Energy release, prorogato al 28 febbraio il termine per firmare i contratti

Lo riferisce il Gse. Il prezzo di riferimento, pari a 210 euro/MWh, è giudicato troppo alto dalle imprese nello scenario attuale del mercato elettrico.

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Il Gse ha deciso di prolungare fino al 28 febbraio il termine per firmare i contratti della energy release, termine che sarebbe scaduto alle 23.59 di oggi, venerdì 10 febbraio.

Lo comunica lo stesso Gse in una nota, precisando che la proroga “è disposta a tutela degli operatori interessati, nelle more degli approfondimenti in corso con il ministero” della Sicurezza energetica, “in merito alle richieste di recesso parziale e di riduzione dei volumi di energia aggiudicati”.

Il problema, ricordiamo, è che il prezzo di riferimento della energy release è pari a 210 €/MWh ma poi la discesa dei prezzi elettrici ha cambiato lo scenario. Le imprese, infatti, ora rischiano di essere penalizzate anziché agevolate con questa misura.

Nei giorni scorsi, Confindustria ha chiesto al governo di intervenire con urgenza per abbassare il prezzo di riferimento a 180 euro/MWh, in linea con le nuove norme europee; una possibilità, questa, prevista dallo stesso decreto ministeriale 341/2022 che ha attuato il decreto Energia 17/2022, art. 16-bis, sulla energy release.

La energy release, ricordiamo, per il 2023 mette a disposizione delle imprese considerate prioritarie (clienti industriali interrompibili, Pmi e utenti delle isole) poco più di 16 TWh di elettricità  da rinnovabili nella disponibilità del Gse, a un prezzo fisso, appunto, di 210 euro/MWh.

I contratti che le imprese siglano con il Gse sono triennali (fino a dicembre 2025) e prevedono un meccanismo di cessione per differenza a due vie: verrà infatti calcolata, sul 70% dei volumi aggiudicati, la differenza tra il prezzo di allocazione e il prezzo medio mensile sul mercato elettrico.

Tuttavia, il valore di 210 euro/MWh, fissato quando i prezzi dell’elettricità all’ingrosso erano sui 3-400 euro/MWh, è ora ben più alto del Pun, che mentre scriviamo è sceso sotto 170 euro/MWh.

Quindi il rischio, come sottolineato dalle associazioni industriali, è che le imprese debbano pagare il Gse, anziché ricevere un aiuto.

Per questo, dopo che lo scorso 11 gennaio il Gme ha assegnato tutti i 16 TWh del nuovo meccanismo a 1.420 clienti finali prioritari, gli industriali chiedono che il prezzo di riferimento sia abbassato.

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