Recuperare un’ex cava per produrre energia solare richiede interventi sul terreno, sulle strutture e sulla gestione delle acque.
Così ha fatto AIEM a Trissino, in provincia di Vicenza, dove ha realizzato un impianto fotovoltaico da circa 9 MWp sull’area dell’ex cava Negretti, successivamente utilizzata per il deposito di materiali inerti (nelle foto).
La disomogeneità del sottosuolo e le esigenze di drenaggio hanno richiesto soluzioni adattate alle condizioni del sito e il coordinamento tra opere civili, strutturali, elettriche e idrauliche. AIEM ha seguito l’intervento come EPC contractor, occupandosi della progettazione, dell’approvvigionamento e della costruzione.
L’impianto è entrato in funzione e, secondo le stime diffuse, produrrà a regime circa 12 GWh all’anno, equivalenti al fabbisogno di oltre 4mila famiglie.
Caratteristiche del terreno e recupero dell’area
L’area Negretti era stata inizialmente utilizzata come cava di ghiaia e poi come sito di deposito di materiali inerti, tra cui residui della lavorazione del marmo e materiali litoidi.
Dopo la chiusura delle attività era stato realizzato uno strato di terreno di copertura. Il settore Nord era stato successivamente destinato anche a coltivazioni, mentre quello Sud era rimasto sottoposto alla gestione post-operativa della discarica.
Questi utilizzi hanno lasciato un sottosuolo eterogeneo per stratigrafia e consistenza e quindi la realizzazione dell’impianto FV ha richiesto una valutazione delle condizioni geotecniche e l’adattamento delle soluzioni esecutive alle caratteristiche riscontrate durante le lavorazioni.
L’intervento di riqualificazione ha interessato complessivamente circa 10 ettari, suddivisi nelle sezioni Negretti Nord e Negretti Sud. L’impianto è costituito da circa 14.000 moduli fotovoltaici bifacciali da 635 Wp, installati su strutture fisse inclinate di 30 gradi e orientate a sud.
La conversione dell’energia prodotta è affidata a 26 inverter di stringa e l’infrastruttura elettrica comprende due cabine utente, due cabine di consegna e tre power station.
Le strutture metalliche di sostegno sono state articolate in diverse configurazioni dimensionali per rispondere alle esigenze del layout e la presenza di materiali eterogenei nel sottosuolo ha inoltre richiesto verifiche e adeguamenti durante il cantiere, mantenendo i requisiti strutturali, le prestazioni energetiche, la sicurezza e i tempi di realizzazione.
“La principale complessità operativa è stata affrontare un sottosuolo non omogeneo, che ha richiesto attenzione costante e capacità di adattare le soluzioni esecutive alle condizioni reali del cantiere”, spiega Gaetano Silipigni, General Manager Operations di AIEM. “Il risultato è stato possibile grazie al coordinamento tra le diverse squadre operative e alla capacità di gestire tempestivamente le criticità incontrate durante le lavorazioni”.
Gestione delle acque: le opere idrauliche a Negretti Nord e Sud
La gestione delle acque meteoriche è stata un’altra componente del progetto. Su un’area già modificata dalle attività estrattive e dal deposito di materiali, l’inserimento dell’impianto ha richiesto attenzione ai percorsi di deflusso e alla capacità di drenaggio.
È stata quindi realizzata una rete di opere idrauliche, integrata con le infrastrutture già presenti nel sito. Gli interventi hanno interessato il canale scolmatore e il nodo idraulico di Negretti Nord, oltre ai lati occidentale e orientale dell’area; inoltre, è stato ricalibrato un tratto del sistema di drenaggio verso Negretti Sud.
L’obiettivo è garantire l’invarianza idraulica, inserendo l’impianto nel sistema di gestione delle acque esistente senza peggiorare le condizioni di deflusso. Le opere idrauliche sono state così sviluppate insieme alle altre componenti dell’infrastruttura energetica.
Fotovoltaico sulle aree dismesse e utilizzo del suolo
Il recupero di cave dismesse, discariche esaurite e aree industriali inutilizzate consente di aumentare la produzione rinnovabile limitando la pressione su nuove superfici agricole e il progetto di Trissino si inserisce proprio in questo ambito.
“La valorizzazione energetica delle aree dismesse è una delle opportunità più interessanti per lo sviluppo del fotovoltaico utility scale”, osserva Nico Nicoli, Sales Development Manager di AIEM. “Progetti come Trissino dimostrano che è possibile coniugare nuova capacità di generazione rinnovabile e recupero di superfici già utilizzate, creando valore energetico e territoriale senza ricorrere necessariamente a nuove aree agricole”.
L’utilizzo di queste superfici richiede però valutazioni specifiche sulle condizioni del terreno, sulle precedenti attività e sulle infrastrutture presenti. Nel caso dell’ex cava Negretti, gli aspetti geotecnici e idraulici hanno inciso sia sulla progettazione sia sull’organizzazione delle lavorazioni. E per AIEM, il completamento e la messa in esercizio dell’impianto hanno richiesto il coordinamento di competenze ingegneristiche e squadre operative lungo tutte le fasi dell’intervento.
“Un progetto di questa natura richiede una visione integrata dell’intero progetto, dalla pianificazione alla realizzazione, fino alla messa in esercizio”, sottolinea Marco Zavarini, Chief Operating Officer di AIEM. “La capacità di coordinare competenze ingegneristiche, attività operative e gestione delle criticità è ciò che permette a un EPC contractor di trasformare un contesto complesso in un’infrastruttura energetica funzionante e affidabile”.
La gestione delle criticità sul campo ha accompagnato l’esecuzione delle opere, dagli adeguamenti alle condizioni del sottosuolo fino all’integrazione del sistema di drenaggio.
“Trissino per AIEM è molto più della conclusione di un importante progetto fotovoltaico”, commenta Gianluca Miccoli, amministratore delegato di AIEM. “Abbiamo lavorato su un sito con caratteristiche molto lontane da quelle di un tradizionale terreno destinato al fotovoltaico, affrontando problematiche legate alla natura e alla consistenza del sottosuolo e integrando nel progetto importanti opere per la gestione idraulica dell’area. Un lavoro che ha richiesto competenze diverse, capacità di trovare soluzioni sul campo e soprattutto un grande contributo di squadra. Trasformare un’area compromessa in una nuova infrastruttura per la produzione di energia rinnovabile è esattamente il tipo di sfida nella quale vogliamo mettere a valore la nostra esperienza”.































