli interventi di efficienza energetica.
Energy efficiency first: la nuova guida
Il prossimo 17 dicembre verrà presentato un nuovo strumento che autorità pubbliche, regolatori, consulenti e ricercatori potranno sfruttare nell’analisi costi-benefici per allineare le proprie attività al principio “Energy Efficiency First” (EE1st).
Una nuova guida pratica, “ENEFIRST Plus” (link in basso), introdurrà un cambiamento rilevante nell’applicazione operativa di questo principio cardine della Direttiva europea sull’efficienza energetica.
Questo criterio, spesso evocato ma difficilmente tradotto in metodologie concrete, impone che nelle decisioni su politiche, piani o investimenti energetici si valuti sistematicamente se soluzioni di efficienza energetica e gestione della domanda possano rappresentare un’alternativa più conveniente rispetto ai tradizionali interventi di offerta, come nuove infrastrutture o impianti di produzione.
Il documento, coordinato da IEECP (Institute for European Energy and Climate Policy) con Enea come partner, insieme a un modello Excel open-source, fornisce per la prima volta uno strumento standardizzato: non più un richiamo generale al risparmio energetico, ma un metodo strutturato per mettere a confronto, con criteri omogenei, misure di efficienza, soluzioni di flessibilità e opzioni infrastrutturali.
Tra gli elementi chiave della nuova guida figurano:
- nove aspetti pratici da considerare nell’applicazione dell’EE1st nell’analisi costi-benefici: dalla definizione dello spazio delle opzioni alla strutturazione delle voci di costo, dalla gestione dei tassi di sconto agli effetti di sistema, del rischio e degli impatti distributivi;
- un quadro comune di voci di costo che evidenzia quali costi e benefici rientrano nelle prospettive di bilancio sociale, privato e statale, includendo i molteplici impatti come salute, qualità dell’aria, comfort.
La novità è rilevante perché colma un vuoto applicativo: pur essendo obbligatorio dal 2023 applicare il principio “EE1st“, mancava una metodologia condivisa che supportasse amministrazioni e analisti nell’inserire correttamente l’efficienza energetica nei processi decisionali.
- Guida “ENEFIRST Plus” (pdf)





























