Data center, più rinnovabili e accumuli per sostenere i nuovi consumi

Un documento dell’Alleanza per il fotovoltaico avverte: senza uno sviluppo coordinato di generazione, accumuli e reti, l’espansione digitale rischia di aumentare la pressione sui prezzi e sul termoelettrico.

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La crescita dei data center e dei consumi elettrici legati all’intelligenza artificiale deve essere accompagnata da uno sviluppo coordinato della potenza di generazione rinnovabile, delle infrastrutture di rete e dei sistemi di accumulo.

È il messaggio del breve white paper dell’Alleanza per il fotovoltaico in Italia, intitolato “La nuova domanda elettrica: AI e data center richiedono più energia rinnovabile” (link in basso), che individua nel FV utility-scale una delle principali tecnologie per rispondere all’aumento dei fabbisogni energetici dell’economia digitale.

Secondo l’associazione, l’autorizzazione di nuovi grandi carichi elettrici non può procedere separatamente dalla programmazione della capacità di generazione, delle connessioni, degli accumuli e degli interventi sulla rete.

Il rischio, in assenza di una pianificazione coordinata, è che l’espansione delle infrastrutture digitali determini una maggiore pressione sulle reti elettriche, sui prezzi dell’energia e incrementi la produzione termoelettrica.

I consumi dei data center

Il documento richiama le previsioni dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), secondo cui la domanda elettrica mondiale crescerà mediamente del 3,6% annuo tra il 2026 e il 2030, contro il 2,8% registrato nell’ultimo decennio.

I consumi globali dovrebbero così passare da 28.200 TWh nel 2025 a 33.600 nel 2030, con un incremento di circa 1.100 TWh all’anno. Nell’Unione europea la crescita prevista è del 2,3% annuo, equivalente a circa 300 TWh aggiuntivi nell’arco di cinque anni.

L’espansione dei data center è appunto uno dei principali fattori di questa crescita, insieme all’elettrificazione dei trasporti, degli edifici e delle attività industriali.

Come evidenziato da una recente analisi della Banca d’Italia, il numero di data center nel mondo è aumentato di oltre il 140% negli ultimi quindici anni, superando le 6.500 strutture operative nel secondo trimestre 2025. Nello stesso periodo, la capacità informatica complessiva è cresciuta di circa il 900%.

Il fenomeno ha una particolare rilevanza su scala locale, dove i consumi possono concentrarsi in aree geografiche relativamente ristrette. In Irlanda, ad esempio, i data center sono arrivati a rappresentare quasi un quarto della domanda elettrica nazionale.

Anche in Italia è prevista una forte espansione, tanto che, secondo le stime di Energy & Strategy del Politecnico di Milano, richiamate nel white paper, la capacità installata potrebbe passare dai 609 MW del 2025 a un valore compreso tra 2,3 e 4,6 GW nel 2035.

I consumi elettrici di queste infrastrutture, pari a circa 5,8 TWh nel 2024, potrebbero arrivare ad assorbire tra il 7% e il 13% della domanda nazionale entro il 2035, rispetto all’1,9% registrato nel 2024.

La crescita è prevedibile in parte anche dalle richieste di connessione alla rete, che secondo i dati più recenti forniti da Terna hanno superato quota 100 GW ad agosto e hanno raggiunto 108,96 GW a settembre 2026. Si tratta tuttavia di richieste che non corrispondono necessariamente a progetti destinati a concretizzarsi, visto che quelli pronti a partire rappresentano “appena” 1,9 GW.

Il ruolo del fotovoltaico e la pianificazione delle reti

Di fronte a questi scenari, l’Alleanza individua nel fotovoltaico utility-scale una tecnologia adatta a sostenere la nuova domanda, grazie alla maturità tecnologica, alla scalabilità e ai tempi di realizzazione relativamente contenuti.

Nel 2025 la produzione fotovoltaica italiana ha raggiunto il record di 44,3 TWh, con un incremento del 25,1% rispetto all’anno precedente, arrivando a soddisfare oltre il 14% della domanda elettrica nazionale (complessivamente, le rinnovabili hanno coperto il 41% del fabbisogno elettrico italiano).

L’associazione riconosce tuttavia che il solare non può soddisfare autonomamente il fabbisogno dei data center, che richiedono un’alimentazione elettrica continua. Occorre quindi accompagnarne la diffusione con lo sviluppo degli accumuli, delle altre fonti rinnovabili e delle infrastrutture di rete, così da garantire maggiore flessibilità al sistema elettrico.

Il fotovoltaico potrebbe inoltre favorire la diffusione di contratti di approvvigionamento a lungo termine, attraverso accordi tra produttori di energia rinnovabile e operatori digitali.

In questa direzione si muove anche la Lombardia, che a pochi mesi dall’entrata in vigore della prima legge regionale sui data center si prepara a introdurre nuove disposizioni sull’approvvigionamento da fonti rinnovabili.

Una proposta di legge approvata dalla Giunta il 22 ottobre prevede che, per i nuovi impianti e gli ampliamenti di quelli esistenti, tutta l’elettricità non coperta dalla produzione rinnovabile autoconsumata sul posto debba essere acquistata attraverso accordi di compravendita di energia da fonti rinnovabili. Il provvedimento, ancora da esaminare in Consiglio regionale, introduce inoltre nuove prescrizioni sulle connessioni alla rete elettrica.

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