I ritardi europei sull’idrogeno verde e la necessità di una nuova strategia

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La Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica in vista di una prossima iniziativa volta a rilanciare la produzione e l'utilizzo di idrogeno rinnovabile alla luce delle attuali difficoltà di diffusione di questo vettore.

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La produzione e l’utilizzo di idrogeno “verde”, quello ricavato dall’elettrolisi dell’acqua con un processo alimentato da energia elettrica rinnovabile, e di idrogeno a basse emissioni di CO2 si stanno sviluppando più lentamente del previsto, con una capacità operativa limitata e diverse difficoltà nel portare i progetti a un livello di maturità sufficiente.

L’Unione europea dunque ha bisogno di una nuova Strategia per l’idrogeno, dopo quella pubblicata nel 2020 che ormai appare datata e non più al passo con le recenti evoluzioni tecnologiche e di mercato.

Per supportare la Commissione europea nel definire gli elementi portanti di questa strategia, è stata lanciata ieri, 26 novembre, una consultazione pubblica aperta fino al 23 novembre.

Tra i focus della consultazione ci sono le potenzialità dell’idrogeno nei settori industriali cosiddetti “hard-to-abate”, ossia quelli in cui è più difficile elettrificare direttamente i consumi finali di energia e che pertanto continuano a richiedere l’uso di fonti fossili. Si parla, ad esempio, della raffinazione, della produzione di acciaio e dell’industria chimica.

L’idrogeno potrebbe anche contribuire a decarbonizzare il trasporto aereo e marittimo, grazie alla produzione di combustibili sintetici di origine rinnovabile (e-fuel).

Uno dei freni principali alla diffusione su vasta scala dell’idrogeno rinnovabile, spiega il documento per la consultazione, è la persistenza di costi elevati e divari di competitività. Nonostante il sostegno finanziario erogato a livello dell’Ue e dei singoli Stati membri, i costi per produrre idrogeno a basse emissioni di CO2 rimangono notevolmente superiori a quelli delle alternative basate su combustibili fossili, per effetto della spesa in conto capitale e degli elevati prezzi dell’energia elettrica.

Inoltre, la domanda di idrogeno low-carbon è ancora limitata. In particolare, la mancanza di accordi di off-take a lungo termine (10-15 anni) ostacola gli investimenti e compromette la capacità di ottenere finanziamenti bancari per i progetti.

L’incertezza della domanda e le difficoltà di finanziamento, spiega ancora la Commissione europea, ritardano lo sviluppo di infrastrutture per il trasporto e lo stoccaggio dell’idrogeno, che potrebbero sensibilmente migliorare la sostenibilità economica di questo vettore energetico.

L’iniziativa, che presumibilmente sarà una comunicazione della Commissione nel quarto trimestre del 2026, punta quindi a definire “un percorso chiaro e credibile per lo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio con orizzonte al 2030 e oltre”.

Il provvedimento integrerà il quadro normativo esistente con azioni non legislative e stabilirà un percorso per la diffusione dell’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di CO2 per il 2040, garantendo che “sia efficace sotto il profilo dei costi e che il sostegno sia proporzionato, ma favorevole all’innovazione”.

Le richieste delle industrie

Intanto, lo scorso 23 settembre, 170 compagnie, tra cui l’italiana Snam, hanno inviato una lettera congiunta alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, alla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera e al commissario per l’Energia, Dan Jørgensen.

La richiesta era di mantenere nel quadro normativo post 2030 gli obblighi sui combustibili rinnovabili di origine non biologica (Rfnbo: Renewable Fuels of Non-Biological Origin) nei trasporti e nell’industria, attualmente previsti dalla direttiva Red III sulle energie rinnovabili.

La Commissione sta preparando la revisione di questa direttiva (Red IV) e nella bozza della valutazione di impatto, per quanto riguarda l’idrogeno, prospetta di eliminare i target nazionali vincolanti sugli Rfnbo. In particolare, l’attuale direttiva Red III prevede che il 60% dell’idrogeno utilizzato nell’industria debba provenire da Rfnbo entro il 2035 (42% entro il 2030).

Nella bozza compare invece un obiettivo indicativo a livello Ue per il consumo di idrogeno rinnovabile pari a 8 milioni di tonnellate annue al 2040 nell’industria e nelle raffinerie.

I combustibili rinnovabili di origine non biologica, ricordiamo, sono prodotti a partire da fonti rinnovabili diverse dalle biomasse, attraverso processi conformi ai criteri previsti dalla normativa europea. Tra gli Rfnbo rientrano, in particolare, l’idrogeno verde prodotto mediante elettrolisi dell’acqua e alcuni carburanti sintetici (e-fuel, tra cui il cherosene sintetico), ottenuti combinando l’idrogeno rinnovabile con carbonio di origine non fossile.

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