L’elettrificazione sta arrivando anche nei campi agricoli, con tempi e modalità diversi rispetto alla mobilità su strada.
A delinearne lo stato attuale è lo studio “Elettrificazione off-highway: applicazioni e prospettive dei macchinari e veicoli agricoli” (allegato in fondo), sviluppato dal Master in Mobilità Elettrica ed Economia Circolare dell’Università della Calabria (MEEC) con il contributo di Motus-E.
Il lavoro analizza un settore agricolo italiano frammentato, composto soprattutto da PMI, dove la transizione procede a velocità differenti. Ne emerge un quadro eterogeneo: accanto a realtà avanzate convivono aziende con risorse limitate, meno propense a investimenti complessi per rendere i consumi energetici più efficienti e sostenibili.
I mezzi considerati e il loro livello di maturità
Lo studio si concentra sull’analisi di tre tipi di mezzi agricoli. I trattori compatti e specializzati sono oggi tra i candidati più immediati all’elettrificazione; spesso derivano da piattaforme esistenti adattate con powertrain elettrici e batterie modulari.
Poi ci sono le macchine operatrici non stradali, come sollevatori telescopici, escavatori e pale compatte; queste sono già disponibili sul mercato in versioni a zero emissioni e trovano applicazione anche in ambito agricolo, soprattutto nelle attività di movimentazione dei prodotti.
Più avanzati dal punto di vista tecnologico sono i robot agricoli autonomi, prodotti in quantità ancora limitate ma destinate a crescere con l’evoluzione dell’agricoltura di precisione.
Il livello di maturità di questi mezzi varia a seconda dei casi. Alcune macchine elettriche sono già prodotte in serie e commercializzate, in particolare nel segmento delle operatrici compatte. Altre, come i trattori specializzati o i carri miscelatori semoventi, sono disponibili in piccola serie o in fase di pre-industrializzazione.
Restano invece allo stadio prototipale i mezzi di alta potenza, in particolare i trattori da campo aperto, ancora penalizzati dai limiti delle batterie (vedi anche “Trattori elettrici in agricoltura. Incentivi troppo precoci rispetto al mercato?“).
Fattori critici per l’adozione dei mezzi agricoli elettrici
Proprio gli aspetti tecnologici sono uno dei principali ostacoli. La capacità delle batterie non consente ancora autonomie adeguate a lavorazioni intensive e prolungate. I tempi di ricarica, anche nelle configurazioni più rapide, sono ancora superiori a quelli del rifornimento tradizionale.
A questo si aggiungono la sensibilità delle batterie alle temperature estreme, che ne condiziona le prestazioni, e l’aumento del peso complessivo delle macchine, con possibili effetti sulla compattazione del suolo, che può provocare minore infiltrazione dell’acqua piovana, sviluppo radicale limitato e irregolare e riduzione dell’attività dei microrganismi benefici.
Accanto alle criticità tecniche emergono quelle industriali. La filiera italiana è forte nella meccanica e nella meccatronica, ma dipende dall’estero per componenti chiave come celle batteria e semiconduttori. La frammentazione produttiva rende più difficile sostenere gli investimenti necessari. Ma anche la domanda è limitata, visti i costi unitari elevati che rallentano la diffusione su larga scala.
Infrastrutture di ricarica in aree rurali
Una criticità riguarda le infrastrutture di ricarica, che in ambito agricolo devono adattarsi a esigenze diverse da quelle urbane.
La soluzione più diffusa è la ricarica aziendale, spesso notturna, affiancata in alcuni casi da sistemi più potenti per usi intensivi.
Lo studio racconta che si stanno sviluppando anche hub di ricarica condivisi tra più aziende, collocati in punti strategici della filiera agroalimentare come cooperative o centri di trasformazione.
Un’altra soluzione, ancora in fase di sviluppo, sono le infrastrutture di ricarica mobile: unità installate su mezzi trasportabili, come camion o rimorchi, che possono essere spostate dove serve. Questa opzione è utile per aziende con terreni distanti tra loro, attività stagionali o siti remoti, dove installare infrastrutture fisse non sarebbe conveniente.
Più sperimentale è il battery swapping, cioè la sostituzione rapida delle batterie scariche con altre già cariche, che promette tempi di fermo ridotti ma richiede standardizzazione e investimenti iniziali consistenti.
L’integrazione con rinnovabili e accumuli
Anche per il settore agricolo, l’integrazione dei mezzi elettrici con le rinnovabili apre prospettive interessanti. Le aziende agricole dispongono spesso di superfici adatte al fotovoltaico, e l’agrivoltaico può combinare produzione energetica e coltivazione. Inoltre, l’integrazione con sistemi di accumulo aumenta l’autonomia e rende più stabili i consumi.
Gli autori dello studio sottolineano il valore strategico delle batterie di seconda vita: una volta concluso l’impiego nei veicoli elettrici, conservano infatti una capacità residua tra il 70 e l’80% di quella originaria e ciò le rende ancora adatte a usi meno esigenti, come l’accumulo energetico nelle aziende agricole.
Anche il biometano, prodotto a partire da reflui zootecnici e sottoprodotti agricoli, può contribuire garantendo una fonte programmabile in grado di compensare l’intermittenza di FV ed eolico.
Smart grid in ambito rurale
L’elettrificazione dei mezzi agricoli si intreccia con una gestione dell’energia sempre più intelligente. Lo studio del MEEC indica alcune soluzioni che stanno emergendo e sono efficaci per rendere le aziende più autonome, efficienti e flessibili.
Tra questi ci sono i sistemi energetici bidirezionali che trasformano i mezzi elettrici in unità mobili di accumulo. Le batterie non servono solo per alimentare il lavoro in campo, ma possono anche restituire energia alla rete nei momenti di maggiore richiesta. Si tratta di soluzioni ancora in fase iniziale, ma con un potenziale rilevante.
Un altro elemento da considerare è la gestione dinamica dei consumi. Attraverso modelli di demand response, le aziende possono adattare l’uso dell’energia alla sua disponibilità e al suo costo, spostando le attività più energivore, così come la ricarica dei mezzi, nelle fasce orarie più convenienti.
A un livello più avanzato si collocano le microgrid rurali, sistemi locali che integrano produzione rinnovabile, accumulo e controllo digitale. Possono funzionare anche in modo autonomo rispetto alla rete principale, combinando fotovoltaico, agrivoltaico e altre fonti con batterie e sistemi di gestione in tempo reale. La loro diffusione è ancora limitata per gli investimenti iniziali e per la necessità di competenze tecniche adeguate.
Vantaggi e incentivi
Secondo lo studio, nonostante le difficoltà, i vantaggi dei mezzi agricoli elettrici considerati sono interessanti.
I motori elettrici offrono rendimenti superiori rispetto a quelli tradizionali e consentono maggiore precisione operativa.
La minore manutenzione e la riduzione dei guasti aumentano l’affidabilità, mentre i costi operativi più contenuti possono compensare nel tempo l’investimento iniziale. In molti casi, spiegano gli autori, il tempo di ritorno dell’investimento si colloca tra i 5 e gli 8 anni, con tempi più brevi quando si utilizza energia autoprodotta o nel caso dei robot autonomi, che possono rientrare in 2 o 3 anni.
Sul fronte degli incentivi, manca in Italia un sostegno diretto specifico per i mezzi agricoli elettrici. Tuttavia, esistono strumenti che ne favoriscono l’adozione in modo indiretto come il Piano Transizione 5.0 e il credito d’imposta 4.0 che premiano gli investimenti in tecnologie efficienti e interconnesse.
Anche il nuovo regime di ammortamento maggiorato introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 consente ulteriori vantaggi fiscali.
A questi si aggiungono contributi come il bando ISI INAIL per il rinnovo delle macchine e strumenti di finanza agevolata come ISMEA e Nuova Sabatini.
Un ruolo importante è svolto anche dai programmi regionali della Politica Agricola Comune, che in molti casi includono i mezzi a zero emissioni.
Ciò che emerge dallo studio è una situazione in cui le tecnologie esistono e in alcuni segmenti sarebbero anche pronte per il mercato, ma restano ostacoli legati a costi, infrastrutture e organizzazione della filiera. La velocità con cui verranno superati determinerà il ruolo dell’elettrificazione nel futuro dell’agricoltura italiana.
- Lo studio (pdf)


























