Rinnovabili e aree idonee, Legambiente bacchetta Marche e Puglia

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L’associazione ambientalista critica i ritardi nell’approvazione delle leggi regionali di Puglia e Marche e chiede maggiore coerenza con gli obiettivi al 2030.

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L’iter per l’approvazione delle aree idonee in Puglia e nelle Marche non convince Legambiente.

Partendo dalla Puglia, si ricorda che l’8 ottobre è stato approvato dalle commissioni IV e V del Consiglio regionale un maxi emendamento al disegno di legge aree idonee n. 31, varato dalla Giunta il 10 marzo scorso.

Le modifiche sono state introdotte per rispondere ad alcune sollecitazioni arrivate da Roma e dagli stakeholder del territorio.

Proprio sul lungo scorrere del tempo si concentra Legambiente Puglia, che sottolinea come il 5 novembre sia previsto un esame degli emendamenti, inizialmente fissato il 29 ottobre e poi rinviato.

“Il confronto prosegue, mentre manca ancora una conclusione del percorso”, scrive l’associazione in una nota. “La transizione energetica pugliese non può restare sospesa tra riscritture, audizioni e annunci di un’approvazione imminente”, secondo la presidente Daniela Salzedo, che aggiunge, “dopo mesi di confronto, alla politica spetta assumersi la responsabilità di scegliere; chiediamo alla Regione un calendario pubblico che porti all’approvazione definitiva e una legge all’altezza delle trasformazioni che dobbiamo affrontare”.

Sul piano contenutistico, invece, si chiede che la disciplina delle aree idonee diventi uno degli strumenti operativi per tradurre in realtà gli obiettivi al 2030 (7.387 MW di nuova potenza rinnovabile rispetto al 2020) e del Piano energetico ambientale regionale.

Questo Piano, in particolare, è stato approvato dalla Giunta a settembre 2025 e attende ancora il via libera definitivo da parte del Consiglio regionale.

Per Salzedo, dunque, la Regione deve dimostrare che le future aree individuate, le procedure di autorizzazione e le infrastrutture che saranno realizzate consentano di raggiungere i traguardi prestabiliti.

Sul piano pratico, per le rinnovabili Legambiente chiede di valorizzare coperture, parcheggi, aree produttive, superfici già artificializzate, cave e discariche recuperabili e siti compromessi, nel rispetto degli obblighi di bonifica e delle condizioni ambientali. Tutto ciò senza dimenticare repowering, accumuli, reti, autoconsumo e Cer.

Per centrare gli obiettivi sarà infine necessaria una ricognizione pubblica delle superfici disponibili, prosegue l’associazione, con assistenza ai Comuni e strumenti finanziari capaci di trasformare le possibilità in cantieri. In altre parole, “servono dati pubblici che distinguano i progetti presentati, autorizzati, in costruzione e in esercizio, rendendo riconoscibili gli ostacoli e le responsabilità dei ritardi”.

L’invito alle istituzioni è ad andare oltre le scadenze di produzione legislativa, intervenendo concretamente su dipendenza dalle fonti fossili, prezzi dell’energia, difficoltà delle imprese e ritardi nella decarbonizzazione.

Le proposte dell’associazione riguardano poi anche altri aspetti:

  • superare i vincoli generalizzati di destinazione esclusiva all’autoconsumo nelle ulteriori aree idonee;
  • sostenere concretamente le comunità energetiche, favorendo l’accesso delle famiglie in difficoltà;
  • valutare la dimensione degli impianti in relazione alla loro qualità ambientale, ai fabbisogni e al contributo alla decarbonizzazione;
  • promuovere un agrivoltaico che garantisca continuità delle coltivazioni, produttività e tutela del suolo, attraverso progetti agronomici credibili e controlli nel tempo;
  • valutazioni rigorose degli impatti cumulativi;
  • partecipazione delle comunità per tempo con informazioni accessibili, tempi definiti e restituzione pubblica degli esiti.

Sulla superficie agricola utilizzata (Sau), invece, la presidente Salzedo ribadisce quanto spiegato a QualEnergia.it a inizio ottobre: “La scelta dello 0,8% contenuta nel testo approvato in commissione deve essere rivista alla luce di un’istruttoria trasparente sulla disponibilità effettiva delle aree e sul contributo necessario agli obiettivi energetici” (si veda Aree idonee Puglia, Legambiente: “Sulla Sau si poteva fare di più”).

Legambiente Marche promuove l’eolico in Appennino

Se il 29 ottobre il Consiglio regionale della Puglia avrebbe dovuto portare avanti l’esame delle ulteriori aree idonee, salvo poi rimandarlo al 5 novembre, proprio il 29 ottobre è cominciato nel Consiglio regionale delle Marche l’esame della proposta di legge sulla stessa materia. L’obiettivo è arrivare a un via libera definitivo entro fine novembre, dopo aver svolto anche un ciclo di audizioni.

A dare indicazioni ci ha già pensato Legambiente Marche in occasione di un Forum Energia organizzato sempre il 29 ottobre ad Ancona. “Sul fronte aree idonee denotiamo troppa timidezza da parte della Regione Marche”, spiega Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente presente all’evento.

Questo territorio “ha moltissime aree degradate, compromesse e che potrebbero benissimo essere occupate da rinnovabili; impianti che, ricordiamo sempre, non consumano suolo. Le aree agricole non più produttive e quelle adiacenti a superstrade o infrastrutture ferroviarie sono intelligentemente spendibili per produrre energia pulita. Se le Marche vogliono realizzare la loro transizione energetica, avranno bisogno anche di questi contributi”.

Al di là delle norme, Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche, ha sottolineato come le contestazioni ai grandi impianti Fer rischino di far raggiungere gli obiettivi regionali al 2030 con sei anni di ritardo. “Chiediamo alla Regione coraggio e coerenza nel realizzare gli impianti necessari al raggiungimento degli obiettivi. Ne va sia del nostro ambiente che delle bollette di imprese e famiglie”.

Il caso virtuoso riportato da Ciarulli è di un parco eolico a San Sostene (Catanzaro) che per il presidente di Legambiente sostiene economicamente il territorio e si è dimostrato un prezioso alleato nel generare lavoro e favorire servizi di tutela ambientale, come il controllo degli incendi (si veda anche Le rinnovabili come welfare locale: servizi, occupazione e nuove filiere).

“Questa esperienza dovrebbe farci riflettere sulla narrazione catastrofica che a volte sentiamo sull’eolico in Appennino – conclude Ciarulli – e che questa propaganda contro l’energia del vento non ha motivo di sussistere. Lo dimostrano i numeri. Negli ultimi sei anni nelle Marche non è stato autorizzato un singolo progetto e la tendenza futura è sempre zero. Usciamo da questa narrazione ipocrita”.

Il presidente di Legambiente punta invece il dito contro “infrastrutture realmente impattanti”, citando “il gasdotto Snam che ormai ha attraversato tutte le Marche”.

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