Reti, regole e finanza: così le rinnovabili diventano sviluppo

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Con milioni di persone che sono ancora senza elettricità, Irena propone 40 innovazioni sistemiche per integrare rinnovabili, resilienza climatica e sviluppo socio-economico, soprattutto nei Paesi emergenti e nei Pvs.

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Il processo di transizione energetica procede con decisione: le fonti rinnovabili sono sempre più diffuse, i costi sono sempre più bassi e aumentano le competenze tecniche.

Eppure, più di 650 milioni di persone nel mondo vivono ancora senza accesso all’elettricità, mentre molte altre devono fare i conti con forniture intermittenti e inaffidabili che limitano lo sviluppo economico e i servizi essenziali.

Da questa contraddizione prende le mosse il nuovo report Irena “Innovation landscape for sustainable development powered by renewables” (link in basso), che propone una visione della transizione energetica come leva strutturale per migliorare la resilienza dei sistemi elettrici, garantire accesso universale all’energia e sviluppo sostenibile inclusivo, soprattutto nei Paesi emergenti.

Lo scopo dell’indagine è mostrare come le rinnovabili, se combinate con innovazioni tecnologiche, ma soprattutto regolatorie, finanziarie e di governance, possano diventare uno strumento per costruire sistemi elettrici resilienti.

Le innovazioni per una transizione completa

Secondo Irena, dovremmo smettere di chiederci se la transizione sia “possibile” (solare ed eolico sono oggi le fonti di elettricità più economiche nella maggior parte delle regioni del mondo), ma dovremmo iniziare invece a interrogarci su come realizzarla in modo equo e condiviso. La sola disponibilità tecnologica infatti non garantisce risultati duraturi sul piano sociale ed economico.

Il report introduce il concetto di “innovazione sistemica”, sottolineando che le soluzioni realmente efficaci emergono dall’integrazione tra tecnologia, regolazione, modelli di mercato, pianificazione e governance.

È un messaggio ai decisori pubblici: non esiste una soluzione univoca, ma strategie da costruire su misura, tenendo conto delle caratteristiche dei sistemi elettrici, delle risorse disponibili e dei contesti socio-culturali.

Gli analisti hanno mappato 40 innovazioni pensate per aiutare i policy maker a combinare strumenti diversi in funzione di due obiettivi prioritari:

  • costruire sistemi elettrici resilienti, capaci di integrare alte quote di rinnovabili e di resistere a eventi climatici estremi;
  • espandere l’accesso all’energia, trasformandolo in un motore di sviluppo locale inclusivo.

Queste innovazioni spazianodagli accumuli alle mini-grid rinnovabili, dai modelli di pay-as-you-go alle comunità energetiche, fino a nuovi strumenti regolatori e di pianificazione integrata.

In particolare, parlando di modelli di business, il pay-as-you-go ha dimostrato di poter superare le barriere economiche all’accesso, rendendo sostenibile la diffusione di servizi elettrici anche tra le fasce di popolazione a basso reddito.

In sintesi si tratta di una metodologia di finanziamento che consente agli utenti finali di pagare l’energia (soprattutto solare) in rate settimanali o ogni volta che hanno liquidità finanziaria: i consumatori effettuano quindi una serie di pagamenti per acquistare unità di tempo per l’utilizzo dell’energia.

Uno degli strumenti chiave di pianificazione è invece la coordinazione tra estensione della rete e soluzioni decentralizzate (harmonised grid and off-grid planning).

Il report cita esempi di Paesi come Kenya e Rwanda, in cui strategie di pianificazione integrata hanno permesso di combinare in modo dinamico estensione della rete, mini-grid rinnovabili e sistemi stand-alone: questo approccio ha contribuito a far salire i tassi di accesso all’elettricità rispettivamente al 78% e al 75%, partendo da livelli a una cifra di circa 15 anni fa.

Quanto alle mini-grid rinnovabili, queste consentono di portare elettricità affidabile in aree non servite o scarsamente connesse alla rete, spesso con tempi e costi inferiori rispetto all’estensione infrastrutturale tradizionale.

Gli analisti evidenziano che per ridurre il rischio degli investimenti e per accelerarne la diffusione servono quadri regolatori chiari su concessioni, tariffe, qualità del servizio e regole di interconnessione futura con la rete.

Tra i nuovi strumenti regolatori necessari Irena include anche meccanismi tariffari più flessibili, in grado di incentivare l’uso efficiente dell’energia, ridurre i picchi di domanda e valorizzare la flessibilità fornita da utenti e prosumer.

Ad esempio tariffe time-of-use (a fascia oraria) introdotte in sei Paesi dell’Africa occidentale hanno incentivato lo spostamento dei consumi fuori dalle ore di punta, riducendo il ricorso a capacità di backup costosa e migliorando l’economicità del sistema.

Un ruolo cruciale verrà giocato anche dall’evoluzione delle aste per le rinnovabili: queste non devono limitarsi più soltanto al prezzo più basso ma includere anche requisiti di occupazione locale, sviluppo di filiere nazionali e benefici per le comunità. Irena le definisce “aste con criteri socio-economici“.

Un uso più efficiente della rete

Altro passaggio fondamentale rimarcato nell’indagine è che rafforzare la resilienza delle reti non significa necessariamente costruire nuove infrastrutture. In molti casi l’innovazione consente di sfruttare meglio quelle esistenti.

Il dynamic line rating, ad esempio, permette di aumentare la capacità di trasmissione dal 10% fino al 50% semplicemente monitorando in tempo reale parametri meteorologici come temperatura e velocità del vento.

Allo stesso modo, l’uso di batterie come virtual power lines consente di sbloccare nuova capacità rinnovabile evitando la costruzione di nuove linee, riducendo tempi, costi e conflitti territoriali.

Lo stoccaggio energetico ha quindi un ruolo centrale, dalle batterie utility-scale a quelle distribuite, fino alle soluzioni di accumulo di lunga durata, fondamentali per gestire sistemi con alte quote di solare ed eolico.

Il report si chiude con otto priorità strategiche per creare un ambiente favorevole all’innovazione: dallo sviluppo di competenze e filiere locali alla riforma dell’architettura finanziaria internazionale, dalla cooperazione regionale al coinvolgimento diretto di cittadini e comunità.

Senza affrontare questi nodi strutturali, avverte Irena, il rischio è una transizione incompleta e diseguale. Il messaggio finale è chiaro: gli strumenti esistono già, la vera sfida è politica e istituzionale.

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