Export di tecnologie pulite dalla Cina: 450 milioni di tonnellate di CO2 evitate ogni anno

Le esportazioni cinesi di pannelli FV, turbine eoliche, batterie e veicoli elettrici nel 2026 potrebbero far evitare 8,4 mld ton di CO2 nell'arco della loro vita utile. Il fotovoltaico offre il contributo maggiore, mentre il 76% delle emissioni evitate si concentra nei Paesi del Sud globale.

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Le esportazioni di tecnologie cinesi per l’energia pulita nel 2026 potrebbero consentire di evitare ogni anno circa 450 milioni di tonnellate di CO2 nei Paesi importatori, un quantitativo vicino al 2% delle emissioni mondiali, escluse quelle della Cina.

Lo mette in evidenza un’analisi pubblicata su Carbon Brief, realizzata da Lauri Myllyvirta, analista del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), sulla base dei dati relativi all’export di pannelli fotovoltaici, turbine eoliche, batterie e veicoli elettrici.

Considerando l’intera vita utile delle tecnologie esportate nel 2026, le emissioni evitate raggiungerebbero 8,4 miliardi di tonnellate di CO2, contro i 6,8 miliardi stimati per le esportazioni del 2025 e i 5 miliardi del 2024. Si tratta di proiezioni basate sull’andamento dei primi nove mesi dell’anno.

In questo periodo, il contributo delle esportazioni cinesi alla riduzione delle emissioni è cresciuto del 26% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Le stime considerano la produzione elettrica fossile e i consumi di carburante potenzialmente sostituiti dalle tecnologie esportate, tenendo conto delle caratteristiche energetiche dei Paesi importatori, al netto delle emissioni generate durante la fabbricazione delle apparecchiature in Cina.

Per le esportazioni del 2025, ad esempio, l’indagine stima circa 170 milioni di tonnellate di CO2 associate alla produzione delle tecnologie, con un tempo medio di compensazione delle emissioni industriali di circa sei mesi.

Il fotovoltaico guida la decarbonizzazione

Il principale contributo arriva dal fotovoltaico, che rappresenta la tecnologia con il maggiore potenziale di abbattimento delle emissioni tra quelle esaminate.

Nel 2025, la Cina ha esportato moduli e componenti fotovoltaici intermedi (celle e wafer di silicio) equivalenti a una capacità installabile di 436 GW, ai quali si aggiungono 8 GW di turbine eoliche. Secondo le stime, una volta installate nei Paesi di destinazione, queste apparecchiature potranno generare complessivamente circa 720 TWh di elettricità all’anno.

Per le esportazioni del 2026, la produzione annuale attesa da fotovoltaico ed eolico sale a circa 800 TWh. Considerando una vita utile di vent’anni, le sole esportazioni FV del 2025 permetterebbero di evitare complessivamente circa 6,4 miliardi di tonnellate di CO₂.

La crescita prosegue anche nel 2026: nei primi nove mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2025, le esportazioni cinesi sono aumentate del 22% per il fotovoltaico, del 45% per le turbine eoliche e del 39% per le batterie. Ancora più consistente l’incremento delle spedizioni di automobili e veicoli pesanti elettrici, pari al 61%.

Le emissioni evitate nei Paesi del Sud globale

Sebbene la maggior parte del valore economico dell’export cinese sia destinata ai Paesi del Nord globale, circa il 76% delle emissioni evitate nell’intera vita utile delle tecnologie esportate nel 2026 si concentra nel “Sud globale”: la sola Asia meridionale e sudorientale rappresenta il 52% del totale.

Questa distribuzione dipende soprattutto da due fattori:

  • la maggiore intensità carbonica dei sistemi elettrici di molti Paesi emergenti;
  • le condizioni di irraggiamento solare, spesso molto favorevoli.

A parità di potenza installata, infatti, un impianto fotovoltaico può determinare una riduzione delle emissioni maggiore dove sostituisce elettricità prodotta prevalentemente da carbone e gas. È anche per questa ragione che gli Stati Uniti registrano un volume di emissioni evitate superiore a quello dell’intera Unione europea.

Secondo l’indagine, ogni GW fotovoltaico installato negli Usa consentirebbe di evitare circa tre volte le emissioni associate a un GW installato nell’Ue, considerando le differenze di produttività degli impianti e di intensità carbonica della generazione elettrica.

Implicazioni per l’industria mondiale

L’analisi affronta anche il tema della concorrenza tra produttori cinesi e occidentali. Contrariamente all’ipotesi secondo cui le esportazioni cinesi starebbero principalmente sostituendo le forniture degli altri produttori, i dati indicano che, per molte tecnologie, la crescita della Cina ha accompagnato soprattutto l’espansione dei mercati mondiali.

È il caso dei veicoli elettrici, degli inverter fotovoltaici e delle pompe di calore, per i quali sono aumentate anche le esportazioni di altri Paesi. Nell’eolico, invece, la crescita delle esportazioni cinesi si è accompagnata a una contrazione di quelle degli altri produttori.

La disponibilità di tecnologie a prezzi competitivi ha comunque contribuito ad ampliare l’accesso alle soluzioni per la decarbonizzazione, soprattutto nei mercati emergenti.

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