I costi elettrici che frenano il mercato delle pompe di calore

Ridurre tasse e oneri in bolletta e avvicinare il prezzo dell’elettricità a quello del gas è la vera leva per rendere convenienti le pompe di calore per le famiglie europee, con un effetto positivo anche sull'industria.

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Il costo di esercizio resta oggi uno dei principali ostacoli alla diffusione delle pompe di calore tra le famiglie europee

Nonostante sia una tecnologia due o tre volte più efficiente delle caldaie a gas, le bollette elettriche più care possono annullare il vantaggio energetico, rendendo il riscaldamento elettrico poco competitivo.

È questa la conclusione centrale dell’analisi “Plugging heat in: smart policy can help electrify household heating in Europe”, pubblicata da Ember, think tank energetico europeo, che analizza in dettaglio come la struttura dei prezzi dell’energia condizioni le scelte dei consumatori.

Secondo l’analisi, il nodo non è tecnologico ma economico e regolatorio. Le pompe di calore potrebbero ridurre drasticamente l’uso di gas importato, proteggere i consumatori dalla volatilità dei prezzi e rafforzare l’industria europea, ma restano penalizzate da un rapporto sfavorevole tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas.

Finché questo squilibrio persiste, la transizione del riscaldamento domestico verso l’elettricità procederà lentamente. Da notare che nel 2023 il riscaldamento domestico europeo ha consumato 75 miliardi di metri cubi di gas, in gran parte importato, rendendo il settore esposto agli sbalzi dei mercati delle fossili.

Efficienza elevata, bollette poco competitive

Dal punto di vista tecnico, il vantaggio delle pompe di calore è evidente. Una pompa di calore utilizza l’elettricità per trasferire calore dall’ambiente esterno e riesce a fornire la stessa quantità di calore di una caldaia a gas consumando fino a tre volte meno energia primaria.

Ember ricorda che, anche se tutta l’elettricità fosse prodotta da centrali a gas, una pompa di calore garantirebbe comunque un risparmio complessivo di combustibile.

Il problema emerge però quando si guardano i prezzi finali pagati dalle famiglie. In molti Paesi UE, un chilowattora elettrico costa tra due e quattro volte più di un chilowattora di gas.

Il confronto mostra che, pur partendo da un’elettricità molto più cara del gas, l’efficienza delle pompe di calore riduce quasi del tutto il divario sul costo finale del calore, lasciando il prezzo relativo dell’elettricità quale principale fattore limitante, come mostra questo grafico di Ember.

In altre parole, se l’elettricità fosse gravata da meno oneri, le pompe di calore vincerebbe generalmente a mani basse contro le caldaie a gas.

Ember utilizza come indicatore chiave il rapporto tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas, ritenuto determinante per la convenienza economica delle pompe di calore. L’associazione europea delle pompe di calore (European Heat Pump Association – EHPA) indica come soglia di competitività un rapporto non superiore a 2. Nel 2024, la media UE era pari a 2,85, con forti differenze nazionali.

Prezzi e diffusione: una correlazione evidente

L’analisi mostra una chiara correlazione tra il livello di questo rapporto di prezzo e le vendite di pompe di calore. In Olanda, dove il rapporto elettricità-gas è sceso a 1,4, si registrano circa 15 pompe di calore vendute ogni 1.000 famiglie. In Germania, Polonia o Ungheria, dove il rapporto supera quota 3, le vendite restano sotto le 5 unità ogni 1.000.

Questa differenza non è spiegabile solo con fattori culturali o climatici. Secondo Ember, il prezzo dell’energia è uno degli elementi più sensibili per i consumatori, soprattutto in un contesto di inflazione e incertezza economica. Anche incentivi generosi all’acquisto rischiano di essere insufficienti se i costi di esercizio percepiti restano elevati e incerti nel tempo.

Si sottolinea inoltre che i costi totali di una pompa di calore si dividono grosso modo a metà tra costi iniziali e costi operativi lungo la vita utile dell’impianto. Se sui primi incidono fattori nazionali come manodopera e IVA, sui secondi pesa soprattutto la struttura delle bollette elettriche delle famiglie.

Il peso di tasse, oneri e tariffe

Una parte rilevante del prezzo finale dell’elettricità non è legata alla produzione dell’energia, ma a tasse e oneri legati alle politiche energetiche, oltre ai costi di rete.

In alcuni Stati membri, queste voci possono rappresentare fino ai tre quarti della bolletta elettrica domestica, come illustra questo grafico di Ember (Le alte tasse sull’elettricità frenano le pompe di calore in Europa).

Molti di questi costi servono a finanziare politiche pubbliche, come il sostegno alle rinnovabili o altri obiettivi non direttamente legati al consumo di elettricità.

Ember analizza quattro opzioni di intervento per ridurre il rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas:

  1. eliminare gli oneri di policy dalle bollette elettriche e finanziarli tramite fiscalità generale;
  2. spostarli dall’elettricità al gas;
  3. ridurre l’IVA sull’elettricità al 5%, come consentito dalla direttiva europea;
  4. ridurre i costi di rete a carico dei consumatori con fondi pubblici.

I risultati mostrano che la rimozione degli oneri di policy dall’elettricità ridurrebbe il rapporto medio UE da 2,85 a 2,51. Lo spostamento degli oneri dal vettore elettrico a quello gas porterebbe il rapporto a 1,98, scendendo sotto la soglia indicata dall’EHPA. La sola riduzione dei costi di rete ha invece un impatto più limitato, abbassando il rapporto a 2,66.

Una solida industria europea delle pompe di calore

Nonostante lo svantaggio europeo sul lato delle tariffe elettriche, l’Europa, un po’ paradossalmente, gode di una solida base industriale per questa tecnologia. Una quota rilevante delle pompe di calore installate nel continente è infatti già prodotta in Europa.

Questo cambia il significato economico della transizione: non si tratta solo di sostituire un combustibile importato con elettricità, ma anche di consolidare una filiera manifatturiera domestica.

Nel rapporto Ember si legge che il 60-70% delle pompe di calore vendute in Europa è fabbricato internamente. Inoltre, circa il 15% delle pompe di calore vendute a livello globale è prodotto in Europa. In altre parole, una politica che renda le pompe di calore più accessibili può tradursi anche in un effetto industriale diretto, non solo in un beneficio per le bollette.

Questa dimensione rafforza l’urgenza di intervenire sul rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas. Se l’elettrificazione del calore resta frenata da costi di esercizio poco competitivi, si perde allo stesso tempo un’occasione di riduzione delle importazioni di gas e un’opportunità di crescita per un settore in cui l’Europa dispone già di una base produttiva solida.

Elettrificare il calore passa dal prezzo dell’elettricità

Secondo Ember non esiste una soluzione unica valida per tutti i Paesi, ma il messaggio centrale è univoco: abbassare il prezzo dell’elettricità è una condizione necessaria per rendere le pompe di calore accessibili su larga scala.

Questo vale non solo per il riscaldamento domestico, ma per l’intera strategia di elettrificazione della domanda finale in Europa, auto incluse.

Ember sottolinea inoltre il ruolo delle tariffe elettriche dedicate e dei meccanismi di flessibilità. In alcuni Paesi, come la Germania o il Regno Unito, sconti sulle tariffe o prezzi orari più bassi nelle fasce di minor carico consentono di ridurre significativamente i costi di esercizio delle pompe di calore, migliorandone la competitività senza interventi strutturali sui prezzi medi.

Il rapporto richiama esplicitamente il ruolo delle politiche europee in arrivo, come il Piano d’azione per l’elettrificazione e la revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia, che dovrebbe garantire che l’elettricità diventi la fonte meno tassata. Senza un intervento strutturale su tariffe e oneri, avverte Ember, gli obiettivi di diffusione delle pompe di calore fissati dal pacchetto REPowerEU rischiano di restare sulla carta.

Ridurre i costi di esercizio non è quindi un dettaglio tecnico, ma una leva decisiva di politica energetica. Rendere l’elettricità più competitiva del gas significa accelerare l’abbandono delle importazioni fossili, rafforzare la sicurezza energetica europea e rendere credibile, anche per le famiglie, la transizione del riscaldamento verso soluzioni elettriche efficienti e mature.

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