ReCommon diffida SACE sulle garanzie pubbliche al progetto di Gnl in Mozambico

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L'associazione chiede all’agenzia italiana per il credito all’esportazione di non assicurare "Rovuma LNG". Nuove analisi internazionali stimano in 6 miliardi di dollari il sostegno finanziario pubblico complessivo italiano alle fonti fossili all'estero nel periodo 2023-25.

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ReCommon ha annunciato il 5 novembre l’invio di una diffida a SACE, al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e a quello degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

L’associazione non profit italiana, che monitora i flussi finanziari pubblici e privati e gli impatti ambientali legati a settori come quello dei combustibili fossili, chiede all’agenzia italiana per il credito all’esportazione di non assicurare Rovuma LNG, progetto di gas naturale liquefatto (Liquefied Natural Gas, LNG) in Mozambico.

SACE, da parte sua, sta valutando il progetto, senza averne annunciato l’approvazione.

Intanto, l’Istituto internazionale per lo sviluppo sostenibile (l’International Institute for Sustainable Development, IISD), Oil Change International e Friends of the Earth Stati Uniti hanno stimato in un’analisi (pdf) del 27 ottobre 6 miliardi di dollari di finanza pubblica italiana internazionale messa a disposizione per le fonti fossili nel periodo 2023-2025 sotto forma di finanziamenti, assicurazioni e garanzie all’estero.

È il valore più alto fra i Paesi firmatari esaminati del Partenariato per la transizione verso l’energia pulita (Clean Energy Transition Partnership, CETP), nato a Glasgow durante la Conferenza delle Parti di cinque anni fa (COP 2021), come mostra il grafico, tratto dal rapporto.

SACE e le garanzie finanziarie alle fossili dell'ItaliaUna garanzia ancora da decidere

In una nota del 16 ottobre, SACE scrive che “sta valutando l’opportunità di copertura assicurativa relativa al Progetto Rovuma LNG”. L’operazione riguarda liquefazione, stoccaggio e terminale marino, ma non l’estrazione sottomarina.

Non sono di dominio pubblico il richiedente, l’importo della possibile copertura, i beneficiari e l’eventuale garanzia statale. ReCommon chiede maggiore trasparenza e contesta soprattutto l’ipotesi che la valutazione ambientale e sociale relativa alla copertura assicurativa possa limitarsi agli impianti di liquefazione, senza esaminare adeguatamente anche le attività estrattive e le infrastrutture collegate.

La politica italiana successiva a Glasgow limita il nuovo sostegno pubblico internazionale all’esplorazione e produzione di petrolio dal 2023 e di gas dal gennaio 2026, ma prevede eccezioni e non applica lo stesso divieto a ogni infrastruttura di trattamento. In altre parole, non si configura una violazione automatica, ma è da chiarire perché Rovuma sarebbe ammissibile e come SACE valuti le connessioni con l’estrazione.

Eni, Saipem e la presenza dello Stato

Rovuma LNG è un progetto previsto lungo la costa settentrionale del Mozambico, con ExxonMobil come operatore delegato ed Eni fra i partner indicati nei precedenti comunicati. Il 30 ottobre, tuttavia, ExxonMobil ha annunciato un accordo per aumentare al 50% la propria partecipazione, attraverso un’operazione che comporta uno scambio di interessi con Eni, di cui resta da chiarire quale sia l’esatta partecipazione residua.

Gli impianti sulla penisola di Afungi dovrebbero produrre fino a 18,6 milioni di tonnellate annue di gas liquefatto, con avvio previsto nel 2031, dopo una decisione finale d’investimento non ancora assunta. ExxonMobil stima circa 150 miliardi di dollari di entrate pubbliche mozambicane nell’arco di trent’anni.

Il coinvolgimento dello Stato italiano assume forme diverse. SACE è interamente partecipata dal MEF; Eni ha fra gli azionisti il Ministero delle Finanze, direttamente e tramite Cassa Depositi e Prestiti (CDP); Eni e CDP Equity sono invece gli azionisti di riferimento di Saipem.

Il 7 agosto, Saipem ha firmato, alla guida di un raggruppamento, una lettera d’intenti da 32 milioni di dollari per attività preliminari relative agli impianti di liquefazione a terra e il 10 settembre ha annunciato con Jan De Nul un secondo accordo preliminare, da circa 11 milioni di euro, per infrastrutture sottomarine destinate a trasportare il gas dai giacimenti agli impianti costieri. L’assegnazione definitiva dei contratti principali dipende però dalla decisione finale d’investimento e dalle autorizzazioni necessarie.

I due importi, al momento, non permettono di stimare l’eventuale copertura assicurativa SACE, il cui valore non è stato reso pubblico.

Cabo Delgado: comunità, sicurezza ed emissioni

Gli impianti sorgerebbero a Cabo Delgado, provincia segnata da un’insurrezione armata dal 2017. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel luglio 2026, il Mozambico contava 663.769 sfollati interni, il 68% dei quali nella provincia dell’impianto. ReCommon riferisce che il parco industriale condiviso con Mozambique LNG ha comportato il trasferimento di 643 famiglie.

Lo studio ambientale originario risale al 2014, aggiornato nel 2026 dal proponente con dei documenti integrativi. ReCommon ne contesta l’adeguatezza e chiede di valutare gli impatti cumulativi di pozzi, gasdotti, terminali, opere portuali e reinsediamenti, comprese le infrastrutture condivise con Mozambique LNG di TotalEnergies.

“Abbiamo avuto esperienza diretta di tutte le gravi criticità associate al progetto, sia sotto il profilo sociale che ambientale”, ha detto Simone Ogno di ReCommon dopo una missione a Cabo Delgado nel luglio 2026. L’associazione riferisce lamentele delle comunità su compensazioni, libertà di movimento e sicurezza.

Anche le emissioni sono controverse: lo studio del 2014 stimava circa 13 milioni di tonnellate annue di CO₂ equivalente per un progetto con sei treni di liquefazione, cioè altrettante linee industriali per trasformare il gas in liquido, e una capacità di 30 milioni di tonnellate annue.

Oggi, Rovuma prevede una capacità di 18,6 milioni di tonnellate, con compressori elettrici alimentati da una centrale a gas. La vecchia stima non è quindi direttamente applicabile. ReCommon chiede dunque una valutazione aggiornata delle emissioni complessive, comprese le dispersioni di metano durante l’estrazione, il trasporto e la liquefazione del gas.

Non risultano repliche pubbliche specifiche di SACE, Eni, ExxonMobil, Saipem o dei ministeri alla diffida su Rovuma LNG.

QualEnergia.it ha chiesto un commento ai soggetti interessati dalla diffida, ma al momento della pubblicazione di questo articolo, il 6 novembre, non abbiamo ancora ricevuto risposte.

Le altre garanzie pubbliche di SACE ai progetti fossili

Nei dati SACE per il 2024 figurano una copertura da 660,55 milioni di euro per la seconda fase di sviluppo del giacimento di gas naturale Sakarya, nel Mar Nero turco, che prevede la realizzazione di 10 nuovi pozzi di estrazione, e una garanzia da 527 milioni di dollari per la centrale a gas Mexicali Oriente, in Messico.

Nel 2025, risultano circa 1,176 miliardi di euro per una centrale a gas in Ungheria, 440 milioni per un progetto gas in Angola e 600 milioni di dollari per un impianto petrolchimico saudita. Tutti questi sono importi assicurati, non somme già erogate dallo Stato.

Tuttavia, tali garanzie comportano un’esposizione finanziaria potenziale e impegnano parte della capacità pubblica di copertura dei rischi, soggetta a limiti stabiliti per legge. Hanno quindi anche un costo-opportunità, nel senso che quella capacità viene destinata a progetti fossili anziché per iniziative più coerenti con la transizione energetica e gli impegni climatici italiani.

La distanza dagli impegni di Glasgow

Per Rovuma, la decisione assicurativa deve ancora arrivare, ma senza conoscere importo, beneficiari e condizioni non si può misurare l’esposizione potenziale dello Stato. Senza valutare le infrastrutture connesse è aperta anche la domanda sollevata da ReCommon, su fino a che punto sia possibile assicurare la liquefazione separandola dall’estrazione del gas.

Resta il fatto che, secondo IISD, Oil Change International e Friends of the Earth Stati Uniti, i firmatari della partnership di Glasgow hanno ridotto il sostegno pubblico internazionale ai combustibili fossili del 72-80% rispetto alla media annua 2019-2021.

L’Italia è però il maggiore finanziatore nel triennio 2023-2025, con 6 miliardi di dollari, contro i 2,5 miliardi della Germania e gli 1,6 della Svizzera. Insieme al Portogallo, è inoltre l’unico Paese a ricevere la valutazione più negativa sia per le politiche delle agenzie di credito all’esportazione sia per quelle degli istituti di finanziamento dello sviluppo.

L’intesa del 2021 è un impegno politico, non un divieto legale automatico per ogni garanzia, ma il Pniec attribuisce al gas un ruolo ancora preponderante nella sicurezza degli approvvigionamenti. La questione sempre aperta è la coerenza delle nuove infrastrutture con la riduzione delle emissioni e con la promessa di indirizzare i fondi pubblici verso le energie pulite (Elettricità Futura, lo scontro con Eni e la strategia per ridurre il peso del gas).

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