Costi energetici e competitività, le sfide energetiche nel settore food

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In un convegno organizzato da GreenYellow Italia, imprese, esperti e istituzioni a confronto sulla volatilità dei prezzi dell’energia e sulle strategie di lungo periodo per non lasciare la competitività aziendale nelle mani del mercato.

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Prezzi elevati dell’energia, forte volatilità e incertezza normativa sono ormai elementi strutturali con cui le imprese italiane devono confrontarsi. Eppure, da queste criticità si può pensare anche di arrivare ad una nuova competitività.

È questo il messaggio emerso dall’evento dal convegno “Come trasformare le sfide in opportunità. Strategie energetiche per il settore food”, organizzato da Nonsoloambiente e GreenYellow Italia, che ha riunito il 14 aprile imprese, esperti, consulenti e rappresentanti istituzionali al Grand Visconti Palace Hotel di Milano per un confronto sulle soluzioni disponibili.

In Italia il prezzo dell’energia elettrica è mediamente superiore di circa il 25% rispetto alla media europea, mentre le recenti tensioni geopolitiche hanno dimostrato quanto il mercato sia fragile con aumenti improvvisi fino al +67% sui mercati all’ingrosso, impattando direttamente su un tessuto produttivo composto da oltre 385.000 imprese manifatturiere (3mila con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro) chiamate a governare costi sempre più imprevedibili.

Solo il 17% di queste ha installato, ad esempio, un impianto fotovoltaico ed è pressoché nullo l’incremento degli investimenti in efficienza energetica nel segmento industriale nazionale negli ultimi 4 anni (siamo appena 2 mld €/anno).

Sullo specifico settore “Food”, come si può notare anche dalla grafica, è emerso che, con la sua quota sul Pil pari al 4,2%, i consumi energetici ammontano oggi a 13 TWh/anno, pari al 10% dell’industria su un totale di circa 136 TWh/anno (44% della domanda nazionale).

A fotografare lo scenario macro‑energetico è stato Andrea Zaghi, Senior Principal di AFRY, che ha spiegato come il problema non è solo il costo dell’energia, ma quanto sia diventato difficile prevederne l’andamento. “L’Italia – ha detto – continua a registrare prezzi dell’elettricità strutturalmente più alti rispetto ai principali mercati europei, a causa della forte dipendenza dal gas del nostro mix. Le continue crisi geopolitiche hanno dimostrato quanto il mercato possa reagire in modo repentino. Non avere una strategia energetica di medio‑lungo periodo per le imprese significa lasciare una parte crescente della competitività aziendale nelle mani del mercato”.

Dal punto di vista operativo, Marco Baldini, Chief Commercial Officer di GreenYellow Italia, ha sottolineato il divario tra consapevolezza e azione, ricordando che solo pochissime delle imprese manifatturiere hanno avviato strategie energetiche strutturate.

Nonostante prezzi dell’energia elevati e instabili, gli investimenti in efficienza energetica restano ancora limitati. Oggi però esistono modelli che permettono alle aziende di ridurre subito il costo dell’energia senza investimenti iniziali, fissando il prezzo su orizzonti di 10-20 anni e liberando capitale per il core business”, ha spiegato Baldini. Il riferimento è a un modello Energy-as-a-Service (chiavi in mano e su misura dell’azienda): produzione onsite senza spese per accise e oneri di sistema, sicurezza di approvvigionamento, oltre a non avere rischi tecnici, operativi e normativi per l’impresa.

È importante dunque supportare le imprese con questi modelli flessibili e orientati alla performance in modo di aiutarle a costruire resilienza, stabilità e valore nel tempo, con attenzione anche ai PPA, è quanto ha aggiunto Pierre Marouby, General Manager di GreenYellow Italia.

Nell’illustrazione (cliccare per ingrandire), tratta dalla presentazione di GreeYellow Italia, la ripartizione dei consumi energetici del settore food&beverage, gli interventi possibili per ridurli e i relativi pay-back time.

Nel corso della tavola rotonda, il punto di vista delle aziende energivore è stato espresso da Sebastiano Durante, di Sasol Italy: Per industria l’energia è ormai una variabile strategica quotidiana. Senza un controllo costante dei consumi, soluzioni affidabili e gestione proattiva e dinamica delle commodity energetiche, diventa difficile garantire la sostenibilità economica e continuità operativa in un contesto così volatile”.

Un tema condiviso anche da Alberto Luppi, Presidente di Dupol Next SpA, che ha ricordato come i costi energetici incidano sempre di più sulla capacità delle imprese di investire e competere. “È fondamentale – ha detto – adottare soluzioni che non distraggano risorse dal core business, ma che lo supportino e lo rafforzino nel lungo periodo”.

Sul quadro normativo è intervenuto Emilio Sani, Avvocato dello Studio Sani ZangrandoL’incertezza regolatoria e la complessità autorizzativa sono ancora un freno agli investimenti. Avere strutture contrattuali adeguate consente però di gestire molti rischi e di dare alle imprese maggiore tranquillità nelle scelte strategiche”.

Francesco Soldi, Presidente della Commissione ESG del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, ha posto l’attenzione sul ruolo del settore immobiliare: I centri commerciali e il settore immobiliare hanno un peso rilevante in termini di consumi energetici. Per questo stanno investendo sulla transizione energetica, consapevoli che intervenire su efficienza e fonti rinnovabili consente di ottenere benefici concreti sia in termini ambientali sia di competitività”.

Il messaggio finale è chiaro: in uno scenario con prezzi elevati e volatilità, la transizione energetica può diventare uno strumento concreto per ridurre i costi, aumentare la stabilità e rafforzare la capacità competitiva delle imprese, a patto però di adottare approcci pragmatici, su misura e strategie di lungo periodo.

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