Perché all’Europa serve una vera Unione dell’energia

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Prezzi elevati, dipendenza dal gas e infrastrutture insufficienti: von der Leyen annuncia un nuovo piano per integrare i mercati nazionali. Gli ostacoli ancora da superare e i possibili benefici per imprese e consumatori.

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La Commissione europea elaborerà un nuovo piano per il completamento dell’Unione dell’energia, con l’obiettivo di rafforzare l’integrazione dei mercati energetici nazionali, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e affrontare strutturalmente il problema dei prezzi elevati.

Lo ha annunciato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, intervenendo il 21 ottobre al Parlamento europeo durante il dibattito sulle conclusioni del Consiglio europeo del 15-16 ottobre, nel quale il tema del caro-energia è stato affrontato soprattutto in relazione alla competitività dell’economia comunitaria.

“Non solo siamo troppo dipendenti dai combustibili fossili esteri, con il gas che determina il prezzo, ma stiamo anche sprecando opportunità perché non abbiamo una vera Unione europea dell’energia”, ha affermato von der Leyen nel suo intervento ufficiale.

La presidente ha quindi annunciato che la Commissione svilupperà un piano dedicato, che dovrà intervenire su diversi aspetti dell’integrazione energetica, “dalle reti e dalle interconnessioni fino al potere contrattuale derivante dagli acquisti aggregati” di energia.

“Dobbiamo sfruttare molto meglio il potenziale che abbiamo”, ha aggiunto, senza tuttavia fornire indicazioni sulle tempistiche di presentazione del piano, sulle risorse disponibili o sui possibili interventi legislativi.

Una posizione condivisa dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, che nello stesso dibattito ha sottolineato la necessità di affiancare alle misure emergenziali contro il caro-energia soluzioni strutturali capaci di ridurre la vulnerabilità europea alle crisi internazionali. Dall’inizio della guerra in Medio Oriente, ha ricordato Costa, il costo dei combustibili fossili importati dall’Ue è aumentato di 106 miliardi di euro.

Tra le risposte immediate già adottate figurano il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, il rinvio dell’applicazione del regolamento sulle emissioni di metano e il rafforzamento del coordinamento negli acquisti energetici.

Tuttavia, secondo Costa, “le sole misure di emergenza non possono risolvere un problema strutturale”. La risposta deve quindi passare attraverso una maggiore produzione di energia all’interno dell’Unione, accompagnata dall’elettrificazione dei consumi e dalla modernizzazione delle reti.

A questo proposito, il presidente del Consiglio europeo ha evidenziato che nel 2025 l’Ue ha installato 80 GW di nuova potenza rinnovabile, mentre un quantitativo sei volte superiore risultava ancora in attesa di connessione. Da qui la necessità di accelerare gli investimenti infrastrutturali e completare il pacchetto legislativo europeo sulle reti.

Costa ha inoltre richiamato l’urgenza di modernizzare il sistema Ets e annunciato un nuovo vertice informale dei leader europei ad Alden Biesen, in Belgio, all’inizio di febbraio 2027, dedicato ai progressi sull’agenda della competitività e della difesa, nella quale il costo dell’energia occupa un ruolo centrale.

Che cosa significa “Unione europea dell’energia”

L’Unione dell’energia non è un progetto nuovo. La sua costruzione è stata avviata dalla Commissione europea nel febbraio 2015, con una strategia finalizzata a garantire ai cittadini e alle imprese energia sicura, sostenibile e a prezzi competitivi.

Il progetto si articola in cinque dimensioni:

  • sicurezza degli approvvigionamenti;
  • integrazione del mercato interno dell’energia;
  • efficienza energetica;
  • decarbonizzazione;
  • sostegno alla ricerca, all’innovazione e alla competitività.

L’obiettivo è superare progressivamente la frammentazione dei sistemi nazionali, favorendo la libera circolazione dell’energia tra gli Stati membri, il coordinamento delle politiche energetiche e un utilizzo più efficiente delle risorse disponibili.

Nel settore elettrico, l’integrazione dei mercati nazionali è già relativamente avanzata, grazie a regole comuni e meccanismi che coordinano gli scambi transfrontalieri di energia, soprattutto sui mercati all’ingrosso del giorno prima e infragiornalieri.

Il completamento del mercato unico resta però ostacolato da limiti infrastrutturali, congestioni delle reti, differenze tra i sistemi nazionali e insufficiente capacità di interconnessione, che impediscono di sfruttare pienamente i benefici economici degli scambi e contribuiscono a mantenere significative differenze nei prezzi dell’elettricità tra i Paesi europei.

Rafforzare l’Unione dell’energia significa quindi, concretamente, costruire e potenziare gli elettrodotti tra Paesi, coordinare gli investimenti nelle reti e permettere che l’elettricità prodotta nelle aree dove è più abbondante ed economica possa raggiungere più facilmente quelle dove la domanda è maggiore.

Un sistema maggiormente integrato consentirebbe, ad esempio, di sfruttare meglio la produzione fotovoltaica ed eolica, riducendo le congestioni e gli sprechi di energia rinnovabile e facilitando gli scambi tra mercati caratterizzati da differenti condizioni di produzione e consumo.

L’integrazione riguarda anche la sicurezza degli approvvigionamenti di gas, attraverso una maggiore diversificazione dei fornitori e il coordinamento degli acquisti, e la definizione di regole comuni per facilitare gli investimenti nelle tecnologie energetiche.

Il completamento del mercato energetico comune rappresenta uno degli obiettivi del Piano d’azione per un’energia a prezzi accessibili, presentato dalla Commissione nel febbraio 2025, che comprende interventi per lo sviluppo delle reti, l’accelerazione delle autorizzazioni e la diffusione dei contratti di approvvigionamento elettrico a lungo termine.

Da Letta a Gentiloni: il dibattito a NetZero Milan

La necessità di completare l’integrazione energetica europea è stata al centro anche di diversi interventi all’apertura di NetZero Milan, l’evento dedicato alla transizione energetica e alla competitività industriale organizzato da Fiera Milano.

“Il nostro problema strutturale è che siamo 27 [soggetti] di energia, non uno”, ha osservato Enrico Letta, presidente dell’Institut Jacques Delors, sottolineando come l’Europa, pur disponendo di una moneta unica, continui a essere caratterizzata da sistemi energetici e infrastrutture largamente organizzati su base nazionale.

Secondo l’ex presidente del Consiglio italiano, il completamento del mercato unico ha assunto una funzione che va oltre la competitività economica, diventando anche una questione di sicurezza e autonomia strategica.

L’indipendenza energetica europea, ha spiegato, non può fondarsi sui combustibili fossili importati, ma deve passare attraverso lo sfruttamento delle fonti disponibili all’interno dell’Unione, soprattutto rinnovabili, e la realizzazione delle interconnessioni necessarie a distribuirne i benefici tra gli Stati membri.

Anche Paolo Gentiloni, presidente del Global Advisory Council della Banca europea per gli investimenti, ha collegato il processo di decarbonizzazione alla necessità di rafforzare la sovranità europea.

“Un grande attore come l’Unione europea non può permettersi di non avere autonomia energetica“, ha affermato, ricordando come le crisi legate al gas russo e le tensioni geopolitiche abbiano evidenziato i rischi della dipendenza dagli approvvigionamenti esteri.

A quantificare i vantaggi economici dell’integrazione è stato Nicola Pesaresi, della Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea, che ha ricordato come, secondo una stima dell’Agenzia europea dei regolatori dell’energia (Acer), i benefici del mercato elettrico integrato ammontino a circa 34 miliardi di euro all’anno.

La valutazione, riferita al 2021, deriva dal confronto tra il funzionamento effettivo del mercato elettrico europeo e uno scenario ipotetico senza scambi transfrontalieri. Evidenzia quindi il valore economico della possibilità di utilizzare, attraverso le interconnessioni, l’energia disponibile nei diversi sistemi nazionali.

Pesaresi ha ricordato anche il contributo degli scambi tra Paesi alla sicurezza degli approvvigionamenti durante le recenti crisi energetiche, sottolineando tuttavia che la disponibilità di regimi di sostegno non è sufficiente a garantire lo sviluppo delle rinnovabili, se gli investimenti continuano a scontrarsi con ritardi nella realizzazione degli impianti e nelle connessioni alla rete.

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