Data center, in Lombardia nuove regole su rinnovabili e reti

Approvata dalla Giunta regionale una proposta di legge che introduce obblighi di acquisto di elettricità da fonti pulite, nuove condizioni per le connessioni e maggiori tutele per acqua e suolo.

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A poco più di quattro mesi dall’entrata in vigore della prima legge regionale italiana sui data center, la Lombardia interviene nuovamente sulla disciplina del settore, introducendo obblighi più stringenti sull’approvvigionamento elettrico da fonti rinnovabili e nuove prescrizioni per le connessioni alla rete.

Le modifiche sono contenute nell’articolo 9 di una proposta di legge approvata dalla Giunta il 22 ottobre e ora attesa all’esame del Consiglio regionale (link in basso).

Il rapido sviluppo dei centri dati sta dunque accompagnandosi a un altrettanto rapido mutamento della normativa. La Lombardia, che ospita una quota particolarmente rilevante delle infrastrutture digitali italiane, concentrate soprattutto nell’area milanese, è stata la prima Regione a dotarsi di una disciplina specifica, con la legge regionale 11/2026, entrata in vigore lo scorso 20 giugno.

Obblighi sulle rinnovabili

La novità principale della proposta riguarda l’approvvigionamento energetico: viene stabilito che, per la realizzazione di nuovi data center e l’ampliamento di quelli esistenti, tutta l’energia elettrica non coperta dalla produzione rinnovabile autoconsumata nel sito debba essere acquistata attraverso uno o più accordi di compravendita di elettricità da fonti rinnovabili.

Si passa quindi da un sistema che prevedeva il ricorso alle rinnovabili tra le priorità energetico-ambientali degli insediamenti, accompagnate da misure premiali, a un obbligo di approvvigionamento per la quota di fabbisogno non soddisfatta dall’autoproduzione Fer.

Il testo interviene anche sulla documentazione da presentare durante l’iter autorizzativo: la relazione energetica dovrà attestare la quota del fabbisogno elettrico coperta da contratti di acquisto di energia rinnovabile, certificata mediante garanzie di origine.

In caso di ricorso a Power Purchase Agreement (PPA), dovranno essere indicati la durata contrattuale, i quantitativi di energia acquistati e le relative garanzie di origine.

Un secondo intervento riguarda le connessioni elettriche. Per i data center con una soluzione di connessione definitiva alla Rete di trasmissione nazionale (RTN), certificata da Terna, la domanda di autorizzazione dovrà essere corredata da una soluzione che preveda il collegamento a stazioni elettriche esistenti, già autorizzate oppure il cui progetto sia stato depositato ai fini autorizzativi.

Resta possibile prevedere, in attesa della connessione definitiva, un collegamento temporaneo alla rete in media tensione, certificato dal gestore, nei casi contemplati dall’articolo 8, comma 1-bis, del DL 21/2026.

Secondo quanto spiegato in una nota dall’assessore regionale alle Risorse energetiche, Massimo Sertori, le nuove disposizioni puntano a ridurre le richieste di connessione non associate a concreti progetti di investimento, che rischiano di falsare la rappresentazione dei futuri fabbisogni elettrici e di complicare la pianificazione delle infrastrutture.

La proposta interviene inoltre sulle attività della cabina di regia regionale, prevedendo che la mappatura della disponibilità e della capacità della rete elettrica tenga conto anche delle previsioni di sviluppo già validate.

Consumi idrici e questione urbanistica

Sul tema del raffreddamento la revisione proposta vieta, in linea generale, l’adozione di tecnologie che comportino consumo di acqua, indipendentemente dalla provenienza della risorsa idrica.

Sono tuttavia previste alcune eccezioni, tra cui gli impianti a circuito chiuso con i relativi sistemi di reintegro, le soluzioni ad elevata efficienza idrica e quelle che prevedono l’utilizzo di acque contaminate, successivamente trattate e restituite all’ambiente.

In quest’ultimo caso dovranno essere garantiti un bilancio idrico sostenibile, il miglioramento della qualità delle acque restituite e la compatibilità termica con il corpo idrico ricevente.

Sul fronte urbanistico le modifiche chiariscono innanzitutto la classificazione dei data center in funzione della potenza richiesta in connessione: gli impianti oltre 5 MW sono qualificati come insediamenti a destinazione d’uso produttiva, mentre quelli fino a 5 MW sono compatibili anche con le destinazioni terziaria e direzionale.

La proposta rafforza inoltre il ruolo dei Comuni nella valutazione degli insediamenti localizzati al di fuori delle aree prioritarie individuate dalla normativa regionale e che comportano consumo di suolo agricolo.

Se l’intervento non risulta conforme al Piano di governo del territorio (Pgt) sarà necessaria una variante urbanistica. Se invece lo strumento urbanistico consente già l’insediamento, il progetto dovrà essere subordinato all’approvazione di un piano attuativo, da sottoporre a Valutazione ambientale strategica (Vas) qualora gli effetti territoriali e ambientali del data center non siano già stati considerati nella valutazione del Pgt.

Nell’ambito di questi procedimenti dovranno inoltre essere esaminate le alternative localizzative “ragionevolmente praticabili”, rafforzando così l’indirizzo regionale che privilegia il recupero delle aree dismesse rispetto all’occupazione di nuovi terreni.

I nuovi obblighi energetici – specifica il testo della proposta – così come le prescrizioni sulle connessioni e sui sistemi di raffreddamento e le nuove regole urbanistiche si applicheranno alle istanze presentate dopo l’entrata in vigore della legge, comprese quelle relative ad ampliamenti e modifiche sostanziali dei data center esistenti.

Per l’aggiornamento della priorità relativa alle soluzioni di raffreddamento è invece prevista una successiva deliberazione della Giunta regionale, da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge.

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