Quando si parla di comunità energetiche rinnovabili il modo più comune di classificarle guarda a chi le promuove: gli enti pubblici (di solito i Comuni), i cittadini, le imprese e gli operatori del settore energetico.
È una griglia utile, nella quale tuttavia non sempre i casi concreti ci stanno comodi. CER Sicilia Solidale, con sede a Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, è uno di questi.
Il suo presidente la colloca senza esitazioni tra le iniziative nate dal basso e i documenti costitutivi lo confermano in parte: l’atto del 28 maggio 2025 è firmato da otto persone fisiche, professionisti e dirigenti dell’associazionismo locale.
Al tempo stesso il gruppo promotore gravita attorno a una realtà imprenditoriale, la Energy Project di Terenzio Alio, che è anche presidente della CER, e questo avvicina l’esperienza al mondo degli operatori e, infatti, Energy Project ha realizzato la gran parte degli impianti della CER. Siamo, insomma, in una zona di confine tra le classiche categorie, che può confermare anche che i profitti delle CER i profitti possono rimanere sul territorio ad alimentare l’economia locale.
Sul piano giuridico, la CER è un’associazione non riconosciuta, costituita come Ente del Terzo Settore (ETS) e iscritta al RUNTS dove sono pubblicati anche statuto e atto costitutivo. Non è invece disponibile pubblicamente il regolamento, che è il documento che fissa le regole di riparto dei benefici.
L’adesione è gratuita, salvo una quota che può essere deliberata dall’organo di amministrazione e che normalmente viene normata dal regolamento. L’Assemblea è l’organo sovrano, ogni socio ha un voto, e nomina l’organo di amministrazione, attualmente composto da tre dei soci fondatori. Le cariche sono ricoperte a titolo gratuito.
Presidente Alio, com’è nata l’idea di questa CER?
L’iniziativa nasce dalla condivisione di una visione di sviluppo che tenga conto non solo del legittimo beneficio economico individuale, ma anche, e soprattutto, del contesto socioeconomico in cui viviamo e operiamo. L’idea è nata da una riunione con coloro che in seguito sono diventati membri dell’Organo amministrativo. Ne siamo usciti con la consapevolezza che ciò che era stato realizzato altrove poteva essere replicato nel nostro territorio e da lì abbiamo mosso i primi passi per la concreta realizzazione della nostra CER.
Come è composto il gruppo promotore?
I soci fondatori sono professionisti, realtà economiche e sociali che gravitano attorno alla Energy Project. Sono figure tecniche che possono mettere a disposizione le proprie competenze, un commercialista, una consulente del lavoro e un consulente legale. Ci sono poi persone che sono espressione dell’associazionismo locale di cui siamo parte attiva: l’associazione Strauss, che lavora con i giovani e nella progettazione europea, la sezione UILDM di Mussomeli, Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, la CNA di Caltanissetta e un collega runner.
Perché a Mussomeli?
Mussomeli è il paese in cui quasi tutti noi siamo nati, o da cui si parte per motivi professionali e a cui poi si sceglie di tornare. Abbiamo guardato alle aree interne come a un punto di forza visto che qui persistono legami e relazioni sociali autentiche, ed è da questa sinergia comunitaria che siamo partiti.
Come avete scelto la forma giuridica e come sono stati scritti i principi di solidarietà e inclusione?
Ci siamo costituiti come associazione del Terzo settore e per la fase di avvio e la redazione dello statuto ci siamo avvalsi del supporto della cooperativa ènostra. I principi di solidarietà e inclusione affondano nella storia personale di quasi tutti i soci fondatori, da sempre attivi in enti del Terzo Settore accanto a giovani e fasce sociali più fragili. La scelta statutaria è stata la conseguenza naturale del nostro percorso e della nostra etica condivisa.
In che modo sono state coinvolte le prime adesioni?
Gran parte delle realtà che hanno aderito fanno parte della mia esperienza di vita personale e professionale, quindi coinvolgerle è stato quasi naturale. Sono stato presidente provinciale della CNA e prima presidente dell’associazione Strauss. Collaboro da anni con ènostra su progetti nelle rinnovabili, sono socio UILDM e partner di Futurnoi. Questa rete di relazioni è stato il collante iniziale ideale tra le varie realtà già radicate e operative sul territorio.
Qual è in concreto la ricaduta sociale della CER, cioè quanto vale e a chi va il beneficio?
Il regolamento prevede che al produttore spetti il 30% dell’incentivo maturato. Il restante 70%, al netto dei costi di gestione della CER, viene reinvestito a beneficio del territorio e suddiviso tra soci e iniziative per la collettività. Per le scelte strategiche e per l’assegnazione dei fondi alle finalità sociali vale il principio democratico “uno vale uno” e pertanto queste sono sottoposte alla validazione dell’Assemblea.
State coinvolgendo anche il territorio?
Siamo in prima battuta interessati a coinvolgere i giovani. La prima iniziativa decisa dal Consiglio Direttivo è stata una raccolta di proposte e idee progettuali nelle scuole, presentate da gruppi di studenti, formali o informali. All’inizio del 2027 lanceremo un bando che finanzierà la realizzazione dei primi tre progetti che saranno selezionati.
Dove avete scelto di installare gli impianti, chi li ha finanziati e realizzati?
Pochi mesi dopo la costituzione abbiamo organizzato, a Mussomeli e ad Acquaviva Platani, incontri pubblici aperti alla cittadinanza illustrando la nostra visione e le opportunità del bando PNRR per il fotovoltaico nei piccoli comuni. Gli impianti che sono risultati idonei al contributo PNNR sono circa il 40% di quelli installati ad oggi e sono stati tutti realizzati da Energy Project.
Avete incontrato difficoltà burocratiche?
Le criticità maggiori riguardano i tempi di connessione con e-distribuzione. A distanza di un anno siamo ancora in attesa dell’allaccio di diversi piccoli impianti. A questo si aggiungono le complessità delle procedure Gse, sia per l’erogazione del contributo a fondo perduto del 40% spettante ai soci, sia per la validazione dei nuovi soci inseriti a integrazione delle configurazioni iniziali.
Puntando su impianti piccoli e senza consumo di suolo agricolo, avete avuto un costo in termini di scala o di rapidità di risultati economici?
Gli impianti sono stati realizzati solo su coperture, tetti di abitazioni, tettoie o coperture di fabbricati di PMI dei soci aderenti, e sono stati finanziati direttamente dai soci prosumer proprietari delle superfici. Non sottrarre terreno agricolo e privilegiare l’integrazione architettonica su superfici già edificate è una scelta etica. Non ci siamo posti il problema del rapido conseguimento di maggiori benefici economici.
Qual è la situazione attuale per quanto riguarda la potenza installata e le configurazioni attivate? E qual è il vostro obiettivo?
Abbiamo 44 impianti in CER per una potenza allacciata di 478 kW, altri 492 sono in fase di installazione. Per il 50% della potenza si tratta di utenze prosumer suddivise in tre cabine primarie. Sulla base della pipeline di progetti a cui stiamo già lavorando, riteniamo di poter superare i 2 MW entro la fine del 2027. Dal punto di vista autorizzativo non ci sono ostacoli particolari, trattandosi di impianti su tetto, ma il vero collo di bottiglia è la rete di distribuzione, che purtroppo non assicura tempi certi per gli allacci e può pregiudicare la possibilità dell’entrata in esercizio entro il dicembre 2027, data di scadenza per l’accesso alla tariffa incentivante.
La CER ha beneficiato del contributo del programma CEAH (Citizen Energy Advisory Hub). Cosa avete ottenuto in concreto dalla consulenza?
Abbiamo partecipato alla call su segnalazione di ènostra e, avendo internamente competenze consolidate di progettazione europea, abbiamo sviluppato e candidato la nostra proposta per strutturare una piattaforma di scambio e baratto pensata per condividere lavoro, competenze e valore tra i soci. Abbiamo così ottenuto il supporto tecnico previsto dal programma.
Qualche esempio?
Tramite wallet digitale, abbiamo attivato voucher da 100 euro da destinare ai soci della CER che partecipano al bando colonnine di Invitalia. I voucher sono spendibili nelle attività economiche membri della comunità energetica e convenzionate. Stiamo inoltre sviluppando una piattaforma di crowdfunding territoriale per raccogliere risorse a sostegno di iniziative di PMI locali e associazioni giovanili. Vorremmo raccogliere risorse per finanziare idee e progetti di associazioni giovanili o gruppi informali di giovani. La CER avrà il compito di finanziare una percentuale dell’investimento e promuovere sul territorio la raccolta fondi per la restante parte.
Che relazioni avete con altre comunità energetiche?
Con il programma CEAH siamo entrati in una rete informale di CER europee con cui scambiare buone pratiche e progettualità comuni. In Italia siamo aperti e disponibili a collaborare con altre comunità energetiche per fare rete.
Come pensate di misurerete il successo della vostra CER, al di là dei megawatt installati?
Lo misuriamo già oggi dalla risposta e dalla partecipazione dei soci alle iniziative della CER, oltre che dal pieno supporto istituzionale che ci hanno riservato fin dalla prima assemblea pubblica i sindaci di Mussomeli, Acquaviva Platani e Villalba. Con loro e altri Enti del territorio stiamo individuando i primi interventi sociali per mitigare un caso di povertà energetica.






























