Non uno ma tre anni di rinvio per l’attuazione di alcune disposizioni del regolamento Ue 2024/1787 sulle emissioni di metano.
La proposta arriva dal Parlamento europeo e supera ampiamente quella presentata il 15 ottobre dalla Commissione europea, che appunto mirava a posticipare di un solo anno determinati obblighi previsti dalla legislazione attualmente in vigore.
Gli eurodeputati hanno adottato il 22 ottobre la loro posizione su questo dossier con 341 voti favorevoli, 225 contrari e 6 astensioni, segnando una convergenza che ha riunito il Partito popolare europeo, una parte dei liberali di Renew, i Conservatori e Riformisti e l’estrema destra.
Gli obblighi che si vorrebbero posticipare riguardano il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica delle emissioni a carico degli importatori di gas naturale, petrolio e carbone. Il regolamento vigente prevede la loro applicazione a partire dal 1° gennaio 2027.
Tuttavia, diversi Stati membri, tra cui Italia e Francia, hanno sollecitato Bruxelles a dare più tempo agli importatori per adeguarsi alle nuove regole, sostenendo che i nuovi oneri potrebbero comportare potenziali rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
Secondo la proposta del Parlamento, gli importatori di petrolio greggio, gas e carbone avrebbero tempo fino al 31 maggio 2031 per dimostrare che i contratti di fornitura, conclusi o rinnovati dopo il 4 agosto 2024, riguardano esclusivamente combustibili soggetti a misure di monitoraggio, rendicontazione e verifica equivalenti alle norme dell’Ue.
La stessa scadenza si applicherebbe anche alla rendicontazione degli sforzi compiuti per adeguare i contratti preesistenti. Inoltre, i produttori e gli importatori dell’Ue dovrebbero presentare i dati sull’intensità delle emissioni di metano dei combustibili fossili immessi sul mercato europeo entro il 5 agosto 2031, anziché entro il 5 agosto 2029.
Secondo gli eurodeputati, la proroga non dovrebbe applicarsi alle importazioni di energia provenienti da paesi colpiti da sanzioni dell’Ue. Per evitare elusioni, gli importatori sarebbero tenuti a dichiarare separatamente questi volumi, inclusi quelli presenti in carichi misti.
Il Parlamento chiede poi alla Commissione di presentare, entro il 1° luglio 2029, una relazione sulle modalità di attuazione delle nuove disposizioni. Questa relazione dovrà riguardare i regimi sanzionatori nazionali, l’accreditamento dei verificatori, il riconoscimento delle soluzioni di conformità, i progressi nello sviluppo della metodologia e dei valori massimi per l’intensità di metano.
Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con il Consiglio sulla formulazione definitiva del testo legislativo.
Il regolamento sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico è entrato in vigore il 4 agosto 2024 e stabilisce norme per la misurazione, la comunicazione e la verifica delle emissioni di metano, per l’individuazione e la riparazione delle perdite e per limitare le pratiche del flaring (combustione controllata del gas in eccesso o di scarto) e del venting (rilascio diretto del gas nell’atmosfera).
Tra i primi commenti sull’esito del voto, quello di Giulia Signorelli, ricercatrice decarbonizzazione del think tank italiano ECCO.
“Rallentare il percorso di riduzione delle emissioni di metano rischia di indebolire la sicurezza energetica europea nel lungo periodo”, ha affermato Signorelli, precisando che “un rinvio di tre anni prolungherebbe l’incertezza per imprese e investitori, penalizzando chi ha già investito per adeguarsi ai target”.
Jutta Paulus (gruppo Verdi/Alleanza Libera Europea), negoziatrice capo del Parlamento europeo per il regolamento sulle emissioni di metano, ha definito “uno scandalo assoluto” la richiesta dei conservatori e delle destre di rinviare di tre anni gli obblighi a carico degli importatori.
La piena attuazione del regolamento, ha spiegato, “rafforzerebbe la nostra sicurezza energetica e ridurrebbe in modo significativo le emissioni del secondo più importante gas a effetto serra. Al contrario, la Commissione e il Parlamento cedono alle pressioni della lobby dei combustibili fossili”.



























