Il consiglio regionale del Piemonte ha dato il via libera alla nuova legge quadro dedicata all’autoconsumo. Il testo, composto da 13 articoli (link in basso), punta a “consolidare e ampliare il ruolo delle Cer, sostenendo al contempo la nascita di nuovi progetti locali”, si legge in una nota del 4 dicembre.
Si tratta di una proposta trasversale rispetto ai partiti politici, che sostituirà la vigente normativa del 2018 sulla materia, “che aveva fatto del Piemonte una regione pioniera nelle Cer, oggi già 154”.
Intanto il Mase è tornato a spiegare le ragioni sul taglio dei fondi Pnrr alle Cer, nel corso di un’interrogazione parlamentare condotta oggi (11 dicembre) alla X commissione Attività produttive della Camera. Il sottosegretario Claudio Barbaro, in sostanza, ha confermato che il taglio è stato messo in atto per una questione di tempi, in modo da rispettare le scadenze del piano e non rischiare di perdere una fetta delle risorse.
Quanto alle legge piemontese, all’articolo 3, comma 2, si stabilisce che la Giunta regionale e gli enti locali individuino, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, i tetti degli edifici pubblici e le aree pubbliche da mettere a disposizione, anche di terzi, per l’installazione degli impianti a servizio delle Cer.
“Un passo concreto verso la rimozione di uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle comunità energetiche: la disponibilità di spazi idonei e immediatamente utilizzabili”, ha commentato Italia Solare.
La Regione, inoltre, secondo l’articolo 4 dovrà sostenere Cer e gruppi di autoconsumatori (sia da costituire sia già presenti sul territorio) con contributi e altri strumenti finanziari, compresi i fondi rotativi.
In quest’ottica si potrà concorrere alle spese per:
- studi di fattibilità;
- progettazione, avvio e predisposizione della documentazione contrattuale;
- progettazione, acquisto e installazione degli impianti;
- sistemi di misura, gestione intelligente dell’energia o stoccaggio.
Prevista anche l’incentivazione diretta agli enti locali che parteciperanno alle comunità energetiche, in qualità di produttori con impianti propri.
La Regione dovrà inoltre istituire uno sportello apposito per fornire supporto e assistenza, eventualmente in collaborazione con enti pubblici o partecipati operanti nel settore delle energie rinnovabili.
Per l’attuazione della legge sono previsti 1,2 milioni di euro tra il 2026 e il 2027, coperti da risorse della Regione, mentre dal 2028 le coperture saranno definite annualmente con la legge di bilancio.
Il punto di vista del Mase sui tagli alle Cer
Riguardo alla citata interrogazione, il deputato Vicinio Peluffo (Pd) aveva chiesto all’esponente di governo se la riduzione dei fondi da 2,2 miliardi a 795,5 milioni (-64%), combinata alla chiusura dello sportello il 30 novembre e all’assenza di prospettive per nuovi finanziamenti strutturali, determinasse nei fatti una “chiusura anticipata” della politica a sostegno delle comunità energetiche e una dispersione delle progettualità già mature.
“Il riallineamento delle risorse Pnrr destinate alle Cer verso il fabbisogno effettivo ha garantito il rispetto delle scadenze del piano e di non perdere fondi europei consentendo di confermare l’intero budget previsto”, la replica del sottosegretario al Mase, Claudio Barbaro, in linea con quanto affermato dal ministero il 26 novembre sul tema.
“La dotazione di 2,2 miliardi – ha aggiunto – era stata definita nel 2021 sulla base di scenari diversi da quelli attuali, quando le simulazioni ipotizzavano un sostegno totalmente erogato sotto forma di prestiti a tasso zero fino al 100% dei costi ammissibili, una modalità rivelatasi poco conciliabile con la reale dinamica attuativa e con le effettive esigenze finanziarie delle potenziali iniziative progettuali Cer”.
In seguito alla richiesta di modifica complessiva del Pnrr del 2023, ha rimarcato Barbaro, è stato possibile trasformare la tipologia di sostegno da prestiti a contributi in conto capitale. “Tuttavia, per ottemperare alle norme Ue in materia di aiuti di Stato, questa variazione non poteva superare in misura massima il 40% dei costi ammissibili”.
Per questo “il fabbisogno effettivo di risorse Pnrr risultava molto inferiore seppur a parità di obiettivi sulle Cer. Per esempio si consideri che al 15 ottobre 2025, ossia a 17 mesi dall’apertura dello sportello, risultavano pervenute ben 16.300 domande per un totale di contributi richiesti per 475 milioni di euro a fronte dei 2,2 miliardi originari”.
La riduzione finanziaria non andrebbe quindi intesa, nelle intenzioni del governo, come un “adeguamento”, ma come un “riallinaemento” necessario per garantire “la piena utilizzazione delle risorse Pnrr destinate alle Cer, in coerenza con le tempistiche stringenti imposte dalle regole europee”.
“La rimodulazione operata – ha concluso Barbaro – ha avuto l’obiettivo di ricoprire integralmente le risorse effettivamente impegnabili entro il 30 giugno 2025 in base a dati e proiezioni del Gse e di reindirizzare l’eccedenza verso misure Pnrr ad avanzamento più rapido, in linea con il principio di salvaguardia dell’intero piano”.
Mantenere una dotazione teorica così elevata in assenza di progetti “concretamente attivabili” nei tempi utili avrebbe comportato il “rischio reale di lasciare inutilizzate risorse Ue”.
La spiegazione del sottosegretario non ha soddisfatto Peluffo, che ha sottolineato in particolare la mancanza di spiegazioni sulle conseguenze concrete per i territori che hanno investito tempo e risorse nella costruzione delle Cer.
Un punto sollevato, tra gli altri, anche da Italia Solare, critica verso il taglio: “Si tratta di una modifica di portata enorme, comunicata senza un’adeguata informazione pubblica e senza una guida operativa per chi sta completando le pratiche”, aveva commentato il presidente dell’associazione, Paolo Rocco Viscontini.





























