Eolico e sicurezza nazionale, nel mirino di Trump le importazioni di turbine

CATEGORIE:

Il presidente Usa avvia negoziati con i partner commerciali esteri per evitare potenziali rischi di cybersecurity e di altro tipo. Non si esclude la possibile applicazione di futuri dazi.

ADV
image_pdfimage_print

Dietro il paravento della “sicurezza nazionale” spunta l’ennesima crociata di Donald Trump contro l’eolico.

Questo il tenore della proclamazione presidenziale pubblicata il 22 ottobre, in cui il presidente degli Stati Uniti rincara la dose anti-rinnovabili della sua politica energetica.

Tutto parte da un rapporto inviato a Trump dal segretario Usa al Commercio Howard Lutnick, relativo alla sua indagine sugli effetti delle importazioni di turbine eoliche e delle loro parti e componenti sulla sicurezza nazionale del Paese.

Le minacce più rilevanti, si legge nella proclamazione, riguardano le potenziali vulnerabilità informatiche dei componenti di provenienza estera, le quali potrebbero consentire l’accesso remoto alle turbine.

Eventuali cyber attacchi potrebbero causare interruzioni nelle forniture di energia, compromettere la rete elettrica statunitense (blackout, danni alle infrastrutture critiche…), oltre a generare possibili interferenze radar capaci di ripercuotersi sul controllo del traffico aereo, sulle previsioni meteorologiche e sulle missioni di difesa nazionale.

Fin qui tutto avrebbe anche una sua logica: i timori per la cyber sicurezza possono essere fondati e si stanno diffondendo anche in Europa, con un focus particolare sugli inverter degli impianti fotovoltaici, tanto da indurre la Commissione Ue ad adottare alcune misure restrittive.

Tuttavia, la proclamazione è anche l’occasione per reiterare la disinformazione contro l’energia eolica, definita “inaffidabile e intermittente”.

L’imprevedibilità dell’eolico, si legge, “ne compromette l’idoneità a fungere da fonte energetica autonoma, specialmente se confrontata con l’erogazione costante garantita dai combustibili fossili o dall’energia nucleare, un aspetto particolarmente critico quando si tratta di infrastrutture essenziali”.

Evidentemente, la Casa Bianca ignora situazioni come quella della California, dove un mix di fotovoltaico, eolico e grandi sistemi di accumulo elettrochimico ha cambiato in pochi anni il mix di generazione elettrica, riducendo la necessità di utilizzare le centrali a gas naturale per coprire i picchi di domanda.

Quanto agli inverter, la stragrande maggioranza di questi apparecchi “viene prodotta al di fuori degli Stati Uniti e successivamente importata nel Paese”. Essendo connessi in rete, gli inverter eolici “costituiscono una vulnerabilità sfruttabile, in grado di consentire accessi remoti e interferenze con i sistemi elettrici statunitensi”.

Il rapporto del segretario al Commercio, prosegue il testo presidenziale, ha rilevato che le turbine eoliche possono interferire con i radar terrestri e aerei creando “disturbi” (clutter), riducendo la sensibilità di rilevamento, oscurando potenziali bersagli e disperdendo i segnali di ritorno delle onde radio.

Tali circostanze comportano “gravi rischi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, in particolare in relazione a minacce (come velivoli non autorizzati) dirette contro infrastrutture critiche sensibili del Paese”.

Il problema delle possibili interferenze radar generate dai parchi eolici è reale, ma è stato analizzato da diversi anni in modo sistematico a livello internazionale da forze armate, autorità per l’aviazione civile e organismi di ricerca. Queste interferenze possono essere mitigate da diverse soluzioni tecniche e operative, tanto che nessun Paese finora aveva mai considerato l’eolico una potenziale minaccia strutturale alla sicurezza interna (si veda Trump ferma ancora l’eolico offshore, “in ballo la sicurezza nazionale”).

Alla luce delle conclusioni del segretario al Commercio, afferma Trump, “ritengo necessario e opportuno avviare negoziati con i partner commerciali esteri per regolare le importazioni di turbine eoliche e dei relativi componenti e sotto componenti”.

Il segretario al Commercio Lutnick e il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Green dovranno condurre questi negoziati e informare Trump sullo stato di avanzamento delle trattative entro 180 giorni dalla data della proclamazione.

A seconda dello stato o dell’esito dei negoziati, il presidente Trump potrà considerare misure alternative, tra cui l’imposizione di dazi.

Tra gli ultimi capitoli della guerra di Trump contro l’eolico, e in particolare contro gli impianti in mare, da citare gli accordi transattivi firmati da TotalEnergies con il dipartimento Usa degli Interni per uscire da due concessioni eoliche offshore per complessivi 4 GW.

L’accordo prevede che il governo federale rimborserà al colosso energetico francese la cifra pagata per i canoni delle due concessioni, quasi 1 miliardo di dollari. In cambio, TotalEnergies investirà un importo equivalente nello sviluppo di nuove attività nel settore petrolifero e del gas.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy