Qualità di norma con un peso minimo del 30%, emissioni e altri costi ambientali conteggiabili lungo il ciclo di vita, requisiti di efficienza energetica e possibili preferenze per prodotti europei e da filiere sicure.
Sono alcune delle novità della bozza del regolamento Ue sugli appalti pubblici che sta circolando in questi giorni (pdf in basso).
Il testo, ancora marcato come riservato e con diversi rinvii e passaggi da completare, sostituirebbe con un unico atto direttamente applicabile le direttive 2014/23, 2014/24 e 2014/25 su concessioni, appalti ordinari e settori speciali.
La presentazione ufficiale della proposta da parte della Commissione è indicata, in via provvisoria, per il prossimo 9 settembre 2026.
Nel frattempo la bozza mostra l’impostazione: usare un mercato che vale circa il 15% del Pil Ue anche come leva per clima, industria, innovazione e autonomia strategica.
Viene predisposto un quadro che potrebbe orientare la domanda pubblica di soluzioni per la decarbonizzazione, pur non introducendo quote di acquisto per le rinnovabili né un obbligo generale di contenuto europeo per le tecnologie pulite.
Qualità e CO2 oltre il prezzo
La regola, secondo la bozza, diventerebbe l’aggiudicazione sulla base del miglior rapporto qualità-prezzo. I criteri qualitativi dovrebbero pesare almeno il 30% del punteggio, che sale al 50% nei contratti ad alta intensità di lavoro.
Nella qualità possono rientrare prestazioni ambientali, metodi produttivi, innovazione, sicurezza e resilienza.
Le stazioni appaltanti potrebbero inoltre valutare il costo del ciclo di vita, includendo consumi energetici e di risorse, manutenzione, raccolta e riciclo, oltre alle esternalità ambientali monetizzabili, comprese le emissioni di gas serra e degli altri inquinanti.
Una tecnologia più cara all’acquisto potrebbe dunque recuperare terreno se consuma meno, dura di più o ha costi ambientali inferiori. Il peso minimo della qualità non varrebbe però sempre: la bozza consente una deroga motivata quando questa sia già assicurata dalle specifiche tecniche o dalle clausole contrattuali.
Efficienza e appalti verdi
Tra le priorità di cui i committenti pubblici dovrebbero tenere conto ci sono gli obiettivi climatici e ambientali dell’Ue, che il capitolo sugli appalti verdi traduce in specifiche, criteri di aggiudicazione e condizioni di esecuzione.
Il testo richiama mitigazione e adattamento climatico, riduzione delle emissioni, economia circolare, prevenzione dell’inquinamento e tutela degli ecosistemi.
Nella programmazione degli acquisti si dovrebbe inoltre valutare, quando appropriato, il ricorso a riparazione, riuso, prodotti ricondizionati, contenuto riciclato e materie prime secondarie, comprese quelle critiche.
Più prescrittiva la parte sull’efficienza energetica: la bozza trasferisce nel nuovo regolamento il nucleo dell’attuale articolo 7 della direttiva Efficienza energetica. Negli appalti sopra soglia, beni, servizi e lavori dovrebbero rispettare i requisiti dell’allegato IV della direttiva, salvo impossibilità tecnica.
Per prodotti e tecnologie già soggetti a norme ambientali Ue, e sui quali gli appalti rappresentino una quota significativa del mercato, la Commissione potrebbe inoltre fissare specifiche comuni o criteri di qualità uniformi quando approcci nazionali diversi rischino di frammentare il mercato interno.
Nzia dentro il quadro comune
La riforma vuole riunire anche diverse disposizioni oggi sparse nella legislazione settoriale. La bozza interviene su Ecodesign, batterie, prodotti da costruzione, imballaggi, materie prime critiche, direttiva Efficienza energetica e Net-Zero Industry Act.
Per il Nzia propone di cancellare i paragrafi 4 e 5 dell’articolo 22 e di ricondurre i relativi rinvii all’articolo 55 del nuovo regolamento. Non verrebbero però eliminate tutte le regole settoriali sulle tecnologie net-zero: sul versante della resilienza, lo stesso testo precisa che restano salvi gli ulteriori requisiti del Nzia.
L’idea è fornire una cornice orizzontale per specifiche, criteri e clausole, lasciando agli atti settoriali il compito di stabilire dove applicare requisiti particolari.
Se questa architettura resterà, gli appalti potranno diventare il lato domanda della politica industriale europea: non solo sostegno alla capacità produttiva, ma anche commesse orientabili verso tecnologie più pulite e filiere meno vulnerabili.
Preferenza europea, ma non solo Ue
La bozza permetterebbe alle stazioni appaltanti di limitare la partecipazione, chiedere una quota minima di origine ammessa o assegnare un vantaggio nella graduatoria. Potrebbero anche essere respinte offerte nelle quali beni, servizi o lavori di origine Ue o coperta valgano meno del 50% del totale.
Quel 50%, però, non equivale necessariamente a contenuto fabbricato nell’Ue: rientrano anche i Paesi ai quali l’Unione ha aperto il proprio mercato in base al Government Procurement Agreement del Wto o ad accordi commerciali, nei limiti applicabili alla singola gara.
La Commissione potrebbe però rendere vincolanti alcune restrizioni verso operatori e prodotti non coperti dagli accordi internazionali. Resterebbero eccezioni quando non esistano alternative adeguate, non arrivino offerte idonee o la preferenza comporti costi sproporzionati.
Filiere più sicure
Per gli appalti destinati a soggetti o infrastrutture critiche, le amministrazioni dovrebbero valutare requisiti di resilienza, sicurezza dell’approvvigionamento e trasparenza della catena di fornitura.
La bozza cita la diversificazione geografica della produzione, il ricorso a più fornitori, il limite alla dipendenza da un singolo paese terzo, scorte localizzate nell’Ue, piani di continuità, capacità aggiuntiva nelle crisi e garanzie sulla disponibilità futura di ricambi, componenti e aggiornamenti software.
La Commissione potrebbe rendere obbligatori requisiti di questo tipo qualora individui una dipendenza strategica, un rischio sistemico o una dimensione di infrastruttura critica. Per reti e tecnologie energetiche sarebbe un passaggio potenzialmente rilevante (si veda quanto sta accadendo sul fronte inverter), anche se le conseguenze dipenderanno dalla proposta ufficiale, dagli atti settoriali e dalle successive regole applicative.
La bozza, insomma, non impone ancora che pannelli, batterie o altre tecnologie della transizione siano prodotti nell’Ue, ma mette a disposizione gli strumenti che potrebbero spingere in tal senso. Per capire quanto saranno usati bisognerà vedere il testo ufficiale e, soprattutto, come verranno riempiti i molti spazi lasciati alla Commissione e alle stazioni appaltanti.
- La bozza (pdf)




























