Elettricità Futura lascia Confindustria Energia dopo gli scontri con Orsini

L'associazione non rinnoverà l'adesione alla federazione e ritirerà i propri rappresentanti. Dietro la rottura, il malcontento per la linea di Confindustria su prezzi elettrici, Ets e tassazione del settore.

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Elettricità Futura lascia Confindustria Energia. La scelta ha raggiunto l’ufficialità oggi, 2 novembre, con una nota arrivata alle redazioni: l’associazione delle imprese elettriche ha deciso di non rinnovare l’iscrizione alla federazione e ha annunciato che tutti i suoi rappresentanti negli organi associativi rassegneranno le dimissioni.

La decisione arriva dopo mesi di tensioni con i vertici di Confindustria, culminate in uno scontro pubblico con il presidente Emanuele Orsini lo scorso ottobre.

A quanto apprende QualEnergia.it, alla base della scelta c’è soprattutto il malcontento per la scarsa rappresentanza degli interessi delle imprese elettriche, che non si riconoscono più nella linea di Confindustria Energia e si sentono trattate quasi come una controparte, anziché come parte integrante del sistema confindustriale.

Per ora EF lascia solo Confindustria Energia, ma questo potrebbe essere solo un primo passo verso l’abbandono in toto di Confindustria.

La rottura era nell’aria da tempo. Già nell’aprile 2025 il Corriere della Sera aveva riferito di una possibile fuoriuscita, raccontando di una riunione convocata per ricomporre i contrasti tra produttori e consumatori di energia alla quale l’associazione non avrebbe partecipato. La prospettiva era tornata d’attualità negli ultimi giorni, con le indiscrezioni pubblicate da Il Giornale e La Stampa.

Lo scontro con Orsini sui prezzi elettrici

A rendere particolarmente evidente la distanza tra le posizioni è stato il confronto dello scorso 9 ottobre. Intervenendo a un incontro con la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, Orsini ha criticato il meccanismo di formazione dei prezzi elettrici, sostenendo che il legame con le quotazioni del gas possa portare a pagare 300 euro/MWh l’energia fotovoltaica che costa 35-40 euro/MWh da produrre.

Il presidente di Confindustria ha poi esplicitato la sua posizione: “Io tra chi produce energia e chi consuma energia, in questo momento sto con chi consuma energia, l’ho detto chiaro”.

La replica del presidente di Elettricità Futura, Salvatore Pinto, è arrivata poche ore dopo. Le dichiarazioni dei vertici confindustriali, ha denunciato, non trovano riscontro nella realtà dei fatti. Non è vero, ha spiegato, che l’energia rinnovabile venga normalmente venduta a 300 euro/MWh: le grandi imprese possono sottoscrivere Ppa di lunga durata sotto i 100 euro/MWh, mentre l’ultima asta Fer X per il fotovoltaico si è chiusa, secondo i valori citati dall’associazione, intorno ai 66 euro/MWh.

Pinto ha inoltre ricordato che anche i produttori considerano necessarie le agevolazioni concesse alle grandi industrie energivore, sia per il loro contributo al sistema elettrico sia per evitare delocalizzazioni. Ha quindi contestato la contrapposizione tra produttori e consumatori, alimentata (a suo giudizio) da Confindustria, sottolineando che anche le imprese elettriche ne fanno parte e meritano rispetto e considerazione.

Ets, decreto Bollette e Irap

I contrasti hanno riguardato anche le politiche energetiche. A febbraio Confindustria aveva proposto di sospendere temporaneamente il sistema europeo Ets per alleggerire i costi delle imprese, incontrando l’opposizione di Elettricità Futura, secondo cui una modifica repentina delle regole di mercato rischierebbe di danneggiare il comparto elettrico, in particolare l’idroelettrico.

Differenze di posizione sono emerse anche sul decreto Bollette del febbraio scorso, accolto favorevolmente da Orsini come primo passo per ridurre i costi dell’energia, pur con l’avvertenza di non compromettere lo sviluppo del settore energetico. Elettricità Futura ha invece criticato gli effetti economici delle misure sulle imprese produttrici.

Ad aggravare le tensioni è arrivata la Manovra 2027, che prevede un ulteriore aumento dell’Irap per le imprese energetiche. Il disegno di legge porta la maggiorazione a 5 punti percentuali per il 2027, sostituendo quella di 2 punti già prevista dal decreto Bollette, e la fissa a 3 punti per il 2028 e 2029.

Già il 22 ottobre Pinto aveva espresso forte preoccupazione per le ipotesi di nuove tasse, sostenendo che il settore elettrico avesse già contribuito per oltre 2 miliardi di euro per effetto del decreto Bollette. Il comparto, aveva ricordato, rappresenta secondo le stime dell’associazione il 4,4% del Pil e occupa, incluso l’indotto, circa 600mila persone, oltre ad avere programmi di investimento per 200 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.

La nuova stretta fiscale ha contribuito ad alimentare il malcontento per una rappresentanza confindustriale ritenuta troppo sbilanciata a favore delle imprese consumatrici di energia. Un’insoddisfazione che Elettricità Futura ha ora deciso di manifestare concretamente uscendo dalla federazione.

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