In UK fotovoltaico da balcone in risposta alla crisi energetica

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Il governo britannico accelera per rendere disponibili più pannelli "plug-in" nei negozi del Paese. La misura si unisce alle nuove regole di efficienza per le abitazioni e all'anticipazione delle aste Fer.

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La crisi energetica dovuta al blocco dello stretto di Hormuz sta mettendo a nudo tutta la fragilità dei vecchi schemi di approvvigionamento basati sulle fonti fossili.

Abbiamo raccontato di come il Pakistan stia utilizzando il fotovoltaico per “aggirare” lo stallo, ma anche in Europa si prova ad affrontare questa ennesima crisi. Stavolta parliamo del Regno Unito.

In un comunicato diramato il 24 marzo, il governo britannico ha fatto sapere di aver accelerato nella diffusione di pannelli solari “plug-in”, il modello di fotovoltaico dal costo ridotto che le famiglie possono installare sui balconi o negli spazi esterni.

L’elettricità solare può essere utilizzata direttamente tramite una presa di corrente come qualsiasi altro dispositivo, senza particolari costi di installazione, riducendo la quantità di elettricità prelevata dalla rete e abbassando le bollette.

“L’attuale conflitto è l’ennesimo avviso che ci dice che l’unica strada per la sicurezza e la sovranità energetica del Regno Unito è porre fine alla dipendenza dai mercati dei combustibili fossili e accelerare la transizione verso un’energia pulita prodotta internamente”, si legge nella nota.

Entro “pochi mesi” i pannelli FV “plug-in” saranno disponibili nei negozi. Rivenditori come Lidl e Amazon, insieme a produttori come EcoFlow, stanno “collaborando con il governo per consentire l’introduzione di questi prodotti sul mercato britannico”.

Si tratta ovviamente di un’iniziativa dall’impatto relativo, un piccolo pezzo di un mosaico più ampio di provvedimenti già intrapresi dal governo britannico per accelerare la transizione verso le energie rinnovabili in risposta al conflitto.

La scorsa settimana si è deciso che l’asta annuale governativa per le rinnovabili sarà anticipata a luglio. L’ultima tornata è stata la più grande di sempre e, insieme alla precedente, è stata confermata la disponibilità di energia rinnovabile sufficiente per alimentare 23 milioni di abitazioni.

A ciò si aggiungono le nuove norme entrate in vigore ieri che attuano il “Future Homes Standard”, che includono misure in grado di garantire che la maggior parte delle nuove abitazioni sia costruita con costi di gestione inferiori, pannelli solari e sistemi di riscaldamento rinnovabile di serie.

Queste misure sulle nuove abitazioni potrebbero far risparmiare alle famiglie, secondo stime del governo Uk, fino a 830 sterline all’anno rispetto a un’abitazione standard con una classe energetica C. Ciò garantirà inoltre una riduzione delle emissioni di almeno il 75% rispetto alle abitazioni costruite secondo gli standard del 2013.

L’impatto del fotovoltaico plug-in

I sistemi solari plug-in sono già ampiamente utilizzati nelle case europee, con la Germania leader del settore con circa mezzo milione di nuovi dispositivi collegati ogni anno.

Abbiamo approfondito l’argomento anche in una puntata specifica di Cambia Energia, il podcast di QualEnergia.it (Diventare micro-prosumer con il fotovoltaico da balcone).

Questi sistemi, composti solitamente da uno due moduli fotovoltaici, con potenze complessive di circa 400-800 Wp, si collegano direttamente a una presa di corrente domestica dedicata, con costi di installazione molto ridotti.

Secondo alcuni modelli predittivi realizzati da SolarPower Europe, in alcuni Paesi europei un sistema plug-in può coprire fino al 20-25% del fabbisogno elettrico annuale di una famiglia, con un tempo di ritorno dell’investimento tra 2 e 6 anni, a seconda del suo costo, delle dimensioni del sistema, dell’irraggiamento locale e dell’efficienza del sistema.

In un anno, un impianto da 800 Wp a Madrid, con inclinazione di 35° ed esposto a sud, può produrre circa 1.200 kWh di elettricità, cioè quasi un terzo del fabbisogno annuale di elettricità di una famiglia di due persone, di cui il 93% è destinato all’autoconsumo.

Berlino, lo stesso impianto produrrà circa 900 kWh nell’arco dell’intero anno, pari al 20% del fabbisogno annuale di elettricità dello stesso tipo di famiglia, con un tasso di autoconsumo del 99%.

Considerando le perdite dovute all’orientamento verticale, all’ombreggiamento e ad altri fattori, si stima che la produzione effettiva sia il 30-60% più bassa, poiché le condizioni ottimali si verificano raramente.

Questo si tradurrebbe in una produzione FV media reale tra i 400 e gli 800 kWh l’anno, capace di fornire il 10-20% del fabbisogno annuale di una famiglia in Spagna e l’8-13% in Germania, ha rilevato SolarPower Europe.

Il FV da balcone in Italia

La diffusione di questi impianti in Italia è difficile da quantificare, a causa della carenza di dati ufficiali. Dal punto di vista della regolamentazione, secondo le normative Arera, nel nostro Paese si distingue tra:

  • impianti fotovoltaici plug and play veri e propri, con potenza inferiore o uguale a 350 Wp;
  • mini impianti fotovoltaici con potenza superiore a 350 Wp e inferiore a 800 Wp.

Per entrambi questi sistemi a livello nazionale è stato definito un iter semplificato di connessione: è sufficiente inviare al distributore la Comunicazione Unica senza versare alcun corrispettivo. Per i mini impianti, tuttavia, si dovrà allegare anche il Regolamento d’esercizio.

Non è inoltre previsto che venga sottoscritto un contratto di dispacciamento “considerando le dimensioni ridotte, l’utilizzo sostanzialmente diretto all’autoconsumo e le eventuali trascurabili immissioni nella rete nazionale”, spiega l’Autorità. “Nel caso di produzione eccedente l’autoconsumo potrà immettere energia elettrica in rete, purché nei limiti massimi di 800 W e rinunciando a qualsiasi remunerazione per l’energia eventualmente immessa”.

Per quanto riguarda il range di prezzo per questi impianti in Italia, la forbice è tra 400 e 800 € in funzione della tipologia di moduli che si utilizzano. Se si va verso pannelli più leggeri, maggiormente indicati per le ringhiere dei balconi, il costo può aumentare.

Molto dipenderà però dalla disponibilità degli spazi e dalla posizione. Ci possono essere variazioni di prezzo anche rilevanti in base alla potenza che si desidera, ad eventuali specificità installative e alla presenza o meno di sistemi di accumulo.

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