Solarplaza Italy: su FV e storage investitori più selettivi

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Il 9 luglio a Roma il Solarplaza Summit Italy, con sessioni su Macse, Fer X, Ppa, rete, aree idonee e agrivoltaico. Intervista a Nicola Kopij Zanin, project manager e consulente indipendente di Solarplaza.

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Il Solarplaza Summit Italy arriva a Roma il 9 luglio, in una fase molto densa per il mercato italiano delle rinnovabili e del FV in particolare.

Il Fer X è fresco di firma, il Fer Z resta all’orizzonte, la seconda asta Macse è stata definita, la riforma delle connessioni introdotta con il dl Bollette entra nella fase attuativa e le Regioni stanno lavorando alla definizione delle aree idonee.

Sono temi che attraversano anche il programma dell’evento, con sessioni su fotovoltaico, storage, bancabilità dei progetti, rete e nuove strategie commerciali. Ne abbiamo parlato con Nicola Kopij Zanin, project manager e consulente indipendente di Solarplaza.

L’evento del 9 luglio arriva in un momento particolare per vari temi che saranno afftontati nelle varie sessioni. Dal vostro punto di vista, nel complesso qual è oggi il mood degli investitori verso il mercato italiano di FV e storage?

In questo momento gli investitori sono molto impegnati sul mercato, ma anche estremamente attenti ai dettagli. Il capitale c’è, sicuramente, ma nessuno si sta muovendo alla cieca. Con il decreto Fer X firmato e i parametri dell’asta Macse che diventano più chiari, c’è finalmente una certa visibilità di lungo periodo sui ricavi. Allo stesso tempo, il dibattito regionale in corso sulle aree idonee fa sì che gli sviluppatori passino molto tempo con i propri team legali. È una classica fase di transizione: le opportunità in Italia restano enormi, ma la barriera all’ingresso è aumentata. Gli investitori non si stanno tirando indietro, ma sono però molto più disciplinati nell’esecuzione dei progetti.

Perché avete scelto di mettere al centro del Solarplaza Summit Italy lo storage, accanto al fotovoltaico? Quali sono i temi caldi su questo versante?

Lo storage non è più un progetto futuro o un elemento accessorio, ma una componente centrale di qualsiasi strategia solare oggi sostenibile in Italia. Con la capacità fotovoltaica operativa del Paese ormai ben oltre i 40 GW, la cannibalizzazione dei prezzi nelle ore centrali della giornata è una pressione reale e quotidiana per i proprietari degli asset. Al summit, il confronto si concentrerà molto sulle prossime aste Macse e su come strutturare il revenue stacking. Gli operatori vogliono capire come bilanciare l’arbitraggio sui mercati all’ingrosso con i servizi di rete, cioè il Msd, e se abbia più senso, dal punto di vista economico, fare retrofit degli impianti solari esistenti o investire in sistemi di batterie utility scale stand-alone.

Nel programma c’è una sessione sui progetti che stanno attirando capitale. Quali asset sono oggi più appetibili in Italia? E quali le condizioni minime affinché un progetto venga preso sul serio da investitori e finanziatori?

In questo momento gli asset ready-to-build con connessioni alla rete già assicurate, Stmg o Stmd, ottengono i premi più alti. Dato che la disponibilità di rete è diventata il fattore più prezioso in Italia, un asset con un percorso di connessione chiaro supera il principale rischio del mercato. Inoltre, i progetti di repowering su aree brownfield e i progetti agrivoltaici avanzati allineati alle ultime linee guida regionali sono diventati molto interessanti.

E, dunque, dal punto di vista dei finanziamenti?

Per essere preso sul serio dai finanziatori internazionali, oggi un asset deve rispettare tre criteri non negoziabili. Il primo è la sicurezza della connessione: un accordo chiaro e giuridicamente vincolante con Terna o con il distributore locale, senza richieste inattese e costose di adeguamento della rete. Il secondo è uno stato autorizzativo e fondiario pulito, senza contenziosi pendenti sull’uso dei terreni, in particolare rispetto alle nuove aree idonee definite dalle Regioni. Il terzo è una doppia strategia di offtake: una struttura commerciale bancabile che non dipenda interamente dall’esposizione merchant, ma combini contratti per differenza Fer X, Ppa corporate strutturati o ricavi da capacità storage.

Una sessione è dedicata alla questione rete Terna, che come ha sottolineato è decisiva nelle decisioni d’investimento. Come stanno vivendo gli investitori la riforma delle connessioni definita con il dl Bollette?

È così, la rete oggi detta tutto: dove si può costruire, come dimensionare il progetto e quale tecnologia scegliere. Quanto alla riforma delle connessioni introdotta dal dl Bollette, la comunità degli investitori la considera un passaggio duro, ma necessario. Per anni la coda di connessione italiana è stata intasata da progetti speculativi, solo sulla carta, senza un reale percorso verso la costruzione, che bloccavano gli sviluppatori seri. Le nuove regole, che richiedono milestone finanziarie più stringenti per assicurarsi uno slot di rete, stanno liberando quell’arretrato. Questo significa più capitale di rischio iniziale per gli sviluppatori, ma lascia un sistema più sano e trasparente, nel quale i progetti realmente sostenibili possono avanzare.

Il programma affronta Ppa, strategie di offtake e rapporto tra incentivi pubblici e mercato: con Fer X in arrivo e Fer Z all’orizzonte, quanto spazio resta per Ppa, merchant revenues e innovazione commerciale?

Vediamo l’Italia muoversi verso un modello commerciale misto. Il Fer X offre una rete di sicurezza affidabile per il finanziamento dei progetti, ma le aste pubbliche, da sole, non saranno sufficienti a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese. I Ppa corporate continueranno ad avere un ruolo molto importante, anche se le strutture stanno diventando più sofisticate. Vediamo un interesse crescente per i virtual Ppa e per gli accordi multi-buyer, che permettono ai consumatori industriali di media dimensione di aggregare la domanda. Quando si aggiunge lo storage, gli operatori possono spostare attivamente la generazione fuori dalle ore di prezzo basso e ottimizzare il modo in cui vendono l’energia.

Aree idonee, agrivoltaico e co-development agreements sono un altro blocco importante del programma. La normativa ha avuto negli ultimi due anni novità importanti, ma il cantiere è ancora aperto con le attuazioni regionali. Si sta creando un ambiente più favorevole per il permitting dei progetti o restano nodi da superare?

Il quadro va nella direzione giusta, perché l’obiettivo finale è la prevedibilità di lungo periodo. La sfida immediata, però, è che l’attuazione è passata alle Regioni, creando un quadro a macchia di leopardo. Una strategia che funziona con successo in Puglia può incontrare ostacoli amministrativi completamente diversi in Piemonte. In questo momento è un ambiente difficile da navigare. È proprio per questo che l’agrivoltaico avanzato e le partnership strategiche di co-development con operatori locali sono così importanti. Serve assolutamente una competenza locale per portare i progetti attraverso la fase autorizzativa.

Che tipo di operatori vi aspettate a Roma per il Solarplaza Summit Italy? E con quale messaggio concreto vorreste che uscissero dal summit su rischi, opportunità e prossimi colli di bottiglia del mercato italiano?

A Roma avremo un mix molto ampio: Ipp internazionali, fondi istituzionali, sviluppatori locali, banche, esperti legali, trader. Se c’è un messaggio principale con cui vorremmo che le persone uscissero dall’evento, è che il quadro regolatorio per il prossimo decennio dell’energia italiana sta finalmente prendendo forma. Invece di aspettare una situazione di chiarezza perfetta e senza rischi prima di muoversi, gli operatori che avranno più successo saranno quelli capaci di gestire la complessità attuale, combinando solare e storage, padroneggiando le regole regionali e restando agili nelle strategie commerciali.

Per andare oltre i titoli e capire come i leader di mercato stanno strutturando le operazioni con le nuove regole ci si può registrare all’’evento: Solarplaza Summit Italy.

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