In Europa diversi Stati tassano l’elettricità più del gas, un paradosso che scoraggia l’adozione di tecnologie efficienti, ad esempio per il riscaldamento domestico.
Secondo la recente analisi “Taxation policy for heat pumps” (link in basso), condotta dall’European heat pump association (Ehpa) su una serie di Paesi del Vecchio Continente, quelli che applicano alte tariffe sull’elettricità registrano un’adozione più lenta delle pompe di calore (pdc).
Nell’indagine l’associazione raccomanda che il prezzo dell’elettricità non sia più del doppio di quello del gas: una soglia che è considerata cruciale per rendere le pdc economicamente attraenti per le famiglie.
I dati evidenziati lo confermano: il grafico in basso mostra che rapporti più bassi tra i due prezzi portano a maggiori vendite di pompe di calore (valori per 1.000 famiglie nel 2024 lungo l’asse verticale).
Norvegia, Svezia e Finlandia, con un rapporto inferiore a due, hanno tassi di vendita molto più alti. L’Italia si colloca nel gruppo di mezzo: ha un rapporto di poco superiore a 2 e vendite di circa 13 unità per 1.000 famiglie nel 2024.
I governi, sottolinea l’Ehpa, hanno la capacità di influenzare direttamente il rapporto tra il costo dell’elettricità e quello del gas, attraverso le proprie politiche fiscali.
Un secondo grafico (vedi sotto) evidenzia come i Paesi che impongono tasse e oneri più elevati sull’elettricità rispetto al gas (punti nella parte superiore del grafico, ad esempio Polonia, Belgio, Grecia) tendono ad avere un rapporto di prezzo elettricità/gas finale molto elevato.
La disparità di tassazione è quindi tra le cause principali del costo elevato e poco competitivo dell’elettricità per i consumatori. Svezia e Paesi Bassi (nell’angolo in basso a sinistra) hanno un rapporto tasse/oneri vicino o inferiore a 1 (cioè, il gas è tassato più pesantemente, o l’elettricità è meno onerosa) e, di conseguenza, hanno anche una forbice stretta tra i due prezzi finali.
L’Italia si colloca nella parte centrale del grafico, indicando che il nostro Paese presenta un marcato squilibrio fiscale in sfavore dell’elettricità, che si traduce in un prezzo finale elevato per i consumatori elettrici.
I casi di Olanda, Belgio e Germania
Nell’indagine vengono poi analizzati in dettaglio tre Paesi, Olanda, Belgio e Germania, che rispettivamente raffigurano un esempio virtuoso, un modello negativo e un campanello d’allarme per il futuro.
Nel 2024 l’Olanda ha mosso un passo decisivo per supportare l’elettrificazione dei riscaldamenti domestici, bilanciando la tassazione sull’energia. Il governo ha infatti aumentato la tassa sul gas naturale da 0,59 €/mc a 0,71 €, mentre ha ridotto quella sull’elettricità da 0,15 €/kWh a 0,13 €. Inoltre, il credito d’imposta annuale sull’elettricità per le famiglie è stato aumentato a 631,39 €, riducendo ulteriormente il costo elettrico effettivo.
Il grafico in basso mostra come per l’elettricità lo scorso anno la tassazione sia risultata negativa, considerando i sussidi a disposizione, spianando la strada alla diffusione delle pompe di calore.
Per un confronto, si veda anche la situazione del Belgio, Paese in cui l’elettricità costa quasi quattro volte di più del gas per le famiglie.
Si tratta di uno dei rapporti più squilibrati in Europa, in gran parte dovuto alle tasse più elevate sull’elettricità (7,1 cent€/kWh, si veda il grafico sotto), che compromettono in modo significativo la convenienza economica del passaggio all’elettrificazione del riscaldamento domestico.
Di conseguenza, la diffusione delle pompe di calore rimane bassa, con una quota di mercato nel 2024 pari solo al 14,7% dei nuovi sistemi di riscaldamento. Lo scorso mese il governo federale ha riconosciuto il problema, annunciando un cambio di tassazione nel 2026 che abbasserà i costi dell’elettricità del 3% e aumenterà quelli del gas del 3%.
Da ultimo la Germania, i cui prezzi dell’elettricità domestica lo scorso anno erano i più alti in Europa (0,395 €/kWh) con un rapporto prezzo elettricità/gas di 3,35; questo squilibrio ha rallentato l’installazione di nuove pompe di calore, con vendite in calo del 48% annuo nel 2024.
La tariffa italiana
In Italia la diffusione delle pompe di calore spinse nel 2014 l’Arera a introdurre in via sperimentale la tariffa D1, una tariffa applicabile agli utenti domestici che riscaldavano un appartamento con questa tecnologia.
La novità aboliva le allora presenti differenziazioni dei prezzi per scaglioni di consumo, ovvero quei costi non fissi, ma definiti in base alle fasce di consumo di energia elettrica, secondo cui a maggiori consumi corrispondeva un maggiore prezzo di ogni kWh consumato.
In questo modo, i costi di gestione annuali della pdc venivano ampiamente ridotti. Dal 31 dicembre 2016, con l’implementazione nel nostro Paese del nuovo sistema tariffario, la tariffa D1 non esiste più ed è stata sostituita dalla nuova tariffa TD, che la ricalca nella forma, ma è valida automaticamente per tutti gli utenti domestici.
Le raccomandazioni dell’Ehpa
Di fronte a questo rapporto causa-effetto ormai dimostrato tra le tasse sull’elettricità e il rallentamento della diffusione di pompe di calore, l’Ehpa conclude l’indagine con alcune raccomandazioni rivolte ai singoli governi nazionali per promuovere l’elettrificazione del riscaldamento domestico:
- ridurre l’Iva sulla fornitura e sull’installazione delle pdc;
- assicurare che i combustibili fossili paghino una “giusta quota” di tassazione ambientale, spostando gli oneri fiscali dall’elettricità al carbonio;
- utilizzare i ricavi per finanziare l’espansione della rete elettrica, che ha il potenziale per ridurre i prezzi dell’elettricità in modo sostanziale e a lungo termine.
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