Le batterie con le novità e le incertezze dell’Industrial Accelerator Act

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Regola del Made in Europe, possibili modifiche al Macse, interlocuzioni Mase con Bruxelles: spunti e riflessioni sul futuro dello storage elettrico in Italia.

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L’Industrial Accelerator Act (Iaa) presentato ieri, 4 marzo, dalla Commissione europea continua a tenere banco agli eventi di KEY – The Energy Transition Expo di Rimini, insieme alle possibili ripercussioni del decreto Bollette sul mercato elettrico.

Particolarmente toccata dalla proposta di regolamento Ue è la filiera delle batterie, oltre a quella del fotovoltaico, come emerso dal convegno di oggi (5 marzo) dedicato agli scenari normativi e tecnologici dei sistemi di accumulo, anche se presumibilmente l’entrata in vigore delle nuove norme non avverrà prima del 2027.

Intanto Alessandro Noce, direttore generale Mercati e infrastrutture energetiche del Mase, intervenuto nel dibattito, ha escluso che nelle prossime aste del Macse saranno applicati criteri Nzia (ossia criteri “non di prezzo” che premiano ad esempio il contenuto Made in Europe), perché non ci sarebbero i tempi per riaprire un dialogo con Bruxelles per modificare in tal senso il meccanismo che assegna nuova capacità di stoccaggio elettrico.

Noce ha poi confermato la linea di difesa del ministero sul Dl Bollette, affermando che l’Ets “è una tassa sull’energia elettrica” e che “non possiamo svilire il parco termoelettrico” italiano. Il riferimento è alla misura del decreto che sterilizza il costo della CO2 per i produttori termoelettrici, in modo da ridurre i prezzi energetici all’ingrosso, con potenziali impatti anche sulla generazione da fonti rinnovabili e sui progetti merchant delle batterie.

Per il momento, ha aggiunto, “non abbiamo avviato negoziati” sul decreto con la Commissione europea, precisando che “lo faremo a brevissimo” (ma dopo la conversione, ndr), senza però stimare quanto potrà durare l’interlocuzione, nella quale si affronteranno diversi temi, tra cui soprattutto la compatibilità della norma Ets con gli aiuti di Stato e con il market design elettrico.

Criterio del Made in Europe

Le principali novità sull’Industrial Accelerator Act sono state illustrate da Jacopo Tosoni, Deputy Secretary General di Energy Storage Europe, associazione che riunisce oltre 70 membri (utility, centri di ricerca, aziende, ecc.) nell’intera catena del valore degli accumuli.

Uno dei pilastri del regolamento è il criterio del Made in Europe (Union Origin) che si applicherebbe negli appalti pubblici e nelle aste, stabilendo obiettivi progressivi riguardo sia all’assemblaggio delle batterie sia all’origine di determinati componenti.

La Commissione Ue potrà adottare atti delegati per includere Paesi terzi come “Union Origin” negli appalti e nelle altre forme di intervento pubblico.

In particolare, nella prima fase (1-3 anni dall’entrata in vigore), le batterie dovranno essere assemblate nell’Ue, mentre i progetti sopra 1 MWh dovranno includere il Battery Management System (BMS) di origine Ue.

Nella fase successiva, le installazioni di batterie sopra 1 MWh dovranno includere, oltre al BMS, anche le celle della batteria e un altro componente principale specifico di origine europea.

Modifiche al Macse?

Fabio Zanellini, coordinatore della Commissione Tecnica Gruppo Accumuli della Federazione Anie, ha poi fornito alcuni spunti di discussione sul futuro del Macse e del capacity market.

Tra le proposte avanzate, quella di fissare per ogni zona di mercato un tetto alla capacità aggiudicata da un singolo operatore e un tetto alla capacità aggiudicata da un singolo impianto, al fine di ridurre le concentrazioni di iniziative.

Altra proposta è adottare i criteri Nzia per una certa quota dei GWh banditi, in modo da perseguire l’obiettivo Ue di promuovere la capacità produttiva europea di tecnologie net-zero. Inoltre, si ritiene indispensabile pubblicare una programmazione chiara delle aste per il periodo 2026-2030 per assicurare maggiori certezze agli operatori.

Zanellini poi si è chiesto se abbia senso continuare a puntare, dopo il 2028, su due mercati a termine distinti (Macse e Capacity) per remunerare la flessibilità e l’adeguatezza.

Su questo punto, Fabio Bulgarelli, responsabile Affari regolatori di Terna, ha però rimarcato che questi mercati “sono pensati per essere complementari” quanto a tempi e fabbisogni assegnati.

Come abbiamo scritto, la prossima asta del Capacity Market potrebbe arrivare prima dell’estate 2026, mentre la prossima gara del Macse è prevista nell’ultimo trimestre dell’anno.

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