Non si placa la discussione sui ricavi degli operatori di rete.
Dopo un vivace scambio di opinioni a metà ottobre tra Carlo Calenda di Azione e l’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, è ora il Ceo di Octopus Energy Italia a intervenire sulla questione.
Giorgio Tomassetti, a capo della società di vendita che ha raggiunto 650.000 utenze, in un lungo post su Linkedin chiede: “Possibile che chi gestisce la rete elettrica italiana faccia più utili dei marchi del lusso?”.
I motivi che portano a questo interrogativo risiedono prima di tutto nel fatto che il settore di riferimento è “regolato, senza concorrenza diretta e con un ruolo pubblico fondamentale”. Eppure, sottolinea Tomassetti, i gestori delle reti “registrano utili da marchi del lusso come Prada Group o Moncler”. Di seguito un grafico esplicativo elaborato e fornito da Octopus.
Per il Ceo di Octopus è ovvio che queste aziende debbano avere dei guadagni, visto che “sono private e gli utili servono per investire e innovare, ma la parola chiave è ‘utili equi’. In un mercato regolato, con rendimenti garantiti e rischi molto bassi, guadagnare come un marchio del lusso non può essere la normalità”.
Dunque, “abbassare il costo delle bollette non passa solo dalle offerte commerciali, ma anche da come viene gestita e remunerata la rete”.
Nel post social si sottolinea infine come gli utili indiretti per lo Stato azionista non siano particolarmente elevati e si torna anche su un altro tema di recente attualità. “Nel caso di e-distribuzione c’è un dato che fa riflettere ancora di più: a dicembre dello scorso anno ha ricevuto la gestione per altri venti anni della rete senza gara” (Concessioni elettriche, si teme per l’effetto in bolletta).
Lo scontro tra Azione e i vertici di Enel
Come accennato, il dibattito sui ricavi degli operatori di rete è stato accesso da Carlo Calenda nelle ultime settimane, sempre con un parallelo con il settore della moda.
Enel, in particolare, secondo il segretario di Azione registrerebbe “il 42% di utile come Hermes”, secondo quanto spiegato a margine di un evento Coldiretti a metà ottobre. Percentuale poi smentita piccatamene dall’a.d. Cattaneo, con tutte le accuse rimandate al mittente.
Il tutto prende le mosse da un’interrogazione in attesa di risposta presentata ad agosto al Senato che cita Terna, Snam, Enel distribuzione e Italgas (testo disponibile in basso): “L’intero sistema economico italiano, a partire dai settori industriali energivori, paga una rendita non giustificata da logiche di mercato a grandi operatori monopolistici dell’energia, a partire da quelli parapubblici, che retrocedono allo Stato ricchi dividendi”, scrive Calenda.
Dunque, “si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti si intenda attuare per ottenere una drastica riduzione dei risultati operativi di società regolate, operanti in regime di monopolio naturale, i cui ricavi sono definiti da sistemi regolatori e gravano su voci della bolletta già oggi preponderanti rispetto al prezzo di borsa”.
Alcuni dati utili a farsi un’idea sulla questione possono essere ricavati dal bilancio di esercizio 2024 di e-distribuzione (documento disponibile in basso), in cui si segnalano ricavi per 9.281 milioni di euro, investimenti a 2.994 mln €, margine operativo lordo a 5.009 mln €, risultato operativo di 3.549 mln € e utile netto di 2.381 mln €.
Per quanto riguarda Terna, invece, il Cda ha approvato a luglio i risultati del primo semestre 2025, registrando ricavi pari a 1.894,2 milioni di euro, +8% sul medesimo periodo 2024. Parallelamente, da gennaio a giugno il Tso ha investito 1.319,3 milioni di euro, +26,6%. L’utile netto di gruppo del periodo si attesta a 587,7 mln € (+7,9%), L’Ebitda (margine operativo lordo) a 1.359,8 mln € (+8,2%) e l’Ebit (risultato operativo) a valle di ammortamenti e svalutazioni a 446,8 mln € (+9,2%).
La remunerazione della rete secondo E&Y
Nell’analisi complessiva vengono in aiuto anche alcuni dati che Ernst & Young ha diffuso a ottobre, tratti dallo studio “Confronto delle remunerazioni nel settore della distribuzione di energia elettrica in Europa”, non pubblicato nella sua forma integrale.
Basandosi su informazioni del 2022 e diverse variabili come domanda nazionale, numero di clienti, lunghezza della rete e caratteristiche del mercato, si stima che la remunerazione media riconosciuta dal Regolatore ai distributori è di 185 euro per cliente in Italia e 436 euro/cliente è la media europea.
Il valore del nostro Paese è il quarto più basso in Europa, preceduto solo da Grecia, Portogallo e Spagna, mentre in tutti gli altri Stati si paga di più rispetto all’Italia.
Un paragone richiamato a fine ottobre anche dal presidente di Elettricità Futura, Gianni Vittorio Armani, intervistato da Il Sole 24 Ore. In questo caso il riferimento è all’indicazione della relazione annuale Arera su un costo delle nostre reti elettriche per i consumatori del 20% più basso rispetto alla media Ue.
Armani è poi tornato a stretto giro sulla stessa testata proprio per rilanciare i dati E&Y in contrasto alle posizioni di Calenda, criticando ogni ipotesi di regolazione sui margini dei gestori di rete.





























