La transizione energetica richiede figure professionali capaci di integrare competenze tecniche, digitali e ambientali e gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS) Academy sono uno dei canali formativi per rispondere alla crescente domanda di tecnici specializzati da parte delle imprese.
Lo spiega anche il recente rapporto “Formare i tecnici del futuro”, realizzato da EY Foundation su richiesta dell’Associazione Rete ITS Italy.
Lo studio restituisce un quadro significativo anche per l’area tecnologica Energia: se da un lato esiste un’offerta formativa già articolata (si vedano i corsi ITS in Energia attivati per il 2026-2028, raccolti nella rubrica La formazione energetica in Italia di QualEnergia.it), dall’altro la domanda di diplomati da parte delle imprese supera ampiamente la disponibilità.
La questione non riguarda soltanto l’aumento del numero di tecnici formati, ma anche l’evoluzione delle competenze richieste dal settore perché accanto alla conoscenza delle tecnologie energetiche, è sempre più importante saper utilizzare dati, strumenti digitali e sistemi di controllo per gestire processi e impianti via via più complessi.
Energia, una delle principali aree dell’offerta ITS
Nell’anno formativo 2025/2026, il rapporto prende in esame 686 percorsi attivi presso le Fondazioni ITS Academy coinvolte nella rilevazione. Di questi, 69 appartengono all’area tecnologica Energia, pari al 10,1% del totale.
I percorsi dell’area “Energia” fanno riferimento al nuovo ordinamento degli ITS Academy, che definisce figure professionali nazionali e standard di competenze. Le Fondazioni possono tuttavia declinare questi riferimenti in profili più specifici, tenendo conto delle caratteristiche dei territori e delle esigenze delle imprese.
Ma quali competenze caratterizzano questi percorsi? Lo studio individua cinque ambiti ricorrenti per l’area Energia: produzione e approvvigionamento energetico, efficienza di impianti ed edifici, fonti rinnovabili, monitoraggio dei dati e degli indicatori. A questi si aggiungono le competenze legate alla sostenibilità e alla circolarità.
Quindi, nel complesso, emerge un profilo professionale che oltre all’intervento sugli impianti, ne comprenda il funzionamento, ne sappia valutare le prestazioni, monitorare i suoi consumi e contribuire al miglioramento dell’efficienza energetica.
Integrazione di competenze
Le competenze green, o sulla sostenibilità, rivestono un ruolo importante proprio negli ITS nell’Energia e nel Sistema casa e ambiente costruito, in quest’ultimo caso soprattutto per quanto riguarda l’efficientamento energetico.
La sostenibilità è una componente presente nei curricula frequentati dal 69,8% degli studenti dei percorsi analizzati, considerando il sistema ITS nel suo complesso, non solo gli studenti dell’area Energia. Ma quando questa competenza viene associata all’analisi dei dati o all’automazione, la quota di studenti coinvolti scende al 58,2%.
La combinazione più articolata di competenze, che comprende sostenibilità + dati + pensiero sistemico, riguarda invece il 33% degli studenti.
Per i tecnici dell’energia questa integrazione è significativa poiché permette di saper misurare consumi e prestazioni, interpretare indicatori, confrontare diverse soluzioni tecnologiche e valutarne gli effetti sull’intero sistema energetico.
Trasformazione digitale nella formazione energetica
Anche le competenze digitali stanno assumendo un peso crescente, poiché i tecnici ITS richiesti dalle imprese devono saper utilizzare sistemi di monitoraggio, sensoristica e automazione, oltre a raccogliere e interpretare dati per una corretta gestione di impianti e processi energetici.
Un aspetto interessante del rapporto riguarda proprio l’intelligenza artificiale, una competenza presente nei curricula frequentati dal 10,4% degli studenti dell’area Energia. Ma se si considerano anche i prerequisiti e le competenze affini che potrebbero facilitarne l’introduzione, la platea potenzialmente coinvolgibile sale però all’80,3%.
Proprio nell’area Energia, l’analisi prospettica del rapporto evidenzia il divario più ampio tra la futura domanda di competenze in intelligenza artificiale e la loro copertura esplicita nell’offerta formativa. Emerge quindi la necessità di integrare l’IA nelle competenze professionali dei tecnici energetici, rendendola uno strumento utilizzabile nei processi di progettazione, gestione, controllo e manutenzione.
Nel settore energetico, lo studio individua diverse possibili applicazioni dell’IA, come la previsione della produzione e dei consumi, la manutenzione predittiva, il controllo degli impianti, la simulazione delle prestazioni e l’analisi dei dati raccolti attraverso i sensori. Strumenti che possono migliorare l’efficienza nella gestione dei sistemi e che richiedono tecnici in grado di comprenderne il funzionamento e tradurne le potenzialità in applicazioni concrete.
ITS in Energia: tasso di occupazione, fabbisogno potenziale e professioni più ricercate
Secondo lo studio, negli ITS, l’area tecnologica Energia registra un tasso di occupazione del 79,6% a dodici mesi dal conseguimento del diploma, in linea con la media nazionale ITS (79,7%) e terzo miglior risultato tra le aree tecnologiche monitorate.
Un dato che trova riscontro anche nella domanda espressa dal sistema produttivo: secondo il rapporto nel 2025 le imprese hanno programmato 13.000 di assunzioni di diplomati ITS in ambito energetico, corrispondente all’11,1% della domanda nazionale di diplomati ITS (vedi anche: Green jobs e nuove competenze richieste dalle imprese).
Ma c’è una difficoltà media dichiarata dalle imprese nel reperire diplomati ITS pari al 57,3%, valore superiore di oltre dieci punti percentuali rispetto alla media complessiva delle entrate programmate dalle imprese italiane, pari al 47%.
Il grafico in basso mostra che tra i profili professionali più difficili da reperire abbiamo elettricisti nelle costruzioni civili e installatori e riparatori elettrici ed elettromeccanici.
Distanza tra domanda e offerta di diplomati ITS in Energia
Il rapporto mette anche a confronto il numero della richiesta di diplomati ITS con quello dei diplomati disponibili.
Nel caso del settore energetico viene fuori che nel 2023, i diplomati ITS riconducibili all’area Energia erano 610 e rapportando questo dato alle 13.000 entrate programmate per il 2025, si ottiene un valore indicativo di 21,3 entrate per ogni diplomato. Un rapporto che segnala una forte pressione della domanda sulle capacità formative disponibili.
Occorre però precisare che il confronto mette in relazione annualità differenti e che le entrate rappresentano contratti previsti dalle imprese e non persone univoche. Il valore non può quindi essere interpretato come un tasso effettivo di posti disponibili per ciascun diplomato, ma come un indicatore della distanza tra domanda e offerta.
La domanda di diplomati ITS continuerà a crescere
Secondo lo studio, il fabbisogno complessivo di diplomati ITS da parte delle imprese è stimato in circa 117.000 entrate nel 2025 e la domanda è destinata ad aumentare ulteriormente, raggiungendo le 143.000 opportunità occupazionali nel 2035, con una crescita del 22,1%.
Il 74% della domanda, interessa le quattro aree tecnologiche di Meccatronica, Servizi alle imprese, ICT ed Energia.
Oltre all’aumento quantitativo, è prevista anche un’evoluzione delle professionalità richieste e, infatti, secondo lo studio tra il 2025 e il 2035 crescerà in tutte le aree tecnologiche la quota di occupazioni caratterizzate da un elevato livello di qualificazione e per l’area Energia l’incremento previsto è di 3,9 punti percentuali.
Per avere una trasformazione qualitativa del profilo professionale, secondo il rapporto è necessario rafforzare il ruolo delle imprese locali nella formazione.
Imprese e ITS: una collaborazione da rafforzare
Il rapporto tra ITS e imprese è uno degli elementi distintivi di questo modello formativo, poiché le aziende possono contribuire all’individuazione dei fabbisogni professionali, alla progettazione dei percorsi, alla docenza e all’organizzazione di stage e apprendistati.
Questa collaborazione consente di avvicinare la formazione alle tecnologie e alle reali esigenze operative dei contesti produttivi.
Per l’area Energia, tuttavia, la rilevazione segnala che soltanto il 29% delle Fondazioni che hanno fornito risposte classificabili nell’area dichiara il coinvolgimento delle imprese in tutte e tre le principali funzioni considerate: co-progettazione dei percorsi, contributo alla docenza e organizzazione di stage o apprendistati.
È una percentuale inferiore rispetto a quella registrata in altre aree tecnologiche, come la Mobilità sostenibile e logistica, dove la stessa combinazione raggiunge l’83%. Il dato non misura da solo la qualità complessiva delle collaborazioni, ma segnala che il coinvolgimento delle imprese nell’area Energia dovrebbe essere meglio organizzato e continuativo.
La collaborazione non dovrebbe limitarsi alla disponibilità di sedi per i tirocini o alla partecipazione di professionisti alle lezioni, ma comprendere anche l’aggiornamento periodico dei programmi, la realizzazione di project work, l’utilizzo di laboratori e attrezzature, la valutazione delle competenze e l’accompagnamento all’inserimento lavorativo.
- Il rapporto (pdf)
































