Un nuovo ostacolo sarebbe pronto ad alzarsi contro l’installazione delle fonti rinnovabili in Italia, con un divieto esplicito nel disegno di legge cosiddetto “Coltiva Italia” di espiantare o abbattere gli ulivi, nel solo caso in cui si vogliano realizzare impianti come quelli eolici e fotovoltaici.
L’ostacolo è stato un po’ smussato rispetto alla versione iniziale: ora si è precisato che il divieto non si applica se gli ulivi sono reimpiantati nello stesso sito o trapiantati in terreni limitrofi al sito originario.
È quanto prevede la nuova formulazione dell’emendamento 5.11 approvato nel pomeriggio di ieri, giovedì 17 giugno, dalla commissione Agricoltura della Camera, che ha terminato l’esame in sede referente del disegno di legge C. 2670 recante “Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo”, collegato alla manovra finanziaria per il 2025. Il testo ora passa all’Aula.
L’emendamento è stato proposto dal leghista Mirco Carloni, relatore del provvedimento e presidente della stessa commissione Agricoltura. Resta però la logica “anti rinnovabili” del testo iniziale, perché le disposizioni si applicano esclusivamente agli impianti Fer.
L’emendamento, come anticipato mercoledì 16 giugno da QualEnergia.it, inserisce l’articolo 1-bis, intitolato “Tutela degli oliveti destinati a regimi di qualità”, al decreto legislativo luogotenenziale n. 475 del 27 luglio 1945.
Di seguito il testo letterale riformulato:
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Al fine di tutelare la sicurezza alimentare, salvaguardare il patrimonio olivicolo e forestale nazionale, garantire la tutela delle produzioni nazionali, non è consentito l’espianto o l’eradicazione di piante di olivo destinate alla produzione di oli di oliva a denominazione di origine protetta, indicazione geografica protetta o comunque rientranti nei regimi di qualità riconosciuti dalla normativa dell’Unione europea e nazionale, qualora finalizzati alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.
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Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano nel caso in cui le piante di olivo di cui al medesimo comma 1 siano reimpiantate nello stesso sito o siano trapiantate in terreni limitrofi al sito originario, secondo le modalità stabilite dalle leggi regionali.
I commenti delle associazioni
Prima della votazione e della modifica, che comunque non cambia il taglio “anti Fer” del testo, anche se ne mitiga gli effetti, si erano sollevate diverse critiche alla proposta di Carloni, a partire da Legambiente.
Il suo presidente nazionale, Stefano Ciafani, sentito da QualEnergia.it, ha bollato l’emendamento come puramente “ideologico”, perché la sua portata è circoscritta alle sole fonti rinnovabili senza menzionare altre opere e infrastrutture (energetiche e non) come gasdotti, strade e così via.
In sostanza: non posso espiantare un ulivo per installare un parco fotovoltaico, ma posso espiantare quella stessa pianta per costruire, ad esempio, un capannone.
Anche il Coordinamento Free, per voce del presidente Attilio Piattelli, ha parlato di un “intervento selettivo contro le fonti rinnovabili”, invocando regole omogenee per rafforzare la tutela degli uliveti di qualità, valide per tutte le opere che comportano consumo di suolo o rimozione di colture agricole pregiate.
In definitiva, come evidenziato da Ciafani, rischia di ripetersi lo stesso errore del decreto Agricoltura, che ha bloccato lo sviluppo del fotovoltaico a terra in zone agricole ma non ha impedito di occupare suolo in quelle stesse aree con altri interventi di pianificazione urbanistica (capannoni, edifici commerciali…).
Mentre l’esame del ddl in commissione Agricoltura era ancora in corso, Anie Rinnovabili scriveva in una nota che dopo il decreto Agricoltura “si torna a rischiare un restringimento degli spazi disponibili per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili nelle aree agricole, senza indicare dove e come realizzare la capacità necessaria a raggiungere gli obiettivi del Pniec”.
L’associazione “ribadisce che la tutela delle produzioni di eccellenza – Dop, Igp, Docg – non è in discussione e che rappresenta un pilastro dell’identità agroalimentare italiana”, ma utilizzare questa tutela “come argomento per limitare in modo generalizzato l’innovazione e la diversificazione del reddito agricolo è una scelta che indebolisce, non protegge, il settore primario”.
Secondo Anie Rinnovabili, inoltre, in Italia ci sono “ampie superfici oggi improduttive o in stato di abbandono, a partire dalle aree colpite dalla Xylella, che potrebbero essere valorizzate con soluzioni integrate” tra cui piantumazione, ricollocazione degli uliveti e installazione di impianti agrivoltaici.
Sul tema era intervenuta anche una nota congiunta di Elettricità Futura, Anev e Italia Solare, precisando che “l’introduzione di un divieto assoluto rischia di generare effetti non intenzionali e non proporzionati, generando incertezza autorizzativa e rallentamenti nello sviluppo di progetti strategici per la sicurezza energetica nazionale (…)”.
Le tre associazioni quindi “auspicano l’apertura di un confronto con il governo e con le amministrazioni competenti per individuare soluzioni condivise, che consentano di tutelare il patrimonio olivicolo nazionale senza compromettere lo sviluppo delle energie rinnovabili”.
Tutte queste pressioni, al momento, come si è visto hanno ottenuto solamente un correttivo di piccola entità.
- Emendamento approvato (pdf)





























