Da Enea un accumulo elettro-termico “low cost” fino a 400 °C

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Calcestruzzo avanzato e sali solari per stoccare calore ed elettricità: anche se ancora in fase di prototipo, la nuova soluzione apre scenari interessanti anche per i processi termici industriali.

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Un nuovo prototipo di accumulo elettro-termico a basso costo, capace di immagazzinare sia elettricità rinnovabile prodotta in eccesso sia calore proveniente da fonti pulite o da processi industriali.

Questo quanto messo a punto nei laboratori Enea, secondo ciò che l’ente ha annunciato nei giorni scorsi con una nota stampa e uno studio pubblicato sulla rivista Energies (link in fondo).

Il dispositivo, testato presso l’impianto sperimentale Ates (Advanced Thermal Energy Storage System), è pensato per operare a temperature comprese tra 350 e 400 °C, un range che apre scenari applicativi interessanti non solo per il settore residenziale o del teleriscaldamento, ma anche per l’integrazione nei processi termici industriali.

Il cuore dell’accumulatore è un blocco di calcestruzzo di nuova concezione, potenziato con fibre metalliche e polimeriche riciclate e con una miscela di sali solari composta da nitrato di sodio e nitrato di potassio, utilizzata per aumentare la densità energetica (immagini in basso e nel titolo, cortesia Enea o tratte dallo studio).

All’interno del blocco si trova un tubo in acciaio inox che funge da resistenza elettrica: l’effetto Joule consente di riscaldare rapidamente il sistema, un comportamento che nei test è risultato più efficiente rispetto al riscaldamento termico tradizionale. Le prove cicliche di carica e scarica hanno mostrato una buona ripetibilità, segno che la soluzione ha già una certa maturità dal punto di vista operativo, pur rimanendo a livello prototipale, spiega la nota Enea.

Le dimensioni dell’unità di prova – circa 1,4 metri di lunghezza e 12 centimetri di diametro – sono ancora ridotte, ma Enea insiste sulla scalabilità del design. Le prossime fasi prevedono la realizzazione di moduli più grandi, la riduzione delle perdite termiche e l’analisi economica del sistema in scenari operativi realistici.

Il progetto introduce un concetto di “hub energetico” che combina elettricità e calore in un unico sistema, potenzialmente utile per stabilizzare la rete nei momenti di sovrapproduzione rinnovabile, ridurre i picchi di domanda e fornire calore “on demand” a processi che richiedono temperature elevate.

Resta ovviamente aperta la questione della sua reale applicabilità su scala industriale: il salto tra prototipo e impianti di taglia utility richiederà verifiche su durabilità, efficienza, perdite, integrazione nei processi esistenti e compatibilità con gli standard tecnici.

Con questo progetto, Enea porta comunque un contributo interessante sul tema dello stoccaggio elettro-termico, uno dei nodi chiave della transizione energetica. Se gli sviluppi annunciati nei prossimi mesi confermeranno le promesse iniziali, la tecnologia potrebbe trovare spazio in una nuova generazione di accumuli modulari, pensati per sfruttare l’energia rinnovabile in modo più flessibile e meno costoso, colmando un vuoto ancora evidente tra produzione elettrica intermittente e domanda di calore nei settori industriali.

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