La Commissione europea ha presentato il 19 maggio il nuovo “Fertiliser Action Plan”, un pacchetto di misure con cui punta a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti di fertilizzanti nell’Unione, ridurre la dipendenza dalle importazioni e sostenere la competitività del settore agricolo europeo.
Il piano (link in basso) nasce in un contesto geopolitico estremamente instabile, segnato dalle tensioni internazionali e dalla volatilità dei prezzi del gas, materia prima essenziale per la produzione di fertilizzanti azotati.
Nel documento, la Commissione sottolinea come il comparto agricolo europeo sia stato messo sotto pressione negli ultimi anni prima dall’invasione russa dell’Ucraina e poi dalle recenti crisi in Medio Oriente, eventi che hanno provocato forti oscillazioni nei costi energetici e nei prezzi dei fertilizzanti.
L’esecutivo europeo propone quindi un insieme di azioni che spaziano dal rafforzamento della produzione interna di fertilizzanti all’incentivazione dell’economia circolare dei nutrienti, passando per il sostegno all’innovazione e allo sviluppo di alternative considerate più sostenibili, come i biofertilizzanti e il recupero di nutrienti dai rifiuti organici.
Bruxelles insiste inoltre sulla necessità di preservare la competitività degli agricoltori europei, evitando che i costi elevati degli input compromettano la produzione e la sicurezza alimentare del continente. Accanto agli strumenti industriali ed economici, il piano contiene riferimenti all’efficienza nell’uso dei nutrienti e all’agricoltura di precisione, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e limitare gli impatti ambientali.
Tuttavia, il documento ha immediatamente suscitato un certo scetticismo da parte di numerose organizzazioni ambientaliste e realtà della società civile, secondo cui la strategia della Commissione non affronterebbe le cause strutturali della dipendenza europea dai fertilizzanti sintetici e dai combustibili fossili, limitandosi piuttosto a consolidare il modello agricolo esistente.
Le critiche dell’European Environmental Bureau
Tra le critiche più dure c’è quella dell’European Environmental Bureau (Eeb), la principale rete europea di organizzazioni ambientaliste, che ha definito il piano comunitario una strategia incapace di emancipare davvero l’agricoltura europea dalla dipendenza fossile.
Secondo l’Eeb, il problema dei fertilizzanti non può essere affrontato esclusivamente come questione di approvvigionamento industriale o di competitività economica, perché alla base vi sarebbe una vulnerabilità sistemica costruita attorno all’uso massiccio di input chimici prodotti a partire dal gas naturale.
I fertilizzanti azotati sintetici, ricorda l’organizzazione, dipendono fortemente dal metano sia come fonte energetica sia come materia prima industriale, rendendo inevitabile il legame tra prezzi agricoli e mercati energetici globali. Per questo, secondo gli analisti, ogni nuova crisi geopolitica o energetica continuerà a ripercuotersi sui costi agricoli finché il modello produttivo resterà ancorato ai fertilizzanti fossili.
L’associazione accusa la Commissione di voler affrontare la questione principalmente aumentando disponibilità e accessibilità dei fertilizzanti, senza mettere realmente in discussione l’intensità chimica dell’agricoltura europea. Nel comunicato diffuso dopo la presentazione del piano, l’Eeb sostiene che l’Europa abbia già superato i limiti ecologici sostenibili per quanto riguarda l’azoto, con conseguenze pesanti su qualità delle acque, biodiversità, salute dei suoli e cambiamenti climatici.
L’organizzazione richiama anche il problema dell’eutrofizzazione di fiumi, laghi e aree costiere europee, oltre alle emissioni climalteranti legate alla produzione e all’uso dei fertilizzanti sintetici. Bocciata anche l’ipotesi di allentare alcuni vincoli ambientali, in particolare quelli collegati alla “Direttiva nitrati”, normativa europea del 1991 (Direttiva 91/676/CEE) orientata a ridurre l’inquinamento delle acque causato dai nitrati provenienti soprattutto dall’agricoltura intensiva.
Indebolire gli standard ambientali nel tentativo di alleggerire la pressione sugli agricoltori rischierebbe di aggravare ulteriormente la crisi ecologica in corso. L’Eeb propone invece una strategia basata sulla riduzione strutturale dell’uso di fertilizzanti sintetici, sul rafforzamento dell’agroecologia, sull’espansione dell’agricoltura biologica e sul riciclo dei nutrienti.
Tra le misure indicate figurano il maggiore utilizzo delle leguminose per la fissazione biologica dell’azoto, il sostegno ai fertilizzanti bio-based e una riduzione dell’intensità zootecnica, considerata una delle principali cause dell’eccesso di nutrienti nell’ambiente europeo.
La lettera alla Commissione
Le critiche dell’Eeb si inseriscono in un fronte più ampio di contestazione espresso nella lettera inviata il 12 maggio alla Commissione europea da 72 organizzazioni della società civile, associazioni ambientaliste, reti agricole e soggetti del mondo accademico.
Tra i firmatari figurano alcune delle principali realtà europee e internazionali, tra cui Greenpeace, Friends of the Earth Europe, BirdLife Europe, Climate Action Network Europe, Slow Food, ClientEarth, IFOAM Organics Europe e la stessa European Environmental Bureau.
Nella lettera (link in basso), indirizzato tra gli altri alla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera e ai commissari Christophe Hansen, Wopke Hoekstra e Jessica Roswall, le associazioni chiedono che il Fertiliser Action Plan segni “la fine della dipendenza dagli input fossili” del sistema agricolo europeo. I firmatari ricordano che l’Ue importa circa il 90% del gas naturale che consuma e circa il 30% dei fertilizzanti azotati, percentuale che durante la crisi energetica del 2022 è salita fino al 45%.
Secondo le organizzazioni, la risposta europea agli shock degli ultimi anni non avrebbe aumentato l’autonomia strategica del continente, lasciando il sistema agroalimentare vulnerabile alle oscillazioni dei mercati internazionali e continuando indirettamente a sostenere economie esportatrici di combustibili fossili.
La lettera insiste inoltre sugli impatti ambientali e sanitari associati ai fertilizzanti sintetici: inquinamento delle acque, perdita di biodiversità, degrado dei suoli, emissioni climalteranti e problemi sanitari legati all’esposizione ai nitrati. I firmatari citano anche studi che stimano in decine o centinaia di miliardi di euro ogni anno i costi ambientali e sanitari dei fertilizzanti azotati in Europa.
Da qui la richiesta di una svolta politica più netta verso pratiche agricole a basso input, agroecologia, agricoltura biologica e sistemi di riciclo dei nutrienti.
- Piano Ue Fertilizzanti (pdf)
- Lettera alla Commissione Ue (pdf)



























