Dimissioni al Gse, Paolo Arrigoni lascia la presidenza

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L'uscita di scena con un anno di anticipo per “motivazioni personali”. Indiscrezioni parlano di aspettative deluse sulla nomina ad Arera e pressioni crescenti, in un Gse con poche risorse rispetto alle cose da fare.

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Paolo Arrigoni ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente del Consiglio di amministrazione del Gse, con decorrenza dal 1° febbraio 2026, a circa un anno dalla naturale scadenza del mandato, prevista in occasione dell’approvazione del bilancio d’esercizio 2026.

La decisione è stata comunicata ufficialmente dalla società con una nota diffusa oggi pomeriggio, 27 gennaio, nella quale si precisa che le dimissioni sono motivate da “ragioni strettamente personali” e in cui il Cda ringrazia Arrigoni per l’attività svolta e per il contributo fornito nel corso del mandato.

Su LinkedIn, Arrigoni ha confermato l’uscita con un post pubblico, parlando di una scelta “non facile” ma legata alla volontà di “intraprendere nuove sfide professionali” dopo quasi tre anni alla guida del Gestore.

Nel messaggio l’ormai ex presidente rivendica in particolare il rafforzamento del ruolo del Gestore come soggetto centrale della transizione energetica, sottolineando un cambio di percezione dell’ente, oggi descritto come un alleato di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni e non più come un mero ostacolo burocratico.

Arrigoni ringrazia inoltre il personale del Gse, il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale, nonché i ministri Giancarlo Giorgetti e Gilberto Pichetto Fratin, che ne avevano sostenuto la nomina alla presidenza nel 2023.

Il contesto e le indiscrezioni

Da indiscrezioni raccolte nel settore, Arrigoni, ex responsabile Energia della Lega, avrebbe guardato con interesse a una possibile nomina all’Arera, ipotesi che non si è poi concretizzata.

Al momento non sappiamo di incarichi alternativi imminenti ma – da altre indiscrezioni di chi ha parlato di recente con Arrigoni – si sa che questi aveva lamentato come il ruolo sia diventato nel tempo sempre più oneroso e sottoposto a una pressione crescente, anche per l’ampliamento continuo delle funzioni attribuite al Gestore.

Arrigoni era infatti chiamato a rispondere a un numero sempre maggiore di dossier e di aspettative, in un contesto organizzativo non sempre dotato di risorse proporzionate al carico di responsabilità. Una situazione che, nel tempo, avrebbe reso il ruolo particolarmente logorante e meno funzionale a eventuali prospettive istituzionali future.

Ha reso il Gse più aperto

Il presidente dimissionario, va detto, ha impresso una svolta al Gse che ha reso la società molto più attiva e collaborativa con il settore.

“Sotto la presidenza Arrigoni il Gse ha cambiato atteggiamento verso l’esterno, passando da un ente percepito come chiuso e difensivo a un soggetto più aperto e dialogante con operatori, associazioni e istituzioni”, commenta a QualEnergia.it il decano del mondo dell’energia GB Zorzoli.

Resta ora da chiarire come verrà gestita la transizione alla guida del Gse e quali saranno tempi e modalità per la nomina del successore, in una fase ancora delicata per l’attuazione delle politiche energetiche nazionali.

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