Abbiamo di fronte una sfida enorme: per evitare gli effetti più disastrosi del cambiamento climatico e raggiungere i target europei, nel campo dell’energia dobbiamo fare in tempi strettissimi una ristrutturazione tecnologica senza precedenti.

Potrebbe essere fatale continuare a investire in tecnologie da abbandonare al più presto, come il gas, rincorrere soluzioni poco mature e incerte, come la cattura della CO2 o, peggio, affidarsi a idee ancora in fase sperimentale, come la fusione nucleare.

Bisogna “fare in fretta quello che sappiamo fare già ora”, cioè dispiegare fonti già mature come le rinnovabili, fotovoltaico in testa. Un vettore chiave come l’idrogeno, se può essere prezioso quando prodotto da Fer e usato nel modo giusto, può diventare però controproducente per la transizione energetica se prodotto in maniera “sporca” o se utilizzato in maniera inefficiente, ad esempio miscelandolo al gas.

Questa, in estrema sintesi, la visione fornitaci nella video-intervista (video qui sotto e trascrizione integrale qui) con Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del Cnr e autore di vari saggi sulla transizione energetica, tra cui il nuovo Emergenza energia, non abbiamo più tempo” (Edizioni Dedalo, settembre 2020).

Nell’intervista, tra le altre cose, Armaroli spiega che tagliare del 55% delle emissioni entro il 2030 vuol dire che “moltiplicare per 9 lo sforzo” dato che, dovendole diminuire del 45% in 9 anni dai livelli attuali, dobbiamo effettuare una riduzione tre volte maggiore in un terzo del tempo, rispetto a quanto fatto dal ‘90.

In questa sfida finte soluzioni “ponte” come il gas per Armaroli “sono parte del problema” e anche l’idrogeno cosiddetto blu, prodotto cioè da metano con cattura della CO2 risultante dal processo, rischia di essere un boomerang.

L’unica strada sostenibile per l’idrogeno, sottolinea, è produrlo con rinnovabili, ma allora bisogna accelerare su questo fronte e “i 5GW aggiuntivi al 2026 citati nel Pnrr sono troppo poco, serve almeno cinque volte tanto e al 2030 dieci volte tanto”.

Pessima poi l’idea di miscelare l’idrogeno al metano nelle condotte: oltre agli ostacoli tecnici, questo vettore non va usato dove ci sono già soluzioni pulite alternative, come nella mobilità leggera o nel riscaldamento. Scaldare un edificio con l’idrogeno verde, ad esempio, sarebbe una follia in termini energetici: “richiederebbe cinque volte più elettricità rispetto a usare una pompa di calore”.