Comunità energetiche e Pnrr: doccia fredda per operatori, professionisti e potenziali beneficiari

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Entusiasmo del Gse per il raggiungimento dell’obiettivo del PNRR, pur drasticamente ridimensionato in potenza. Sconforto per il drenaggio della dotazione finanziaria che rischia di anticipare la scadenza del 30 novembre. Il tutto con la solita grande confusione.

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Stupore, sconcerto e sconforto tra gli operatori, dopo che con un post su Linkedin il presidente del Gse, Paolo Arrigoni, ha rilanciato il comunicato del Mase di venerdì 21 novembre che annunciava la rimodulazione della dotazione finanziaria per le CER, passata da 2,2 miliardi di euro a 795,5 milioni.

Nel suo post, Arrigoni ha integrato la comunicazione del Mase annunciando con entusiasmo che la milestone della linea di investimento, M2C2 – investimento 1.2, di 1.730 MW, è stata raggiunta e superata essendo pervenute al Gse richieste per 1.759,7 MW pari a 772,5 mln di euro.

Abbiamo esaurito lo stock di potenza o semplicemente raggiunto e superato il target?

E quindi, si chiude in anticipo, rispetto al 30 novembre, la possibilità di candidare impianti per l’ottenimento del 40% di contributo a fondo perduto oppure fino al 30 novembre si potranno ancora presentare le candidature essendoci ancora a disposizione 23 milioni di euro?

Oltre, eventualmente, a risorse residue per domande già presentate che non dovessero ottenere un esito positivo e ulteriori altre risorse che potrebbero arrivare?

Queste le domande che si sono riversate sul web dopo la pubblicazione del comunicato di venerdì pomeriggio dove si legge, infine, che “i progetti valutati positivamente ma esclusi dal finanziamento per mancanza di risorse non verranno cestinati. Saranno considerati ‘idonei’ ai fini di eventuali scorrimenti, anche in relazione a possibili integrazioni finanziarie future”.

Una fonte del Ministero annuncia un chiarimento nei prossimi giorni. Nell’attesa, la stesse fonte consiglia a chi ha già sostenuto i costi per approntare la documentazione di partecipare fino alla scadenza del 30 novembre. Se dovessero esaurirsi le risorse, come è probabile, le candidature rimarranno in lista d’attesa, e poi si vedrà. Per altri bandi sono stati recuperati fondi aggiuntivi.

Bisogna sperare, dunque. Ma come siamo arrivati a questa comunicazione e quali sono le reazioni degli operatori e dei potenziali beneficiari?

1,7 GW di potenza: era già noto che questo fosse il nuovo target

Al netto delle comunicazioni mai esaustive da parte di Mase e Gse e della delusione per una pessima gestione della misura del PNRR destinata alle CER, dopo i tempi biblici che si sono resi necessari per il recepimento della direttiva e l’attuazione della normativa, era cosa nota da tempo che il target per le CER fosse diventato i nuovi GW (1,7) e non i vecchi euro (2,2 mld).

Ne avevamo scritto a inizio giugno, dal convegno di Salina – Green Salina Energy Days e Blue Island Day – quando avevamo raccolto la dichiarazione della direttrice del Mase, Stefania Crotta che confermava che il nuovo target era diventato il raggiungimento di 1,7 GW di nuova potenza installata entro il 30 giugno 2026 e non l’utilizzo di tutte le risorse disponibili E dunque non era necessario spendere tutti i 2,2 miliardi per raggiungere l’obiettivo del PNRR (Il punto sui fondi PNRR per le comunità energetiche e per le isole).

La dichiarazione riprendeva quanto anticipato a marzo dalla stessa Crotta all’evento KEY, quando aveva annunciato la mediazione con la Commissione per fare in modo che fossero considerati rendicontabili i contributi erogati a fronte della chiusura dei lavori per la realizzazione degli impianti con il solo preventivo di connessione per far fronte alla scadenza del 30 giugno 2026, altrimenti inarrivabile considerati i tempi per la connessione degli impianti alla rete elettrica.

Anche in quell’occasione si era parlato del target di 1,7 GW di nuova capacità di generazione elettrica da fonti rinnovabili (PNRR e CER: partono le negoziazioni con la Commissione Europea).

Improbabile, infatti, secondo il Ministero, spendere 2,2 miliardi di euro in impianti per le CER dopo che dal 100% iniziale il contributo era passato al 40% dell’investimento, considerando anche che l’aggiornamento delle regole operative è arrivato a luglio e che il termine per la presentazione delle candidature non poteva andare oltre il 30 novembre per consentire la rendicontazione alla Commissione.

Pertanto, poiché senza il raggiungimento del target si perdono tutti i fondi allocati sulla misura, si è optato per un drastico ridimensionamento della medesima sia in termini di gigawatt che di risorse. Ribadiamolo: inizialmente per le CER nell’ambito del PNRR erano stati stanziati 2,2 mld €.

Regole in continua evoluzione e una pessima comunicazione

Va detto, tuttavia, che mai è stato comunicato ufficialmente che al raggiungimento del target di 1,7 GW si sarebbero chiusi i rubinetti.

Infatti, il primo annuncio di rimodulazione della dotazione delle CER, a inizio ottobre, riferiva di un taglio di un miliardo, lasciando quindi residui 1,2 miliardi. Su questa base si lavorava sereni rispetto alla scadenza del 30 novembre. E se qualcuno ancora sperava in un ulteriore rinvio, nessuno poteva immaginare che ci sarebbe stata una chiusura, di fatto anticipata, per esaurimento delle risorse.

Anche se in occasione dell’Assemblea di ANCI tenutasi a Bologna dal 12 al 14 novembre scorso, allo stand del Mase, avendo contezza di richieste già ricevute per una potenza di circa 1,4/1,5 GW, la voce già circolava.

Tuttavia, allo stand del Gse, alla richiesta di un parere alla luce di questa ipotesi, gli operatori mostravano stupore, incoraggiando anzi a continuare a lavorare serenamente fino al 30 novembre. Nessuno aveva fatto cenno al valore definitivo della rimodulazione.

È chiaro però che, se 1,7 GW sono allineati ad una spesa di 795,5 milioni di euro, i due valori vanno a braccetto e probabilmente la giusta interpretazione di questa comunicazione confusa è la seguente: raggiunto e superato l’obiettivo dei gigawatt, ora andiamo ad esaurimento dei 23 milioni residui con scadenza 30 novembre.

Le reazioni sui social network sono lapidarie

Stupore, sconcerto, sconforto, dicevamo, per le solite modalità all’italiana: cioè nessuna certezza.

Dopo aver elencato gli stop and go del percorso delle CER, un operatore scrive: “… se l’obiettivo di fondo del ministro Frattin era quello di non intaccare i dividendi delle 2 incumbent di Stato, l’obiettivo è stato brillantemente raggiunto”.

A proposito di regole si legge: “cambiare le regole del gioco in corso è una scelta che genera numerosi problemi: non rispetta il lavoro delle CER, di programmazione dei produttori e di consulenza dei professionisti e soprattutto, mina la necessaria fiducia tra cittadino e istituzioni; probabilmente non ci sarà un responsabile di questo grave errore”.

Infine, quanto a chiarezza, qualcuno fa notare che:

  • “nella pagina del Mase si legge chiaramente almeno” 1.730 MW, e dunque si fa riferimento ad una soglia minima, non ad un tetto massimo”;
  • “nella pagina del Gse si legge ancora che sarà possibile presentare domanda fino al 30 novembre 2025 alle ore 18, fatto salvo il preventivo esaurimento delle risorse disponibili pari a 2.200.000.000 euro che verrà comunicato sul sito del Gse”;
  • ma in fondo alla stessa pagina, alla voce RISORSE si legge infine che “le risorse richieste al 20 novembre 2025 ammontano a 772,5 mln € per una potenza degli impianti oggetto degli interventi per i quali è stato richiesto il contributo di 759,7 MW”.

Il Presidente Arrigoni, commentando il suo stesso post, ha scritto: “la scadenza del 30 novembre resta, ma leggere bene comunicato Mase”. Grazie Presidente.

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