Rischia di aprirsi un nuovo contenzioso legale sulle aree idonee tra il governo e la Sardegna.
Secondo fonti della Regione, sentite da QualEnergia.it, il dl 175 che ha fissato i paletti per individuare gli spazi in cui l’istallazione di impianti a fonti rinnovabili può avvenire con iter autorizzativi semplificati potrebbe essere impugnato per conflitto di competenze.
“Stiamo ancora valutando come muoverci, ma ci sono stati sicuramente degli sconfinamenti. Ad esempio nella parte sulle aree militari, che è di competenza regionale”, spiega la fonte.
Nel dettaglio, il decreto impone di considerare aree idonee “i beni del demanio militare o a qualunque titolo in uso al Ministero della difesa di cui all’articolo 20 del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 2022, n. 34”.
In un’intervista apparsa oggi sul Sole 24 Ore e ripresa dai profili social ufficiali del Movimento 5 Stelle, la presidente Alessandra Todde ha definito il dl 175 una delle “scelte inaccettabili” del governo, che “lasciano le regioni in balia degli eventi senza permetterci di gestire con efficacia e concretezza il territorio”.
Secondo il decreto, entrato in Gazzetta ufficiale lo scorso 20 gennaio, gli enti locali sono chiamati a individuare entro 120 giorni ulteriori aree idonee rispetto a quelle illustrate nel testo, tenendo conto di criteri stringenti, tra cui limiti minimi e massimi (0,8-3%) di superficie agricola destinabile alle Fer ed esclusioni legate ai vincoli paesaggistici e culturali.
Riscrivere la legge sarda
La presidente ha inoltre rivendicato l’operato della regione in materia, difendendo la legge regionale n. 20/2024, scritta osservando il d.lgs. 199 di recepimento della direttiva europea Red II.
La legge sarda per le aree idonee era stata impugnata dal governo di fronte alla Corte costituzionale, che si è espressa poco più di un mese fa evidenziando criticità ad esempio sull’offshore e sugli atti autorizzativi già rilasciati (tutti i rilievi sono stati approfonditi in La sentenza della Consulta sulla legge sarda per le aree idonee).
L’intenzione dichiarata della giunta è riscrivere la propria legge regionale esclusivamente sulla base di quanto ha stabilito la Corte.
L’eolico offshore in Sardegna
Todde si è poi espressa sull’eolico offshore al largo delle coste dell’isola. “Cercheremo di capire che tipo di impatto avranno questi impianti, dove e in che modo toccheranno terra. Se non rispetteranno le nostre prerogative non esiteremo ad utilizzare tutti gli strumenti disponibili come sempre è stato fatto in questi mesi”.
Ricordiamo che secondo quanto riferisce Aero, in Sardegna esiste un solo progetto che ha ottenuto il parere positivo della Commissione Via Pnrr-Pniec ed è in attesa del decreto del Mic: l’impianto floating “Ichnusa Wind Power” da 504 MW al largo della costa della provincia di Carbonia-Iglesias, con una produzione annua attesa di circa 1,6 TWh.
Più integrazione nelle autorizzazioni
Lo scorso 23 gennaio la giunta della Regione Sardegna ha anche approvato l’integrazione alle “Linee guida regionali sull’Autorizzazione unica degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”, disciplinando in modo puntuale lo svolgimento della Valutazione di impatto ambientale (Via) all’interno del procedimento autorizzativo unico.
In particolare, la Giunta ha approvato il documento tecnico, allegato alla deliberazione, che definisce le modalità operative, le fasi e i tempi della Via di competenza regionale quando questa è ricompresa nel procedimento di Autorizzazione unica. Viene così confermato il principio dell’integrazione procedurale, secondo cui l’esito positivo della conferenza di servizi consente il rilascio di un unico provvedimento, comprensivo anche della valutazione ambientale.
La deliberazione attribuisce inoltre mandato alle direzioni generali competenti di elaborare, entro 120 giorni, una disciplina specifica sull’effetto cumulo derivante dalla realizzazione di più impianti della medesima tipologia nello stesso contesto territoriale, tenendo conto di criteri quali la tipologia impiantistica, l’ampiezza dell’intorno territoriale, i legami tra soggetti proponenti e l’arco temporale di presentazione delle istanze.


























