Direttiva Case Green, Bruxelles richiama ancora l’Italia

La Commissione Ue ha inviato al nostro Paese, insieme ad altri otto Stati membri, un parere motivato per la mancata presentazione del progetto del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.

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L’Italia, insieme ad altri otto Stati membri, continua a essere nel mirino della Commissione europea per non aver presentato a Bruxelles il progetto del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, considerato un pilastro della direttiva Epbd 2024/1275 (Energy Performance of Buildings Directive), la cosiddetta “Case Green”.

La Commissione Ue ha inviato oggi, giovedì 1° ottobre, un parere motivato al nostro Paese per la “persistente mancata presentazione” del progetto del Piano entro il termine del 31 dicembre 2025.

È il secondo step della procedura d’infrazione avviata lo scorso marzo 2026 con la lettera di costituzione in mora; gli altri Paesi interessati sono Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia.

I piani nazionali di ristrutturazione degli edifici, sottolinea la Commissione nel comunicare il pacchetto di infrazioni, “costituiscono uno strumento strategico fondamentale affinché gli Stati membri possano trasformare il proprio patrimonio edilizio in un parco immobiliare decarbonizzato, efficiente sotto il profilo energetico e ad alte prestazioni entro il 2050”.

I piani, infatti, sono essenziali per migliorare la prestazione energetica degli edifici e contribuire così all’indipendenza energetica, alla disponibilità di alloggi a prezzi accessibili, alla riduzione delle bollette e al miglioramento delle condizioni abitative.

Gli Stati membri hanno due mesi di tempo per rispondere ai pareri motivati ​​e trasmettere i propri progetti di piani; in caso contrario, la Commissione potrebbe decidere di deferire il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Ricordiamo che il termine generale per recepire formalmente la direttiva Epbd negli ordinamenti nazionali era il 29 maggio 2026. Nessun Paese ha rispettato la scadenza: per questo motivo, la Commissione europea ha inviato a luglio le lettere di costituzione in mora a tutti i 27 Stati membri.

La stessa direttiva prevedeva la scadenza del 1° gennaio 2025 per la disposizione dell’articolo 17, paragrafo 15, relativa al divieto di incentivi finanziari per installare caldaie alimentate da combustibili fossili. Anche in questo caso, Bruxelles ha avviato una procedura di infrazione contro il nostro Paese.

Il ritardo della direttiva Epbd è stato affrontato nel corso dell’esame del Ddl di Delegazione europea 2026 in commissione Politiche Ue del Senato, nella seduta del 30 settembre (resoconto disponibile in basso). Il disegno di legge prevede l’attuazione di 20 direttive e l’adeguamento a 15 regolamenti europei.

Come noto, la lista non comprende la Case Green, che però potrebbe rientrare nel Ddl attraverso un successivo emendamento, come annunciato il 10 settembre dal ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti.

Nel rispondere alle domande dei senatori in commissione, Foti ha precisato che “l’Italia ha rappresentato alla Commissione europea le rilevanti difficoltà connesse” all’applicazione della direttiva Epbd e che “si è ora in attesa del relativo riscontro”.

Il ministro ha anche evidenziato “la consistenza del patrimonio edilizio pubblico italiano, rispetto al quale sarebbe stato opportuno orientare maggiori risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza”, ricordando che “soltanto 1.581 milioni di euro del Pnrr sono destinati alla riqualificazione e alla piena utilizzabilità degli immobili di edilizia residenziale pubblica, a fronte di richieste pari a circa tre miliardi di euro”.

Inoltre, ha aggiunto, “a differenza dell’Italia, in numerosi Paesi europei una quota significativa del patrimonio immobiliare è detenuta da grandi fondi di investimento, che dispongono di capacità finanziarie molto diverse per realizzare interventi di efficientamento energetico”.

Ancora in tema di efficienza energetica, l’Italia (insieme a Grecia, Spagna e Malta) ha ricevuto un parere motivato da Bruxelles per non aver recepito integralmente le disposizioni della direttiva 2023/1791 Eed (Energy Efficiency Directive).

Gli Stati membri, spiega la Commissione, erano tenuti a notificare le misure di recepimento entro l’11 ottobre 2025, fatta eccezione per alcune disposizioni specifiche soggette a scadenze diverse.

La direttiva introduce misure più ambiziose in materia di efficienza energetica per contribuire a ridurre il consumo complessivo di energia nell’Ue. Anche in questo caso, i quattro Paesi hanno due mesi per rispondere e completare il recepimento. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, chiedendo l’irrogazione di sanzioni pecuniarie.

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